La lotta per il matrimonio ugualitario arriva anche in Ecuador

Una coppia lesbica dell'Ecuador ha presentato richiesta di pubblicazioni matrimoniali che, senza dubbio, verrà respinta. Inizia così il lungo cammino del matrimonio ugualitario in quello stato.

La lotta per il matrimonio ugualitario arriva anche in Ecuador

Pamela Troya e Gabriela Correa (in foto) hanno presentato al Registro Civile di Quito, capitale dell’Ecuador, tutta la documentazione necessaria per chiedere il matrimonio civile. La coppia è stata accompagnata da diversi nomi famosi in Ecuador (le attrici Juana Guarderas e Monserrath Astudillo, l’attore Andrés Crespo e il giurista Ramiro García) che hanno voluto fare da testimoni. La domanda sarà senza dubbio rifiutata, ma sarà il punto di partenza per una campagna a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso in Ecuador. Silvia Buendía, portavoce della Red LGBTI Ecuador ha spiegato:

Se mettono per iscritto il rifiuto avremo un documento ufficiale per poter portare avanti dei procedimenti legali.

Pamela Troya poche settimane fa si è resa protagonista di un duello dialettico su Twitter con il presidente dell’Ecuador in persona, Rafael Correa, dopo che questi aveva affermato pubblicamente di essere contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Pamela senza peli sulla lingua gli ha scritto: Lei ci denigra e ci manca di rispetto quando antepone i suoi dogmi e i suoi pregiudizi al buon governo. Il presidente le ha risposto: Non c’è problema: alle prossime elezioni faremo un referendum in merito, ok? Vedremo se sono miei dogmi e pregiudizi, sapendo che i diritti civili delle persone LGBT hanno scarse possibilità di essere riconosciute tramite una consultazione popolare. Ma Pamela non si è certo persa d’animo e ha twittato al presidente: Mi risponde così perché sa che perderemmo. I suoi dogmi e i suoi pregiudizi sono condivisi da molte persone… altrimenti perché saremmo discriminati? Per tutta risposta Correa qualche giorno dopo ha anche dichiarato di essere contro l’adozione omoparentale.

Il cammino iniziato è senza dubbio lungo, ma prima o poi raggiungerà il fine del pieno riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i cittadini. Auguri a Pamela e a Gabriela, allora. E, magari, auguri anche a noi italiane e italiani che ci troviamo nella stessa situazione

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