L'uso dell'informazione riguardo la battaglia per i diritti gay

Esiste uno scontro, che si combatte a colpi di carta stampata? A volte, per sostanziare una tesi, quotidiani italiani danno notizie non proprio esatte, ne parla Giuseppina La Delfa sulle pagine dell'Huffington Post.

Famiglie Arcobaleno

Questo è un articolo che prende le mosse da un altro articolo. Cosa che capita spesso sulle pagine di Queerblog, ma questa volta quello che fa Giuseppina La Delfa, presidente dell'associazione Famiglie Arcobaleno, dalle pagine dell'Huffington Post, è anche una disamina di come funziona il giornalismo in Italia (montare e smontare tesi, sostanziale per questa o quell'altra causa), l'uso mediatico delle informazioni, e tocca un tema importante: la maternità surrogata, la libera scelta delle donne in questo ambito, la velata condanna morale insita in un certo tipo di notizie. Esiste uno scontro, che si combatte a colpi di carta stampata?

Avvenire, quotidiano di area cattolica, da una parte presenta un pezzo di Assuntina Morresi, intitolato: "La nuova schiavitù delle gravidanze in affitto" che nell'incipit dice:

La compravendita di neonati è generalmente considerata un reato in tutti i Paesi del mondo. Ma forme analoghe di commercio, scientificamente più sofisticate e presentate in modo più accettabile, sono in buona sostanza riproposte all’interno dell’enorme e prospero mercato mondiale della procreazione in vitro, in tutte le sue varianti. Un commercio che conferma la consuetudine antichissima per cui sono i più poveri e bisognosi a cedere i propri corpi e i propri figli ai più ricchi, per soddisfarne bisogni e desideri [...] Ma sempre più spesso a commissionare la gravidanza è una persona sola o una coppia omosessuale, e allora anche sui legami biologici fra il nascituro e chi lo ha concepito concretamente regna un’incertezza totale.

Non si limita dunque a osservare un dato di fatto, ma a suggerire un risvolto:

per questo l’introduzione dei matrimoni gay o il riconoscimento paramatrimoniale di unioni tra persone omosessuali porta inevitabilmente alla legalizzazione e al dilagare di questi commerci e alle pratiche di fecondazione in vitro.

Peccato che, come spiega Giuseppina La Delfa:

L'India non permette più alle coppie gay, e nemmeno ai single maschi o femmine, di accedere alle tecniche di Pma entro i suoi confini. Dal gennaio 2013, la Gpa in India è permessa soltanto alle sole coppie eterosessuali sposate da almeno due anni. Se Avvenire vuole criticare la gestazione per altri praticata in India, è libero di farlo. Ma ci aspettiamo che Avvenire dica almeno le cose come stanno e non istighi all'odio e al disprezzo per le persone omosessuali: nell'ex-colonia britannica vanno soltanto le coppie eterosessuali sposate e prima del gennaio 2013 erano comunque la stragrande maggioranza perché le coppie di gay che desiderano essere padri sono un infima minoranza in confronto alle troppe coppie eterosessuali con problemi seri di infertilità.

Quella che rimane sul campo, sconfitta, è la verità:

Mischiare gli argomenti e farne una zuppa imbevibile, tirando in ballo situazioni che pochi di noi conoscono, dimostra soltanto che Avvenire è un quotidiano che non ha come priorità quella della verità, ma quella di promuovere un'idea immutabile della società al costo di sostenere cose false come in questo caso.

L'articolo di Costanza Miriano, un'accorata lettera all'umanità, che fa da spalla al pezzo della Morresi, nella chiusa recita:

Caro Occidente che dovevi essere un faro per l’umanità tutta, e portare progresso e benessere a tutti gli uomini, ti prego, fermati, smetti di sfruttare i poveri per i tuoi desideri. Un figlio non è solo un irresistibile fagottino che sorride e ciuccia il latte e riempie di gioia la casa (almeno fino a che i genitori riescono a proiettarsi su di lui). Un figlio è una persona, che ha il diritto di avere un padre, maschio, e una madre, femmina, possibilmente stabili, e conoscibili. O, se adottato, ha il diritto comunque di sapere la sua storia, e di farci i conti.

Sia chiaro: nessuno di noi si augura un modo di sfruttamento, ma nello stilare il suo articolo la giornalista ha forse interpellato ragazzi adottati da coppie gay? Conosciuto "madri in affitto"? Ha indagato, insomma, fra i diretti interessati? Teniamo conto dunque, che si tratta di visioni parziali.
Riportiamo a seguire, anche il punto di vista di Giuseppina La Delfa, che parlando di "madri per altri" nel suo caso incontrate in America o Canada, dice:

Ho avuto la fortuna di conoscere alcune di queste donne, ho parlato con loro e ho cucinato per loro, non sono immagini mentali, né creature idilliache, sono donne con problemi e gioie come tutte ma hanno un cuore e un cervello per pensare e decidere. Sono forti, immensamente libere da qualsiasi oppressione. Più libere di tante altre, incatenate dai luoghi comuni e miti obsoleti, chiuse fra storia e tradizioni patriarcali che da sempre ripropongono i miti sempre più stretti della donna-madre e dell'istinto materno come pilastri dei legami familiari, dimenticando che senza volontà di diventare madri, la filiazione non esiste e non sussiste, se no non si spiegano gli abbandoni, gli aborti, i non riconoscimenti.

Le madri surrogate del Nord America, madri loro stesse dei propri figli, scelgono quando, come e per chi portare in grembo un figlio che non è loro. È un regalo immenso e senza prezzo che fanno a chi non può farlo. Io le ammiro e le ringrazio.

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