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Storia gay

Quarant'anni fa il primo gay pride in Germania

pubblicato da Robo in: Coming Out Storia gay

Martin Dannecker, tra i primi gay a sfilare in Germania nel 1972Era il 29 aprile del 1972, esattamente quarant’anni fa, quando in Germania, a Münster per la precisione, circa duecento persone, tutti uomini, sfilarono per strada per rivendicare i diritti dei gay. Era il primo gay pride per cambiare la Republlica Federale. Tra i protagonisti di quella marcia c’è Martin Dannecker (in foto) che da un lato ricorda dai aver temuto per la sua incolumità (“Avevo paura di reazioni e aggressioni”), dall’altro nota quanto oggi sia difficile trovare tra le nuove leve del movimento gay dei protagonisti in grado di portare avanti le battaglie necessarie per il riconoscimento e il rispetto dei diritti lgbt.

Martin Dannecker lavoro al soggetto del film Non è l’omosessuale ad essere perverso, ma la situazione in cui vive diretto da Rosa von Praunheim ritenuto uno dei primi film del neonato movimento di liberazione omosessuale in Europa. Le proiezioni di questo film portarono alla nascita di varie iniziative omosessuali negli anni Settanta, tra cui il primo gay pride tedesco.

Ricordiamoci della storia e di quanti hanno lottato per i nostri diritti. Facciamolo soprattutto quando, con estrema leggerezza (anche all’interno del “mondo gay”) si bolla il pride come una mera pagliacciata.

Foto | Richard Lemke

Scoperto il primo quadro di un “travestito” in una galleria britannica

pubblicato da Robo in: Arte e cultura Attraversamenti di genere Storia gay

Scoperto il primo quadro di un â��travestitoâ�� in una galleria britannicaIl ritratto del diciottesimo secolo venduto a New York da una galleria britannica con il titolo Donna con un cappello piumato risulta essere, in realtà, un uomo travestito da donna, il che lo renderebbe il primo dipinto conosciuto di un travestito. Il dipinto, ora chiamato Chevalier d’Eon, è attualmente conservato nella Philip Mould Ltd. Gallery di Londra e probabilmente diventerà elemento permanente della British National Portraits Gallery. Philip Mould, direttore della Philip Mould Ltd., ha spiegato.

Abbiamo passato trent’anni ad affinare le nostre capacità di guardare i ritratti inglesi, e ora cominciamo a individuare eventuali anomalie. In particolare, la ritrattistica nel diciannovesimo secolo presentava persone dall’aspetto non usuale: non dimentichiamo che siamo nel periodo in cui i progressi della scienza cosmetica e dell’odontoiatria sono di là a venire.

Per questi motivi il ritratto terminato era, solitamente, un compromesso tra l’artista (che dipingeva ciò che egli vedeva o aveva visto) e il committente (che voleva apparire al meglio), e di conseguenza le anomalie delle caratteristiche facciali potevano essere minime. Ma una certa “muscolosità del suo volto” e un “accenno di barba” hanno attirato l’attenzione di Mould che, con la sua squadra di esperti, ha iniziato a lavorare per capire di più sul soggetto del dipinto. Dopo la pulitura e il restauro, “i tratti maschili del soggetto risultavano essere di gran lunga più chiari” e Mould ha notato, in particolare, la forma maschile del viso e la presenza della barba.

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William Miller, New York e la cultura gay

pubblicato da Giorgio in: Arte e cultura Storia gay

Christian William Miller

Nonostante il nome di William Miller sia forse sconosciuto ai più, la sua esistenza fu tutt’altro che oscura. Figura tra le più brillanti delle cultura newyorkese, Miller non fu solo un modello o un fotografo/disegnatore di riguardo, ma fu costantemente, instancabilmente in stretto contatto con l’intellighenzia dell’epoca, quando la Grande Mela, impossibile dimenticarlo, era un’ enorme fucina di talenti; talenti che si apprestavano a cambiare, almeno in parte, almeno per un ora od un giorno, il mondo.

I suoi tanti diari, i suoi foltissimi epistolari con i grandi del novecento, vengono oggi studiati con attenzione da critici e storici. La sua amicizia con Alfred C. Kinsey ed il suo celebre Institute for Sex Research con cui collaborò attivamente per anni e le sue amicizie con i più importanti artisti gay degli anni ’40, ’50 e ’60, da Noel Coward e Cecil Beaton a Gore Vidal e Paul Cadmus (ma possiamo citare anche altri artisti come il regista italiano Antonioni) ne fanno un tassello insostituibile, in grado di rivelare nuovi dettagli di quella epoca, per certi versi dorata, quando la cultura gay, per la prima volta nella sua storia, alzava fieramente, caparbiamente il capo.

India: l'omofobia un'eredità dell'era coloniale

pubblicato da aelred in: Citizen Gay Storia gay


La condanna dell’omosessualità? In India è un retaggio del moralismo vittoriano importato dagli inglesi nel periodo coloniale.

L’affermazione ha il carattere dell’ufficialità dal momento che arriva dall’Avvocato generale dello stato, che in nome del governo è intervenuto davanti alla Corte Suprema. In una clamorosa inversione a U rispetto alla posizione sostenuta un paio di anni fa, il governo nega che la condanna dell’omosessualità faccia parte della tradizione indiana.

Seconda l’arringa dell’avvocato generale, infatti, nell’India precoloniale l’omosessualità era tollerata, ma gli inglesi portarono i loro valori vittoriani e modificarono i tratti di una cultura fondamentalmente libertaria; al contrario in Gran Bretagna fino al 1961 gli omosessuali sono stati presi di mira e la sodomia è stata perseguita come un crimine.

Ma non basta: il governo indiano, adesso, rivendica che “per molti inglesi, l’arte erotica indiana fu una rivelazione di pratiche che erano sconosciute nella loro patria oppure condannate come devianti e depravate: sesso di gruppo, sesso orale, sesso in ogni posizione, sodomia masturbazione”. Complimenti!

Alma Cappiello, paladina dei diritti gay in Parlamento

pubblicato da aelred in: Nozze e dintorni Citizen Gay Famiglie Storia gay


La sentenza della Cassazione, oltre alla risoluzione del Parlamento Europeo, ha riportato l’attenzione dei grandi mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica sulla questione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. I giudici supremi hanno introdotto alcuni elementi di novità, ribadendo però che dev’essere il Parlamento a decidere.

Non sarà inutile e privo di senso, quindi, ricordare il primo deputato che nel lontano 1988 depositò una proposta di legge per regolamentare le “Famiglie di fatto”. Quel deputato era una donna, una socialista e il suo nome era Alma Cappiello.

Anche negli anni della Milano da bere e del socialismo gaudente, l’avvocato Cappiello - milanese, ma di famiglia napoletana - non si è mai dimenticata della vera essenza del socialismo, quella fatta dai diritti civili, in particolare per le donne e per le minoranze, come la comunità lgbt.

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Parla con Queerblog: un lettore risponde a Riccardo e ci racconta il suo coming out

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Storia gay

parla con queerblog

Martedì vi abbiamo raccontato della lettera che ci ha mandato Riccardo a info@queerblog.it (voi non l’avete ancora fatto? Cosa aspettate?). Potete parlarci della vostra situazione, di una vostra esperienza, delle felicità di un momento, di dubbi, di qualsiasi cosa vogliate.

Le parole del ragazzo che abbiamo ospitato hanno colpito anche un altro lettore che ci ha scritto, rispondendo alle parole di Riccardo. E noi ve le riportiamo (sperando che anche il diretto interessato le possa leggere):

“Caro Riccardo. Io NON fingevo di essere etero, lo credevo davvero.. e come te, fino a 24 anni credevo fossero delle fantasie passeggere, quindi ho frequentato tantissime ragazze, senza mai arrivare al sodo perchè proprio non ce la facevo. Quindi ad una festa connobbi un ragazzo che era inequivocabilmente gay, e rimorchiai la sua amica solo per aver modo di avvicinarlo. Fatto sta che me ne innamorai, e passai 2 anni bellissimi. I primi mesi mi nascondevo molto, ma subito dopo presi il coraggio a 2 mani e mi rivelai alle persone per me importanti, del resto da innamorato mi sentivo invincibile. Mia sorella, i miei cugini, la mia zia (ho perso i genitori qualche anno prima) e i miei amici lo seppero dopo 3 mesetti, perchè non riesco a fingere con chi voglio bene. il risultato è stato questo: i miei cugini e mia sorella nonostante l’incredulità hanno accettato subito, i miei amici tutti subito ma molti li ho persi dopo.. del resto era ovvio, però ti posso dire una cosa.. Se tu sei sicuro di te stesso, dichiarandoti (non con pubbliche scenate perchè la tua vita privata è solo tua) non sei tu sul banco di prova, ma chi ti vuole bene.. Perchè capirai chi veramente è degno di stare al tuo fianco, mentre le foglie secche.. lascia che se le porti il vento. Ora ho 29 anni, ho perso il 70% di quegli amici.. ma nel frattempo se ne sono aggiunti altri, però quel 30%.. quello per me è tutto, sono persone straordinarie, a cui metterei nelle mani pure la mia vita. Mia zia infine.. lei, da buona cattolica l’ha presa male all’inizio, ma pian piano si è ammorbidita e ora mi vuole ancora più bene.. Pensa che ieri le ho detto con la coda tra le gambe che non volevo mangiare mai più carne, pensavo mi bastonasse.. Invece oggi mi son trovato la casa piena di frutte, verdure, e cibarie varie.. E mi ha detto che vuole unirsi a me!! Detto questo, valuta tu se ne può valer la pena…”

Vi aspettiamo ragazzi. Ricordate, non metteremo il vostro nome, nè mail o città. Privacy assicurata: info@queerblog.it

George Cecil Ives, scrittore e attivista gay

pubblicato da Giorgio in: Arte e cultura Storia gay

George Cecil Ives, scrittore e attivista gay

Giovanissimo eppure già impegnato a difendere strenuamente i diritti degli omosessuali, George Cecil Ives tentò inutilmente di convincere Oscar Wilde a prendere parte alla causa. La risposta fu un bacio appassionato sulla bocca e nulla più. L’atteggiamento negativo dello scrittore in ogni caso non lo scoraggiò. Il giovane attivista continuò infatti per la sua strada, fondando una società segreta chiamata l’Ordine di Cheronea; nome dato in onore della battaglia che aveva visto la fine della famosa Sacra falange di Tebe (nota anche come Battaglione degli amanti).

Instancabile George Cecil Ives scrisse attivamente di aborto, controllo delle nascite e soprattutto psicologia sessuale, stringendo amicizia con personaggi chiave del movimento gay di quegli anni, incluso il leggendario Edward Carpenter. Nella sua casa di Adelaide Road a Londra, sempre bizzarramente piena di meloni, l’attivista che aveva paura di dormire solo, visse sempre circondato dall’affetto di amici ed amanti. Una consuetudine che rimase in auge sino alla sua morte avvenuta nel 1950, dopo una vita (è proprio il caso di dirlo) spesa interamente a favore dei diritti degli omosessuali.

Born this way: il padre si tatua il polso a sostegno del coming out del figlio

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Homosexual Intifada Mondo Storia gay

“Questa è stata una delle cose più difficili e più coraggiose che abbia mai fatto. Era agitato al pensiero di fare coming out con mio padre, un italiano all’antica. Quindi ha deciso di tatuarsi sul polso ‘Born This Way’ con la grafia di Lady Gaga dopo averla incontrata. Mio padre ieri prima che Dylan, tornasse a casa per le vacanze di primavera, si è fatto tatuare ‘nato in questo modo’ in italiano sul suo polso, per dimostrargli la sua accettazione e il suo amore profondo per il suo unico figlio maschio di cui è orgoglioso ogni giorno. Amo la mia famiglia”

Questa scena è stata ripresa direttamente dalla sorella del ragazzo bisessuale, a conoscenza del tatuaggio fatto dal padre. E ha voluto immortalare il momento in cui l’uomo avrebbe mostrato la scritta al figlio. “Nato in questo modo”, il segno di sostegno totale e di amore verso un figlio che scoppia a piangere, visibilmente emozionato, abbracciando suo padre.

Toccante.

Parla con Queerblog: Riccardo, lo scoprirsi gay e la paura del coming out

pubblicato da Desperate Gay Guy in: Coming Out Storia gay

parla con queerblog forum gay

Oggi ci scrive Riccardo (nome fittizio), un nostro lettore che ha voluto parlare e raccontarsi brevemente qui, nello spazio “Parla con Queerblog”. Vi ricordo che anche voi potete farlo, scrivendo a info@queerblog.it. Ecco le sue parole, in cui molti possono riconoscersi:

“Sono Riccardo,ho 25 anni ed è da un po’ di tempo che seguo il vostro blog e dopo aver visto il video del ragazzo di Catania che è stato aggredito dal padre ho deciso di scrivervi. Credo di essere omosessuale e finora ho vissuto questa cosa con estremo disagio. È una cosa che sento dentro da diversi anni e mi sono sempre detto che magari era una cosa passeggera, che poteva capitare in un periodo delicato come l’adolescenza. E quindi ho sempre finto davanti a tutti di essere etero, ho avuto anche qualche storia, ma di breve durata perché alla fine i dubbi rimanevano. In questo momento sto accettando la cosa e non voglio più fingere di essere quello che non sono. Ma ho il terrore di fare coming out. Ho paura di perdere l’affetto di alcuni amici e della famiglia e di come potrei trovarmi socialmente perché purtroppo l’Italia non è un paese per gay. Se potete darmi un po’ di supporto ve ne sarei immensamente grato. Grazie per il lavoro che svolgete ogni giorno.bAnche se a piccolissimi passi ce la faremo a ottenere importanti conquiste di civiltà”

Riccardo, nella banalità delle mie parole, sappi che ci davvero ti vuole bene, non smetterà di volertene solo perchè invece di essere attratto dalle donne lo sei dagli uomini. Le persone intelligenti e disposte ad ascoltare e comprendere capiranno che stai aprendo a loro il cuore in maniera gratuita, senza volere, in cambio, nulla di più di quello che ti stanno dando: l’affetto. Ti mandiamo un abbraccio virtuale e lasciamo la parole agli altri lettori che vogliono dare un consiglio a Riccardo. A chi ci è passato, a chi vuole essergli vicino.

Mario Montez, la drag queen musa di Andy Warhol

pubblicato da aelred in: Cinemalandia Arte e cultura Storia gay Camp


Pochi giorni fa, a Berlino, in occasione della premiazione dei Teddy Awards nell’ambito della Berlinale, un premio alla carriera è stato assegnato a Mario Montez. Ma chi è questo personaggio? E che cosa ha rappresentato per la cultura e la comunità lgbt?

È stato una star della New York underground degli anni Sessanta e Settanta e ha recitato in tredici film di Andy Warhol: era nato a Porto Rico, poi nella Grande Mela - dove si era trasferito a 8 anni insieme alla famiglia - aveva calcato molti palcoscenici en travesti, scegliendo un nome che era un omaggio alla grande Maria Montez.

Dopo anni di oblio, Mario Montez era stato accolto di nuovo a New York nel 2010 alla Columbia University, che gli aveva dedicato una conferenza. Adesso il riconoscimento europeo per un artista che dopo un periodo di splendore aveva scelto un volontario esilio nell’assolata Orlando.