A conclusione di una giornata pesante – il lunedì è sempre una giornata pesante – consoliamoci con i fratelli Thom e Max Evans, rugbisti dei Glasgow Warriors. Belli, muscolosi, ben fatti come solo i giocatori di rugby sanno essere.
Non solo i fratelli Mauro e Mirco Bergamasco, ma ora anche i fratelli Evans vengono a turbare i nostri sogni di gay innocenti. E che turbamento sia!
Ditemi un po’: se si presentassero alla vostra porta, accampereste ancora la scusa che è lunedì e siete stravolti?
Foto | Queerclick (attenzione: link con contenuti per adulti)

Un ex manager di calcio tedesco, Rudi Assauer, ha rilasciato dichiarazioni discriminatorie nei confronti del binomio gay/calcio, provocando sdegno e clamore in tutte le associazioni gay del Paese. Ecco le sue parole:
“Forse i gay sono bravi nello sport, ma non nel calcio. Se un giocatore venisse da me e a dirmi che è gay, gli direi che ha avuto coraggio. Ma poi gli consiglierei anche di trovarsi qualcos’altro da fare. Questo perchè chi fa coming out poi verrebbe ridicolizzato dai compagni e dai tifosi. Meglio risparmiarci questa caccia alle streghe”
Infine, ribadisce la necessità di trovarsi un altro lavoro per chi è omosessuale. E non “contento”, racconta anche di aver licenziato un massaggiatore sportivo di squadra perchè gay. Ora Asseur è un agente sportivo.

Gareth Thomas ha partecipato al campionato mondiale di rugby nel 2007 temendo di subire un outing pubblico nei suoi confronti. Ha subito pressioni quasi quotidianamente, in quel periodo. Il rugbista del Galles, che ha fatto uno spontaneo coming out a dicembre, ha ammesso che in quel tempo riceveva telefonate in cui lo spaventavano dicendo che i media avrebbero fatto outing e che sapevano di lui.
Ancora oggi, l’uomo ricorda la tensione e la difficoltà di quelle settimane. Ha infatti detto ad un radio della BBC:
“Ero in stretto contatto con un avvocato per tutto quanto il tempo, proprio perché continuavano ad arrivarmi queste telefonate sulla storia che ero gay e che stava per essere scritto sui giornali. Ero là per rappresentare al meglio il mio paese e per gestire al meglio la mia abilità e il mio lavoro. Tuttavia, certa gente mi minacciava di far scrivere che io ero gay. Non volevo nemmeno farmi vedere pensieroso o preoccupato dalla mia squadra”
Ecco come, ancora ai giorni nostri, l’omosessualità viene usata ancora da certa gente come un’arma, come qualcosa di cui poter essere terrorizzati. Rivelare che qualcuno “è gay” e ricattarlo per telefono, sembra quasi spaventare come se avessi nascosto un cadavere nel Ticino…
Foto | ScrumoftheEarth
Con la partecipazione di Denis Dalan all’Isola dei Famosi il rugby è stato ufficialmente sdoganato. Quello che fino a pochi mesi fa era una fantasia prettamente omosessuale dallo scorso mercoledì appartiene anche a Sandra Milo e Aldo Busi.
Capire chi idolatrare ora non è certo semplice. Per fortuna tali problemi sono risolti da River che prima di altri, in Italia, decide di occuparsi di Hudson Taylor, giovane giocatore di wrestling eterosessuale pronto a sostenere la battaglia per il riconoscimento delle coppie di fatto.
“I miei colleghi - ha dichiarato Hudson Taylor a River -sono abituati al mio impegno per i diritti gay. Molti wrestler hanno una personalità complessa e sono aperti verso nuove idee e approcci alla vita. Molti accettano le mie posizioni.
Continua a leggere: Hudson Taylor: etero, gayfriendly e pronto a far dimenticare Denis Dallan
Che nello sport, in ogni disciplina sportiva, si annidi l’omofobia in nome di una sconcertante virilità, è cosa nota. Non è un caso che per combattere queste discriminazioni che toccano uomini e donne omosessuali, sono venuti fuori gli Outgames e i Gay Games che, oltre al gareggiamento di molte discipline sportive, svolgono iniziative collaterali per combattere ogni razzismo sessuale, discriminazioni e violenza contro le persone LGBT nello sport.
A Vancouver, dove si sono appena conclusi i Giochi Olimpici invernali, è accaduto che a qualcuno “gay” non piace proprio. Ne ha fatto le spese la pattinatrice olandese Ireen Wust. La campionessa, appena vinto l’oro nei 1500 metri, si era fiondata a baciare sulle labbra la sua compagna, Sanne van Kerkhof, lasciando attoniti alcuni detrattori bacchettoni. Lei, candidamente, scesa dal podio, è rimasta stupefatta:
“Ma come non sono libera di baciare la persona a cui voglio più bene? Ma perché non fate la stessa cosa che fate con me con il mio connazionale Kramer quando stringe con affetto la sua fidanzata?”
Continua a leggere: Alle Olimpiadi di Vancouver ha vinto anche l'omofobia?

Hudson Taylor ha ventitré anni è un wrestler, è eterosessuale, non ha amici gay (caso più unico che raro) e lotta per i diritti dei gay. Fidanzatosi con Lia Alexandra Mandaglio dopo aver visto il film Milk i due piccioncini convoleranno a nozze nel settembre 2011. Da molti è considerato un paladino dei diritti dei gay:
“Per me e la mia generazione i diritti GLBT sono pressanti. Se ritengo che qualcosa sia ingiusto, sento di essere responsabile e di dover fare qualcosa per cambiare questa cosa. La mia passione per i diritti GLBT nasce come desiderio di lotta contro qualcosa di ingiusto”.
Chapeau! Ce ne fossero di persone che non hanno amici gay e lottano per i nostri diritti. Qui da noi tutti hanno un amico gay (che sia sempre lo stesso?) ma poi… sappiamo come stanno le cose.
Foto | River

Per la recente festa di San Valentino la Roma (intesa come squadra di calcio) aveva promosso l’iniziativa del biglietto di coppia: i tifosi fidanzati potevano andare a vedere la partita con uno sconto del 36%. Il regolamento parlava chiaro: non c’era bisogno di alcun certificato che attestasse lo stato di “coppia”, quindi, a rigor di logica, anche le coppie gay potevano usufruire dello sconto. Nella realtà, non è stato così.
Nella puntata de Le Iene (che andrà in onda domani, 24 febbraio su Italia1) ci sarà un servizio che mostrerà come le coppie glbt non erano ammesse, dal momento che il coupon indicava chiaramente una parte “per lui” e una “per lei”. Claudio Ranieri, commissario tecnico della Roma, si è detto dispiaciuto per quel che è accaduto e ha promesso alla Iena Filippo Roma che l’anno prossimo si correrà ai ripari.
Risposta di circostanza? Effettivamente non avevano pensato che anche ai gay può piacere il calcio? Credo che sia normale che una squadra di calcio si trovi impreparata dinanzi ad una coppia omosessuale. Però mi sembra anche interessante notare che è stato risposto che ci si adeguerà per il prossimo anno. Non stiamo certo a strapparci i vestiti per il calcio, ovviamente, però, una volta tanto, è un gol a nostro favore, in un campo in cui la mentalità machista regna sovrana.
Piccola nota di colore: quando Filippo Roma ha tentato di baciare Claudio Ranieri è stato allontanato dal ct al grido di “vade retro Satana”! Non si può avere tutto: piano piano…

Da quando Gareth Thomas ha fatto il suo coming out lo scorso dicembre gli è tornata la gioia di vivere. Dopo aver affermato di voler essere il modello gay che non ha mai avuto e di aver bisogno di qualcuno da amare, ora si dice fiero del suo coming out, soprattutto perché si sente al massimo, anche nel rugby:
È come se la fiamma si fosse riaccesa. Ho ancora due stagioni per giocare e ho l’intenzione di dare il massimo. Non voglio passare alla storia come un omosessuale che giocava a rubgy, ma come un grande giocatore di cui si è saputo che era gay.
Ci sono personaggi famosi che consigliano di non fare coming out, ci sono altri che per le più svariate ragioni preferiscono nascondersi: ammiro Gareth Thomas che non solo “è uscito allo scoperto”, ma che si propone come un modello di uomo e di sportivo di alto livello. Indipendentemente dal suo orientamento sessuale.
Via + Foto | GayClic
John Amaechi – ex giocatore Nba, che nel 2007 dichiarò la propria omosessualità – afferma di conoscere una decina di calciatori gay ma consiglia loro di non fare coming out, perché non abbiamo bisogno di nuovi martiri:
Ho parlato personalmente con 10-12 calciatori gay attualmente in attività e vi posso garantire che esistono, così come vi posso garantire che nessuno di loro mi ha chiesto se debba fare coming out. Ma se lo facessero, direi loro di non farlo, perché io non sono un attivista gay e non insisto affinché si trasformino in nuovi “Giovanna d’Arco”, perché sarebbe esattamente questo che succederebbe: finirebbero subito al rogo.
Secondo Amaechi “non è compito delle minoranze rendere l’ambiente più sicuro”. Pur riconoscendo che se i calciatori gay facessero coming out si libererebbero di un peso e giocherebbero meglio, Amaechi sostiene che non sia il caso di uscire allo scoperto perché si rischierebbe di rimanere travolti dalla mentalità maschilista del mondo del calcio.
Conosco poco il mondo dello sport, ma certo mi lascia pensare il fatto che uno sportivo che abbia fatto coming out consigli ad altri sportivi di non farlo.
Foto | Flickr

In Inghilterra, i più conosciuti giocatori di calcio hanno rifiutato di apparire in un film contro l’omofobia, poichè temono di essere ridicolizzati sul campo. L’associazione FA ha rivelato, la scorsa settimana, che l’anteprima è stata cancellata poichè avevano bisogno di altro tempo per lavorarci. E’ quindi stata criticata per non aver già divulgato il giusto messaggio e non aver preso abbastaza seriamente l’impegno.
Secondo l’Indipendent, l’Associazione professionale di calcio (PFA) ha tentato di contattare i più grandi giocatori e i loro agenti, per chiedere di supportare la loro iniziativa. Ma tutti hanno rifiutato. Alcuni di loro, come Sol Campbell e Graeme Le Saux, hanno sofferto di insulti omofobici dagli spalti: Le Saux ha persino scritto nella sua autobiografia di aver iniziato a soffrire di terrore puro nel fare gli incontri. Gordon Taylor, capo esecutivo della Pfa, ha dichiarato al giornale:
“Non è facile convicere i giocatori di calcio ad impegnarsi in questi casi. Ricordiamoci che c’era un tempo in cui i giocatori neri non se la sentivano di parlare di razze e razzismo.”