domenica 07 marzo 2010

Gareth Thomas minacciato d'outing durante il World Cup 2007

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Sport Coming Out Storia gay

Gareth Thomas minacciato d'outing durante il World Cup 2007

Gareth Thomas ha partecipato al campionato mondiale di rugby nel 2007 temendo di subire un outing pubblico nei suoi confronti. Ha subito pressioni quasi quotidianamente, in quel periodo. Il rugbista del Galles, che ha fatto uno spontaneo coming out a dicembre, ha ammesso che in quel tempo riceveva telefonate in cui lo spaventavano dicendo che i media avrebbero fatto outing e che sapevano di lui.

Ancora oggi, l’uomo ricorda la tensione e la difficoltà di quelle settimane. Ha infatti detto ad un radio della BBC:

“Ero in stretto contatto con un avvocato per tutto quanto il tempo, proprio perché continuavano ad arrivarmi queste telefonate sulla storia che ero gay e che stava per essere scritto sui giornali. Ero là per rappresentare al meglio il mio paese e per gestire al meglio la mia abilità e il mio lavoro. Tuttavia, certa gente mi minacciava di far scrivere che io ero gay. Non volevo nemmeno farmi vedere pensieroso o preoccupato dalla mia squadra”

Ecco come, ancora ai giorni nostri, l’omosessualità viene usata ancora da certa gente come un’arma, come qualcosa di cui poter essere terrorizzati. Rivelare che qualcuno “è gay” e ricattarlo per telefono, sembra quasi spaventare come se avessi nascosto un cadavere nel Ticino…

Foto | ScrumoftheEarth

mercoledì 03 marzo 2010

Storie gay e lesbo all'interno di "Caterina e le sue figlie 3"?

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Popular Lesbo e altre catastrofi Storia gay

Storie gay e lesbo all'interno di "Caterina e le sue figlie 3"?

La terza stagione di “Caterina e le sue figlie” sta volgendo alla fine. Stasera andrà in onda l’ultima puntata di questa serie che ha visto mutare e sviluppare nuove storie all’interno della trama. Sempre al limite dell’inverosimile, ma con toni divertenti e seri, abbiamo potuto anche assistere alla storia d’amore tra Enrichetto, il figlio di Iva Zanicchi, e Pablo, il suo compagno spagnolo. Nella seconda serie, Pablo, bisex, aveva tradito il partner con Eva Grimaldi e lei era rimasta incinta. E dopo un’iniziale famiglia a 3 (due padri e una madre), le voci e i pettegolezzi hanno reso difficile la continuazione del rapporto. E così, per l’ennesima volta, Pablo è andato nuovamente a letto con la donna. E ha scelto di abbandonare Enrichetto per andare in Spagna con la donna e creare una “vera famiglia”.

Ammetto che la storia mi ha un po’ infastidito. Dopo la scelta coraggiosa di poter creare un nucleo famigliare anche con due uomini e una donna, in equilibrio e rispetto, dimostrando come una bambina possa essere serena e amata, la decisione di inseguire il sogno di famiglia tradizionale l’ho trovato un po’ troppo accomodante.

Allo stesso tempo, sembra, invece, sia stata inserita una presunta trama lesbo. La nipote delle due “comari”, pettegole del paese, sembra avere una relazione o un’amicizia particolare con la barista della città. Fino a quando le zie pretendono un nipotino dalla ragazza. E quale scelta se non quella di andare a bussare alla porta di Enrichetto, appena abbandonato dal suo amato Pablo?

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Accuse di sfruttamento della prostituzione maschile per un "Gentiluomo del Papa".

pubblicato da mario cirrito in: Homosexual Intifada Vaticanerie Storia gay

Seminaristi e immigrati in cerca di un permesso di soggiorno, sarebbero stati messi a disposizione per rapporti omosessuali ad Angelo Balducci, l’uomo finito sotto la scure dei giudici per gli appalti dei Grandi Eventi, insieme ad altri altolocati della finanza e della politica. Un triangolo degenerativo che, manco a farlo apposta, ha finito col toccare il Vaticano. L’ipotesi è che Balducci intrattenesse rapporti sessuali a pagamento con maschi seminaristi e con immigrati a caccia di permessi di soggiorno regolari, con la benevolenza e l’aiuto di due soggetti, di cui uno indicato come “religioso”. Scrivono gli investigatori del ROS:

“È emerso che l’ingegner Angelo Balducci, per organizzare incontri occasionali di tipo sessuale, si avvale dell’intermediazione di due soggetti che si ritiene possano far parte di una rete organizzata, operante soprattutto nella capitale, di sfruttatori o comunque favoreggiatori della prostituzione maschile”.

A dare dettagli su questo giro di prostituzione è oggi il sito diRepubblica che fa nome e cognomi dei procacciatori sessuali per conto di Balducci e che allo stesso, in molte telefonate al vaglio degli inquirenti, segnalano doviziosamente peso, colore degli occhi, corporatura, carnagione e preferenze sessuali del soggetto con cui l’ingegnere potrà intrattenersi intimamente.

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lunedì 01 marzo 2010

Amori gay d'altri tempi

pubblicato da Robo in: Internet Storia gay

Amori gay d'altri tempi

Da Ebay spunta la testimonianza di un amore gay degli anni Venti del secolo scorso. A scovarla è stata la dottoressa Gloria Brame che in una collezione di biglietti di auguri del 1920 e dintorni ha trovato la cartolina che riportiamo in apertura di post. Due cuori (azzurri!) trafitti dal dardo di Eros e la frase To my sweet Valentine e una foto di due giovani uomini ritagliata e incollata tra i fiori.

Trovo tenero quest’attestazione di amore fra uomini e, con la Brame, mi domando chi fra i due sia il “dolce”. Ma, chissà, forse lo erano entrambi.

Leonardo e il suo "protetto" discepolo Salai erano arabi?

pubblicato da mario cirrito in: Culture Arte e cultura Storia gay

Ma quale Il più grande italiano di tutti i tempi come è stato incoronato dal recente format di Rai Due condotto dal giovane e spigliato Facchinetti; Leonardo non era affatto italiano ma arabo. E come lui, quello che per molti fu il suo discepolo e amante, Gian Giacomo Caprotti, detto “il Salai”. A confutare questa ultima scoperta uno studio condotto da Alfred Breitman e Roberto Malini del Gruppo Watching The Sky, associazione impegnata nelle ricerca di opere d’arte perdute e delle tracce biografiche sconosciute dei grandi artisti del passato.

Già quel soprannome di Caprotti, se vogliamo, ci porta verso altri lidi mediorientali e, ancor più probabilmente, è proprio Leonardo ad attingere dalla sua esistenza, fattezze e origini arabe. Se questa ipotesi dovesse rivelarsi sciebntificamente esatta, si dovrebbe riscrivere una nuova pagina per il grande artista che fino ad ora le biografie ci dicono figlio di un notaio e di una contadina. Breitman e Malini si dicono certi di quanto affermano, e l’inconfutabilità delle loro certezze, pare arrivi da uno splendido quadro di Leonardo: La donna con l’ermellino.

“Lo affermiamo con grande convinzione, in base ad alcune evidenze. La più importante è costituita dal ritrovamento di un’impronta digitale di Leonardo sul dipinto ‘La dama con l’ermellino’. Secondo l’antropologo Luigi Capasso la tipologia dell’impronta è caratteristica del 60 per cento degli individui provenienti dai paesi arabi. L’ipotesi di un origine araba del maestro non è tuttavia nuova. È risaputo che il nome della madre di Leonardo, Caterina, era attribuito con frequenza alle schiave arabe acquistate in Toscana e provenienti da Istanbul”.

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venerdì 26 febbraio 2010

Denham Fouts, il prostituto che amava i re

pubblicato da mario cirrito in: Arte e cultura Fashion World Storia gay

Se si fosse fatto notare da Hitler, come Hitler avrebbe voluto, avrebbe potuto salvare il mondo dalla Seconda guerra mondiale“. A parlare di lui in maniera così forte e illuminata fu Truman Capote, affascinato fino al midollo dalla bellezza di Denham Fouts, l’uomo che Christopher Isherwood definiva: “Il prostituto di sesso maschile più costoso al mondo”. Ora, il prestigioso e patinato magazine gay, Butt, rivela che tra i tanti nomi aristocratici, attori di alto lignaggio, mecenati e uomini d’affari miliardari, anche un re si invaghì di Denham Fouts facendoselo amante. Si tratta di Paolo di Grecia, padre di Sofia, l’attuale regina di Spagna.

A leggere la breve ma intensa vita di Fouts - morì appena trentaquattrenne - si resta meravigliati di come una bellezza dionisiaca sia riuscita ad attrarre tanto favore e tanto desiderio intorno a lui. Pare che in molti non riuscissero a svincolarsi da quel ragazzo, poi fatto uomo, di una bellezza sconvolgente. Fouts era nato il 9 maggio 1916 a Boca Grande, in Florida. Si chiamava Louis Denham Fouts, Denny per gli amici e amanti. Era i maggiore di due fratelli, Federico e Ellen. Di lui, David Gascoyne scrisse:

“un sontuoso, viziato giovane, con un sacco di fascisno fragile e difficile. Ha preferito uomini ricchi come protettori e amanti adolescenziali”

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lunedì 22 febbraio 2010

Vite da gay: Verità dolorose (Puntata 6)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay- Verità dolorose - Puntata 6

Dopo una serata inaspettata, Riccardo si sveglia a casa di Andrea, un ragazzo che non conosce. Stefano, un suo amico, intanto, in lite con la sua famiglia che non lo accetta, cerca conforto nella cocaina. Ma un giorno, Andrea invita Riccardo a cena e, mentre passeggiano, Andrea lo bacia..

Il bacio di Andrea mi ha sorpreso. Beh, non che mi sia dispiaciuto, anzi. Però era inaspettato, soprattutto in mezzo alla strada, vicino ad un parco. Alzo lo sguardo e incontro i suoi occhi mentre, imbarazzato anche lui, si guarda intorno. Improvvisamente non so cosa dire e resto in silenzio, aspettando che sia lui a parlare per primo. “Ti ho sconvolto?” mi chiede, sorridendo, ed incamminandosi lentamente dentro al parco. Lo seguo, rovistando in tasca, in cerca di una sigaretta (mai come ora ne ho bisogno). Scuoto la testa, mentre l’accendo e ne tiro una profonda boccata. “No, è che.. mi hai preso in contropiede.” Poi, ricordandomi quello di cui stavamo parlando (e cercando di spezzare questa situazione imbarazzante), mi fermo e insisto: “Mi dovevi dire quello che è successo davvero la sera in cui ci siamo incontrati“. Lui ridacchia e alza le mani al cielo “Mi arrendo, non smetti di insistere, eh?” “No, mi hai messo curiosità“. Andrea si siede sulla panchina e io lo seguo.

Stefano sfogliava il menù della pizzeria, con aria non entusiasta. Aveva accettato di uscire con Gabriele solo per uscire un po’ da casa sua. Con la madre e la sorella, la situazione non era affatto migliorata e si parlavano solo per necessità. Così, quando il ventenne che aveva conosciuto in chat qualche giorno prima, gli aveva proposto di mangiarsi una pizza insieme, contravvenendo alle sue regole (mai una cena intima con qualcuno che non conosco e con cui potrei condividere solo una scopata), decise di accettare. Ma in quel momento, una parte di sé si era già pentito di aver accettato. Gabriele cercava di intavolare un discorso dietro l’altro, sembrando quasi non prendere fiato tra una frase e l’altra. “Quindi sei proprio nato a Milano… Strano, di solito sono ormai mosche bianche i veri milanesi come noi!“. Stefano annuì, sorridendo, con aria forzata, mentre chiudeva la lista, pronto (il prima possibile) ad ordinare. “Già. Siamo quasi eccezioni.” Gabriele annuì, concorde. “Hai scelto la pizza?” “Sì… possiamo pure ordinare. Vivi con i tuoi o da solo?” indagò il ragazzo. “Con mia madre e mia sorella… Tu?”. “Da solo, in un piccolo monolocale. Ho lavorato fin da quando avevo 14 anni e ho voluto provare l’ebbrezza di vivere da solo. Ma la mia famiglia non abita lontano da me“. “Capisco…” rispose Stefano, pregando che il servizio ai tavoli fosse il più veloce possibile.

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giovedì 18 febbraio 2010

Vite da gay: Uomini faccia a faccia con se stessi (Puntata 5)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: Uomini faccia a faccia con se stessi (Puntata 5)

Dopo un incontro inaspettato con un ragazzo, Andrea, in una serata particolarmente brilla, qualche giorno dopo lui mi chiama e mi propone di vederci, in maniera sobria. Stefano, il mio amico, osteggiato dalla sua famiglia che non accetta la sua omosessualità, si reca a casa di un vecchio amico….

Stefano non si sentiva un fallito, nè un drogato. Nuovamente da solo, nella sua stanza, osservava la bustina contenente la polvere bianca. La cocaina, per darle il suo nome preciso. Una parte di sè la odiava, un’altra la amava infinitamente. Non ne faceva uso per dimenticare qualcosa o per rimuovere una parte di sè che non accettava. Lui era felice di essere gay, non gliene importava nulla di cosa la gente potesse pensare o di come conduceva la sua vita. Stefano, certe volte, era solo stanco di tutto quello che lo circondava. Era stanco di sua madre che ignorava la sua omosessualità, di una sorella che lo guardava con compassione, con l’aria di qualcuno che stava osservando un ragazzo buttare la sua vita nel cesso. Era stanco di dover mentire, era stanco di non sentirsi apprezzato. Stefano era stanco. Ogni sua avventura, ogni suo flirt era fine a se stesso. E non perchè fosse arido d’animo o non provasse niente per nessuno. Era semplicemente disinteressato a costruire qualcosa che, era certo, gli altri avrebbero demolito sul nascere. Non avrebbe mai avuto una famiglia che accoglieva il suo eventuale, futuro, ragazzo. Lui avrebbe sempre graffiato un muro di marmo. A mani nude. E avrebbe perso. A Stefano importava, solo per qualche secondo della sua vita, mettere in “Pause” tutto il vociare intorno a lui, e viaggiare altrove. Dimenticare. Ed isolarsi.

Quella sera, quando sto per uscire di casa, mi guardo allo specchio e cerco di darmi un giudizio finale. L’idea della lampada poche ore prima di uscire non è stato geniale: mi ha provocato quel colorito da “quattro schiaffoni ben dati” e sembra vagamente posticcio. In compenso, la camicia mi calza a pennello e i jeans mi donano quell’aria poco impegnativa che cercavo. Prima di uscire, mi rendo conto che manca qualcosa e rientro in casa, aprendo i cassetti per cercare qualcosa, un ciondolo, da mettere al collo. Rovisto tra i fogli, finalmente lo trovo e in quel momento scorso un foglio, nell’angolo, dal quale intravedo le parole “...la paura di perderti per sempre…“.

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lunedì 15 febbraio 2010

Vite da gay: Il coraggio di mettersi in gioco (Puntata 4)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

ite da gay: Il coraggio di mettersi in gioco (Puntata 4)

Quando finisce il mio turno, tiro un sospiro di sollievo. La mia responsabile oggi è particolarmente insofferente e cerca di interrompere chiunque da quello che sta facendo per spedirlo a qualche nuova mansione. Nell’arco delle mie quattro ore di turno, ho servito i tavoli, gestito la cassa, preparato i caffè e pulito i tavoli (compreso quello in cui 4 Emo discutevano animatamente sulla migliore canzone dei 3 seconds to Mars, urtando le proprie tazzine di caffè e di the). Rebecca invece l’ha presa bene: per 3 volte ho pensato di vederla scagliarsi contro Lavinia, armata di strofinaccio umido. Poi ha resistito. Quando saluto per uscire dal locale, lei mi viene incontro “Lo sai che sarai responsabile delle mie azioni per le prossime 4 ore, vero? “. Le sorrido e, senza farmi vedere dalla responsabile, le strizzo l’occhio: “Se superi questa giornata, le altre non potranno che migliorare… credimi“. Lei sbuffa e annuisce. “Che fai adesso?” mi domanda, arrossendo leggermente. “Vado a casa a studiare… Fra qualche settimana ho un esame molto complicato“. Lei sorride. “Una di queste sere potremmo vederci per bere qualcosa, se ti va. Ovviamente lontano da questo posto…“. Le sue parole mi sorprendono e allo stesso tempo mi lusingano (anche se nei mie sogni migliori, è un tipo moro occhi verdi a chiedermelo…). “Più che volentieri… Ora scappo o rischiamo tutti e due di essere ripresi. A domani…” Ed esco dal locale, lasciando che la porta si chiuda alle mie spalle. Poi mi dirigo verso casa.

Quando Stefano si alzò, era quasi mezzogiorno e casa sua era, come sempre, deserta. Si diresse in cucina, aprendo il frigorifero e bevendo una lunga sorsata di aranciata. E si guardò intorno, rendendosi conto che non aveva programmi per la giornata. Gli esami erano lontani, lui non lavorava e non aveva fissato alcun incontro per il pomeriggio. Fuori, il cielo era grigio, e le insinuava una malinconia opprimente. Guardò all’esterno e poi prese il cellulare che aveva in tasca. Scorse la rubrica e poi chiamò. “Ciao… sono io… Che fai oggi? Hai tempo per vederci?“.

Andrea non si sarebbe definito un tipo particolarmente socievole. Nemmeno avrebbe usato la parola “solitario” per descriversi. Eppure, quel giorno, non aveva voglia di pranzare con i colleghi che aveva appena conosciuto. Aveva imparato sulla propria pelle che spesso esporsi troppo in prima persona era solo segno di futuri guai. Rimase nel suo ufficio, inventando un mal di testa inesistente e scambiando qualche battuta per rifiutare gli inviti di aggregazione che gli erano arrivati. Tamburellò qualche minuto con la penna sulla scrivania, chiedendosi se avesse fatto la scelta giusta nel trasferirsi a Milano. Poi ricordò… e tutto svanì, decidendo di agire. Compose un numero di telefono e attese la risposta dall’altro capo del cellulare…

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giovedì 11 febbraio 2010

Vite da gay: Vecchie storie e nuovi inizi - (Puntata 3)

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

Vite da gay: Vecchie storie e nuovi inizi - (Puntata 3)

Nelle puntate precedenti: Riccardo, dopo una serata deludente, si sveglia a casa di un ragazzo che non conosce. Lui lo rassicura: tra loro non è successo niente… Ma quando lui se ne va, Andrea ricorda di quando, lui, la notte prima, l’ha visto piangere, fuori dal locale… Stefano, amico di Riccardo, ha trascorso la notte con un ragazzo appena conosciuto…

Aprendo la porta del mio monolocale, vengo avvolto dal silenzio che lo pervade. Osservo la camicia che, all’ultimo momento, prima di uscire, non ho più scelto, la bottiglia di vino aperta che ho bevuto insieme a Stefano. Il portatile, ancora spento, luogo dal quale è partita la mia intenzione di incontrare quel Gianni che è scomparso in meno di un minuto dalla mia visuale (vederlo mentre limona e ride con altri, non viene classificato). E mi torna, appunto, alla mente qualche scena della sera precedente, mentre lo vedo baciarsi un ragazzo a pochi metri da me. I suoi occhi incontrano e i miei. Io abbasso lo sguardo a mando giù qualche altra sorsata di long island, ballando (se così si possono definire i miei movimenti), mentre decido di allontanare la delusione e di dare il benvenuto ad una serata leggera e indolore. E mi torna alla mente Andrea, quel ragazzo da cui mi sono svegliato questa mattina e di cui non ricordo assolutamente nulla. E del quale, mi accorgo solo adesso, non ho nemmeno il numero di cellulare.

Quando Stefano rientra a casa, sua sorella lo accoglie, a braccia incrociate, all’ingresso. “Si può sapere dove sei stato fino ad ora? Anzi no, non rispondermi, meglio che non lo sappia. Io e mamma stavamo aspettando che tu tornassi per andare a pranzo da zia. Ancora un minuto e saremmo andate da sole!“. Lui chiude l’uscio alle sue spalle e posa le chiavi sul tavolo. “Da quando la mia presenza in questa casa è così indispensabile?” provoca, con aria seccata. Veronica alza le braccia in segno di resa, mentre la madre esce dalla sua stanza infilandosi un paio di orecchini. Osserva Stefano con aria di rimprovero. “Hai ancora la camicia fuori dai pantaloni” critica, con aria indignata. Lui abbassa la testa e sorride, certo del doppio senso che la donna gli ha appena sottolineato. “E’ stata una notte molto intensa…” replica, sapendo di infastidire la madre con quelle parole. “Risparmiami i dettagli, non mi interessano. Piuttosto, cerca di darti una parvenza umana se vuoi venire a pranzo con noi. E sei pregato di non dire nulla alla zia, né di fare riferimenti alla tua scelta di vita… e su dove hai trascorso la notte“. Stefano passa accanto alla madre, dirigendosi verso la sua stanza. “Non sia mai che scopra che ha un nipote finocchio“. “Smettila!” lo minaccia lei, voltandosi, con un’espressione contrariata. “Sai cosa ti dico? Andate pure voi, io posso mangiare qualcosa per i fatti miei. Per oggi salto la recita della domenica“. Marina non risponde alle parole del figlio e afferra la giacca appesa. “Veronica, ti aspetto sotto, tuo fratello oggi non viene.”. Poi esce di casa, mentre Stefano entra in camera sua, chiude la porta e si siede sul letto, mentre si guarda intorno, e realizza di essere solo.

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