
I gay e le lesbiche che vivono in stati che proibiscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso sono più portati all’alcolismo, cambiamenti d’umore ed ansia. Questi risultati sono stati diffusi dall’Associazione per la Salute Pubblica americana.
Gli studiosi riportano che i gay che abitano in stati che non hanno leggi a favore dei gay, sono il 248,2% più propensi ad avere esperienze generali d’ansia, di coloro che vivono in stati senza divieti per le relazioni Queer. Il 41,9% in più soffrono d’alcolismo, il 36,6 presentano problemi e disordini psicologici.
Nessuna differenza, tra stati pro nozze gay e quelle che non le permettono, per quanto riguarda le persone eterosessuali che vi abitano. Quindi viene spontaneo da chiedersi, ancora una volta in più: perché sentirci cittadini di serie B mentre persone esterne e lontane da noi, possono comandare le nostre vite e decidere quello che è possibile per non e cosa deve essere vietato? Chissà quante persone Lgbt allora, in base a queste studio, sono “vittime” della politica antigay italiana…
Foto | Poetilandia
Secondo gli studiosi riuniti a Padova al convegno Medicina e sessualità gli uomini del futuro avranno un pene piccolo. La colpa andrebbe data all’obesità e all’inquinamento.
Gli studiosi hanno misurato il birillo di 2123 ragazzi diciottenni delle scuole superiori di Padova e provincia ed è risultato che, in media, la lunghezza del pene a riposo si è ridotta del 10% negli ultimi sessant’anni: vale a dire si è passati da 9,7 centimetri a 8,9. Cinquantadue ragazzi, poi, (il 30,7% dei quali obesi) avevano il pisello a riposo di 6 centimetri e i ricercatori l’hanno definito “micropene”.
Certo, le dimensioni sono importanti ma, come si è soliti dire, l’importante è che svolga egregiamente il suo lavoro. Chi di voi vuole dirci le dimensioni a riposo del suo pisello?
(Mai che facciano un bando pubblico in cui cercano volontari per misurare i membri di oltre duemila giovincelli…)
Foto | Tatcha

Perugia è una piccola, deliziosa città umbra. Da qui, ogni anno, parte una marcia che raccoglie qualche centinaio di persone che raggiungono, tra dolci pendii e casolari, Assisi. È la marcia per la Pace; la stessa che probabilmente servirà ai congressisti di Arcigay per uscire da un rinnovamento mancato; l’eccesso di burocrazia e poteri che l’ha allontanata da una certa militanza che è diventata solitaria e poco incisiva. Così, mentre l’Italia sta ancora attraversando una trasformazione che riguarda la politica ma anche le idee e le azioni dei cittadini, certi egoismi esaltati dalla Lega, una crisi economica che presto presenterà un conto salato, tutto a scapito dei più deboli; anche i diritti civili omosessuali sembrano aver preso una china in discesa, una frantumazione di tante battaglie che dovevano portare risultati e ci siamo ritrovati invece di fronte a nuove omofobie; a preti che intendono togliere un sacramento ai gay, a nuovi predicatori-psichiatri che inventano cure “riparatrici” contro l’omosessualità; ad una Babele di disinformazione e linguaggi che hanno fatto arretrare i movimenti.
Le due mozioni che si discuteranno a Perugia, iniziano entrambe con un’autocritica alla luce del presente e di tre anni in cui è stato impossibile lo svolgimento di una concreta azione politica. A dirlo non siamo noi, ma la mozione “Essere futuro”, presentata da Paolo Patanè, in quota presidente al posto di Mancuso e Luca Trentini che si candida a sostituire in segreteria nazionale Riccardo Gottardi.
“Arcigay è apparsa incapace di elaborare una strategia politica alternativa, idonea a produrre politica in condizioni di assoluta impraticabilità dei percorsi parlamentari. Abbiamo perduto l’occasione di approfondire le opportunità legate alla strategia giudiziaria per l’affermazione dei nostri diritti, e quelle legate ad un rinnovamento delle caratteristiche della nostra comunicazione, fino a perdere del tutto l’iniziativa sul tema delle unioni e del matrimonio civile. In generale è mancata la capacità di sperimentare modalità e strumenti innovativi di proposta politica, come ad esempio, le leggi di iniziativa popolare […] Il risultato è stato un cortocircuito dei meccanismi di analisi e decisione politica; l’incapacità di elaborare una strategia; l’apertura di una stagione di veleni interna; la perdita di senso di ruolo per il Consiglio nazionale e per la stessa Segreteria. Arcigay è rimasta paralizzata su se stessa, subendo una perdita di consenso; uno scollamento della base associativa”.

Come è lo stesso Francesco Zanardi a farmi notare per telefono, il telegiornale è più interessato a parlare dello sdradicamento di una grande quercia per ampliare un’autostrada, piuttosto di parlare della decisione di digiunare da parte di due cittadini italiani che cercano solamente di calendarizzare le unioni civili. Ed è, ahimè, una triste ed innegabile realtà.
I giornali e le televisioni sembrano aver dimenticato (o rimosso) che un uomo non sta più mangiando da circa tre settimane per ottenere un diritto sacrosanto che in altri Paesi è, invece, già stato concesso. Spesso si leggono le notizie di avvenimenti esteri che ci fanno inorridire, ma non abbiamo l’obiettività di renderci conto come, in Italia, proprio da noi, la censura di certe richieste legittime, avvenga sotto gli occhi di tutti.
Ho chiamato Francesco questa mattina al cellulare per avere un’intervista, per cercare attraverso questo blog di dare voce e risonanza ad una scelta coraggiosa che deve, continuamente, essere supportata e compresa. Mi ha risposta una persona disponibile a parlare a cuore aperto, a raccontare la propria storia e ad ammettere delusioni o solidarietà che ha incontrato in questa sua sofferta, ma determinata, scelta. A voi lettori, le parole di Francesco Zanardi:

L’AIDS Healthcare Foundation, in California, associazione che difende sopratutto i diritti dei gay, intende lanciare una petizione per rendere proibita la realizzazione di film porno gay senza l’uso del preservativo nel sesso anale. Negli ultimi tempi, sembra che il numero di pellicole hard senza l’utilizzo di precauzioni, sia aumentato notevolmente e che ilo pubblico omosessuale stia apprezzando notevolmente questa scelta.
Ma l’anno scorso ben sedici attori e tecnici dei film hard hanno reclamato con la California Occupational Safety and Health Standards Board per queste direzioni registiche, lamentandosi di scarsa sicurezza. Lo stesso Dipertimento di salute pubblica ha anche registrato un aumento di malattie sessualmente trasmissibili nell’ambiente dei porno attori gay. Chi Chi La Rue, nota regista porno del settore, ha recentemente dichiarato:
“Quando ho visto che circolavano i primi titoli bareback ero molto contrariata. Il fatto è che era abbastanza scontato per tutti che si trattava di modelli HIV+ che facevano sesso con altri modelli HIV+. Adesso assistiamo ad un altro fenomeno. Si parla di diciottenni che girano scene di gang bang senza preservativo. Ci sono ventenni in Inghilterra che riferiscono di avere contratto l’HIV dopo il loro primo film porno”
Continua a leggere: Bareback sotto accusa nei film porno gay: è in arrivo il divieto?
Non basta la cristiana natività a dare un senso di cristiano valore morale e di democrazia al nostro governo. Quando si affrontano, e qualche volta si cercano di risolvere, questioni che riguardano i diritti civili degli omosessuali; la loro difesa comunitaria, a qualcuno non basta il momento della gioia e della festa, del presepe che racconta la nascita di un uomo veramente super partes che dovrebbe portare quel qualcuno a propositi diversi dalle discriminazioni. Ma tant’è! E così la scure si è abbattuta sulla Regione Liguria che aveva esercitato, secondo il governo, una proroga che non gli compete: una legge contro l’omofobia.
Secondo quanto affermato dal ministro degli affari regionali, Raffaele Fitto, solo lo Stato può decidere in materia di diritti civili. E così ha impugnato la legge n.52/2009 della Liguria recante Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Di come lo Stato stia affrontando i diritti civili che riguardano gli omosessuali sta sotto i nostri occhi e non servono altre prebende. La motivazione non è nuova: obbligherebbe i privati a determinate azioni il cui mancato rispetto porterebbe a sanzioni; inoltre,
prevedendo la possibilità di delegare altro soggetto per l’accesso alle strutture di ricovero e cura in relazione “ad ogni esigenza assistenziale del designante”, disciplina l’istituto della rappresentanza, che rientra nella materia dell’ordinamento civile, di competenza statale.
Continua a leggere: Solo il Governo può decidere sui diritti civili. Lo faccia!
Oggi è la giornata contro l’Aids. Ne abbiamo già parlato in alcuni post precedenti e proprio dal 1 dicembre andrà in onda uno spot ideato dal Ministero, per evitare la malattia. Ma il problema principale è la disinformazione di quella pubblicità, così soft nel linguaggio, nei termini, così vacuo da dimenticare l’unico alleato fondamentale: il preservativo.
Ed è appunto da quest’idea, del sesso occasionale e senza profilattico, che ho deciso di entrare in chat nei due giorni scorsi, per assistere e parlarvi delle reazioni avute dalle persone a cui ho proposto di fare sesso senza precauzioni. Il mio nick era “SenzaPreservativo”
Non esiste uno standard generico, ovviamente. Mi hanno scritto e risposto persone di qualsiasi fascia d’età, di qualsiasi stato civile, anche uomini sposati. Alcuni potevano sembrare stupiti di fronte alla mia richiesta, ma la cosa peggiore, è che altri apparivano realmente eccitati. Dopo il salto, la cronaca di queste ore, a contatto con gente stupida e incosciente, disinteressata della propria vita. Ragazzi/e, usate il preservativo!
Continua a leggere: Reportage in chat gay nella giornata mondiale contro l'Aids
Proprio da oggi 1 dicembre, oltre alle varie iniziative a livello locale, partirà la nuova campagna ministeriale per circa 2 settimane e diretto dal regista Ferzan Ozpetek.
La pubblicità, interpretata da Valerio Mastandrea, si rivolge a colore che sono inconsapevoli di essere malati e che, per troppa leggerezza, contagiano le altre persone. Nel 2008, Ambra Angiolini era stata scelta da Francesca Archibugi e aveva detto chiaramente ciò che era necessario dire:
“Rispetta la vita, rispetta te stesso e gli altri, usa il preservativo e nell’amore non rischiare”
E invece, quest’anno, imprevedibilmente, la parola “preservativo” non viene nemmeno accennata. Un passo rispetto all’anno scorso e all’informazione? Una strizzatina d’occhio a un appartenente della Chiesa che non ama tanto i profilattici? Guardatelo dopo il salto:
Continua a leggere: Ferzan Ozpetek ha diretto il nuovo spot anti Aids
Inutile girarsi dall’altra parte. Inutile e meschino pensare che il silenzio della sofferenza e del dolore sia destinato ad altri e a noi il piacere e la dissolutezza. Per questo e per moltissime altre ragioni, domani deve essere un giorno che tutti dobbiamo sentire, vivere nel ricordo di chi se ne è andato, aiutare le tante organizzazioni che lottano contro L’Hiv e l’aids, partecipare alle tante iniziative messe in campo per la Giornata Mondiale contro l’aids. Molti di noi piangono ancora amici del cuore che non ci sono più, strappati alla vita e al nostro affetto. Tanti coloro che non sanno neppure che basta un gesto sbagliato per finire anche loro nel baratro della sofferenza.
A Roma è nato il progetto Piacere sicuro, volto alla prevenzione dell’aids e delle infezioni sessualmente trasmesse, che entra in fase operativa in vista del Primo Dicembre, giorno in cui si celebra la XXII Giornata Mondiale della lotta all’aids. Quattro le direzioni di intervento: unità di strada, diffusione gratuita di depliant informativi mirati accompagnati da un cd musicale, gruppi di lavoro, un apposito sito internet e una linea telefonica amica. L’iniziativa parte da Muccassassina e dal Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli.
A partire dalle 10.15 di domani è prevista la presentazione dei risultati preliminari del progetto, nell’ambito del convegno “Strategie per la prevenzione dell’infezione da hiv: dibattito aperto con gli operatori delle associazioni e gli studenti delle scuole superiori”. Il convegno che inizia alle 9.45 è organizzato dal Comune di Roma, Commissione Consiliare Speciale Politiche Sanitarie e Assessorato alle Politiche Sociali e della Salute, e presieduto da Sveva Belviso e Fernando Aiuti, ospitato in Campidoglio, presso la Sala della Promoteca del Palazzo Senatorio.
Continua a leggere: 1 Dicembre. Giornata Mondiale per la lotta all'Aids
Che il parlamentare leghista Roberto Calderoli, iceberg della dirigenza del partito di Bossi, non sia mai stato tenero con gli omosessuali è cosa risaputa. Ma di questi tempi la transessualità poté più dell’omosessualità, viste le tragiche vicende dell’ex governatore del Lazio e la misteriosa morte della trans Brenda. Insomma a Calderoli, pare noi non piaciamo e noi non andiamo certo in visibilio per l’illustre parlamentare secessionista.
Parlando a Klaus Davi, esperto di relazioni pubbliche e fondatore dell’omonima agenzia, Calderoli non si è lasciato sfuggire l’occasione per dire la sua sui transessuali e i loro clienti; a modo suo naturalmente e senza quella ‘pietas’ che a volte occorre nel dire le cose. Tolleranza zero, ovviamente; e se i “travestiti brasiliani” scorrazzano per la capitale non è per colpa di Alemanno, ma di qualcuno che chiude un occhio. Parola del responsabile del dicastero della semplificazione normativa, che precisa:
“Mi sembra che rispetto ad alcune categorie ci sia una sorta di minor sorveglianza perché se i trans hanno appartamenti in affitto, cellulari e contratti telefonici e possono acquistare medicine, evidentemente c’è qualcuno che fa questi contratti. Al di là delle valutazioni rispetto alle tendenze sessuali di qualcuno è un fenomeno che ruota attorno alla presenza di droga e ricatto, un vero circuito malavitoso. C’è anche un aspetto sanitario perché, ovviamente, all’interno di quel tipo di popolazione la percentuale di sieropositivi è altissima rispetto alla media, quindi vuol dire proprio andare a cercarsela”.
Continua a leggere: Aids e trans. Per Calderoli chi va con loro se la va a cercare