
Cessato il pianto televisivo ultimo per la chiusura della decima edizione del Grande Fratello, Maicol ora si dà ai mass media che vorranno sapere tante cose della sua vita privata e di quella trascorsa nella casa più spiata d’Italia. Lui e gli altri partecipanti saranno ospiti di molte trasmissioni sulle reti Mediaset e, immagino, che questa domenica televisiva sarà centrata molto su di loro. Poi ci saranno le serate nelle disco e chissà quale altra cosa che uscirà dal cilindro dei responsabili del programma e dei patron che tuteleranno gli interessi economici di molti di loro. La televisione è l’occasione ghiotta per farsi apprezzare o disprezzare, ma rende famosi e la gente necessita sempre di idoli.
Molti di noi, in tal senso, hanno a cuore il gay di turno, quel Maicol Berti che è stato il mattatore centrale del reality, con quella sua vocina dolce, il carattere ora remissivo, ora in eruzione come un vulcano, qualche volta sopra le righe, ma a onor suo, mai saccente e mai disonesto nell’affrontare i rapporti con gli altri concorrenti. Ha fatto il suo gioco, alla sua maniera e con gli strumenti che aveva o gli sono stati messi a disposizione. Finita quella strabiliante esperienza, lui e gli altri dovranno ora misurarsi col mondo che per mesi li ha giudicati, amati o odiati. E con la loro intenzione di trarne un successo duraturo.
Ora, il mascellare ferrarese ha rilasciato una intervista al sito della Stampa.it, il quotidiano torinese. Di lui, come se non ce ne fossimo accorti, si dice e si torna a parlare del suo innamoramento verso Giorgio; un amore che, chissà perché, in tanti hanno cercato di dissuadere e che ha messo i due alla corda come se stessero commettendo un abominio. Sul vincitore Mauro Marin, la schiettezza di Maicol la si poteva notare tutta quando un solerte cameramen lo ha inquadrato stupito e deluso. Per lui, gloria e denaro dovevano andare al suo amato Giorgio, non a quel Mauro che pare non aver sopportato mai.
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Ci sono giorni in cui mamma Rai si arma di coraggio e, a più riprese, parla di omosessuali e omosessualità. Capita che l’argomento faccia acquolina a molti conduttori che ci si fiondano puntando sull’audience e sul chiacchiericcio da nobildonne all’ora del tè o dopo i pasti serali. La televisione è il più famelico tra gli elettrodomestici, un mutante che da oggetto si è trasformato in compagno di vita e di passioni, di liti familiari e di dibattiti sul nulla. Potremmo spegnerla, come suggerisce qualcuno, ma quel telecomando abbandonato sul divano succhia ogni vano proposito, è una tentazione difficile da sopportare, e poi di che si parla con gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini che ti guardano da zombie se non sai chi è che ieri sera in tivù ha litigato con chi, o come si è conclusa quella soap opera giunta alla sua milionesima puntata. E poi noi, gli omosessuali, le transessuali, che sono così noiosi quando dibattono di diritti e tanto carucci se li piazzi nei reality.
Ieri sera, ad esempio, la Vita in diretta quasi per intero ad occuparsi di comunione, fede e omosessuali. Tutti compositi, persino Vladimir Luxuria, mai uno sprizzo di ribellione di fronte ad un prete che recita la litania dell’omosessualità praticata e di quella casta e pura, sacerdotale. La prima sistemata irrimediabilmente a fianco del demonio, come peccato mortale; la seconda con varianti di possibili redenzioni e perdoni se accompagnata da sani e definitivi propositi di pentimento. Scopano tutti come ricci ed è quella omosessuale a finire sotto i riflettori e le abiure ecclesiastiche?
Parlando di assoluzioni e pentimenti, in una intervista al Messaggero, monsignor Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria del Vaticano, parlando di aborto e pedofilia, ha detto che il primo “viene considerato un peccato riservato, speciale”. Insomma, assoluzione per i secondi non per i primi. Questo per dire come la chiesa oggi, ha pesi e misure differenti su soggetti e peccati. Dire, come ha detto il sacerdote ieri in televisione, che in paesi islamici gli omosessuali sono perseguitati e da noi no, non salva certo molti uomini di clero da bislacchi pregiudizi che hanno verso l’omosessualità. Bene ha fatto Vladimir a ricordare che è il sacerdozio ad avere l’obbligo della purezza e della castità. Noi non siamo sacerdoti!
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Secondo Alessandro Preziosi non siamo pronti per il matrimonio gayDopo aver affermato che l’amore gay è quello con la A maiuscola, Alessandro Preziosi dice la sua sui matrimoni gay (ma perché poi tutti si sentono in diritto di dare qualcosa sul matrimonio gay? Mica noi gay andiamo in giro a dire la nostra sul matrimonio etero? Eppure ne avremmo di cose da dire su certi maritini…!), puntualizzando:
“Non siamo pronti. Dio solo sa come un uomo e una donna riescono a stare uniti sotto il sacro vincolo, figuriamoci due uomini. Avere la dimostrazione del contrario non mi piacerebbe”.
A parte la solita storia del sacro vincolo, siccome un uomo e una donna con difficoltà riescono a stare insieme (cosa questa che non è sempre vera: ho anche io amici etero che sono la dimostrazione del contrario) anche due uomini (o due donne) non possono stare insieme. Sillogismo che non fa una piega. O no?

Vento di novità in arrivo dal Manager generale della X Box Live, Marc Whitten:
“In base a precedenti decisioni, certe parole di autoidentificazione, non erano permesse nei profili o nei tags dei giocatori, poichè spesso potevano essere utilizzate, negativamente, in termine di insulti. Tuttavia, abbiamo sentito diverse polemiche e critiche da parte dei nostri utenti, che ritenevano che il nostro spirito ‘genuino’ e protettivo, in realtà avesse escluso dalla community alcune persone”
Di conseguenza, è stato deciso che parole come “gay“, “lesbica“, ed “etero”, “transgender” e “bisex” potranno essere utilizzate:
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Non c’è da scandalizzarsi: esiste una televisione intelligente e popolare e una stupida, faziosa, spesso omofoba, altrettanto popolare. Qualcuno come il sottoscritto, rimpiange quelle trasmissioni che dividevano la serata televisiva in due tronconi: la prima e la seconda, senza l’obbligo di vedersi passare sotto gli occhi scene già viste, divani e divani, lacrime che iniziano alle 21 e terminano alle prime ore del nuovo giorno. Un reality, tolte le ripetizioni a favore di non so chi, potrebbe benissimo stare nelle due ore canoniche, per poi magari godersi un documentario sulla storia del movimento lgbt o un programma di approfondimento. Scherzo ovviamente, convinto che la televisione odierna, almeno la nostra, oggi ha l’ingrato compito di renderci tutti un ammasso di avulsi scollegati dalla realtà il più possibile, per farci sentire interpreti di quello che altri fanno o dicono.
Ieri su Canale 5 si è consumato l’ultimo atto della decima edizione del Grande Fratello, genitore di altri reality, seguito da milioni di teleutenti. La sigla iniziale ha svelato il “dietro le quinte”, 300 addetti che si son dati da fare per mesi per la riuscita del programma, sotto l’egida degli autori, dei dirigenti e dei registi. E’ toccato a Maicol, l’omosessuale televisivo di turno, spegnere le luci della casa, in ginocchio, piangente come un abusivo a cui stanno radendo al suolo l’abitazione. Ha vinto un veneto in odore di maschilismo e, dicono tanti, anche di omofobia.
Il salumiere ventinovenne, trevigiano, Mauro Marin, ha battuto il favorito Giorgio, e Alberto e Cristina. Lui, che era piombato nella “casa” come una bomba ad orologeria, con quella sua irriverente enfasi, pose da superbullo, irritante per gli altri ospiti come l’ortica fresca, ha saputo mantenere quello che gli spettatori gli chiedevano: grinta, una certa volgarità e doppiezza dei ruoli, ora dolce ora leone famelico. Di lui, agli esordi, si occupò Gay.it, ipotizzando che il neo vincitore del GF10 fosse un membro del gruppo rock vicino all’estrema destra filo-hitleriana ZetaZeroAlfa. Mah!
Sul prossimo numero della rivista Advocate troviamo il coming out di Sean Hayes.
Sean Hayes è l’attore che ha interpretato Jack in Will & Grace e finora non aveva mai parlato apertamente della sua omosessualità. Anzi proprio come il personaggio che interpretava, ha sempre negato di essere gay, ha smentito, ma alla fine è “uscito fuori dall’armadio”.
Nel fare coming out Hayes ha criticato fortemente la stampa gay che lo ha pressato fin dagli inizi della serie Will & Grace per fargli fare questo passo. Attualmente Sean Hayes ha un compagno ma non vuole far sapere chi sia.
Certo, in molti abbiamo dato per scontato che fosse gay, vista la naturalezza con cui interpretava Jack (personaggio che mi piace tantissimo anche se, ammettiamolo, un po’ stereotipato). Che dire? Meglio tardi che mai!
Via + foto | Advocate
È così bella che gli uomini – uomini che amano le donne e non disdegnano altre “escursioni” – fanno follie per poter usufruire della sua splendida compagnia; della sua arte amatoria, tanto da trascinare, in alcuni incontri, la propria donna che s’incanta di fronte alla fantastica variante di un sesso molto grosso. Efe, la trans “più bella del mondo” è l’unanime coro di chi l’ha incontrata e assaggiato il sapore delizioso dei piaceri carnali con lei. Così la descrive Natalia Aspesi:
“La signorina maschile di aspetto più dolcemente femminile della maggior parte delle donne: a parte l’altezza, 1 metro e 90, infrequente in una donna, per il resto è carinissima; taglia 42, seno piccolo, occhi verdi, capelli corti ramati, non ha niente in comune con le giovanottone brasiliane dai seni contundenti e un po’ di barba, che sbucavano da ogni angolo televisivo, ospiti soprattutto di melliflui conduttori arrapati”
Chi di lei sa poco e nulla, ora esce un libro, edito da Mondadori dove Efe ha raccontato la sua vita, e i suoi “maschi” a Stefania Berbenni. Titolo: “Quello che i mariti non dicono“. Parafrasando un importante film di Marilyn Monroe, qualcuno ha scritto, pensando proprio a lei: “Gli uomini preferiscono le bionde, sposano le more e… fanno sesso con le transessuali“.
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Il fatto che lui si dedichi a cause, anche nobili, per la comunità omosessuale, non significa che sia gay. Non è il solo e non il primo a sposare battaglie e campagne di aiuto alla senza che necessariamente debba appartenere alla nostra comunità. Inutile, e anche stupido, un certo outing che gonfia i gossip ma che non procura alcunché. Insomma, Daniel Radcliffe, il “maghetto” amato da milioni di estimatori nel pianeta della saga Harry Potter non è omosessuale. Lo smentisce lui stesso in una intervista rilasciata ad MTV.
“Se vogliono possono pure dirlo, ma io non sono omosessuale”.
Per molti, tra una magia e l’altra, Daniel è diventato, ora un sex symbol per poi mostrarsi in costumi adamitici nello spettacolo “Equus”. Quel che per lui era “altra” fantasia e voglia di scoprire altri mondi, è stato sempre più spesso letto come desiderio di rivelare quel che non c’era. La saga di Rowling ha portato a Daniel, fama e un sacco di danaro, non certo l’omosessualità, e anche una certa, fresca maturità, se dice, come dice: “Beh, volete dire che sono gay? Accomodatevi, ma io sono altro”.
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La terza stagione di “Caterina e le sue figlie” sta volgendo alla fine. Stasera andrà in onda l’ultima puntata di questa serie che ha visto mutare e sviluppare nuove storie all’interno della trama. Sempre al limite dell’inverosimile, ma con toni divertenti e seri, abbiamo potuto anche assistere alla storia d’amore tra Enrichetto, il figlio di Iva Zanicchi, e Pablo, il suo compagno spagnolo. Nella seconda serie, Pablo, bisex, aveva tradito il partner con Eva Grimaldi e lei era rimasta incinta. E dopo un’iniziale famiglia a 3 (due padri e una madre), le voci e i pettegolezzi hanno reso difficile la continuazione del rapporto. E così, per l’ennesima volta, Pablo è andato nuovamente a letto con la donna. E ha scelto di abbandonare Enrichetto per andare in Spagna con la donna e creare una “vera famiglia”.
Ammetto che la storia mi ha un po’ infastidito. Dopo la scelta coraggiosa di poter creare un nucleo famigliare anche con due uomini e una donna, in equilibrio e rispetto, dimostrando come una bambina possa essere serena e amata, la decisione di inseguire il sogno di famiglia tradizionale l’ho trovato un po’ troppo accomodante.
Allo stesso tempo, sembra, invece, sia stata inserita una presunta trama lesbo. La nipote delle due “comari”, pettegole del paese, sembra avere una relazione o un’amicizia particolare con la barista della città. Fino a quando le zie pretendono un nipotino dalla ragazza. E quale scelta se non quella di andare a bussare alla porta di Enrichetto, appena abbandonato dal suo amato Pablo?
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I clichè sono sempre quelli; anche i paragoni e soprattutto la cattiva informazione che parte da una leggerezza come è ogni reality e finisce per colpire le sensibilità e il rispetto verso gli altri. Pare sia scoppiata una bagarre mediatica per un articolo apparso sul sito Panorama.it. La giornalista, che afferma di occuparsi di tivù da più di venti anni, ha dato di corda e di bastone contro il reality più in voga di Canale 5: il Grande Fratello, giunto alla decima edizione. Accade all’estero come in Italia: gay, lesbiche e transessuali si son viste aprire uno spazio televisivo, più personale che di comunità, ma certamente importante. La televisione crea mostri come eroi, comunque rende famosi. A scatenare le ire di molte persone che hanno inondato di messaggi e mail la redazione di Panorama.it, una frase della giornalista:
“Ma che tipi di messaggi sta lanciando il GF quest’anno? Non bastano le risse, le relazioni omosessuali, i trans, le lesbiche, le parolacce e le bestemmie, adesso va a farsi benedire anche il salutare no smoking”.
Che il GF, quest’anno sia meno seguito, come dicono alcuni, credo sia un fatto endemico: probabilmente i personaggi, probabilmente il solito canovaccio, il biascicamento di regole, giochi e giochetti in una casa dove in attesa di uscire, la maggioranza litiga e sproloquia, non funziona più. Se dai un minestrone uguale tutti i giorni, la nausea è assicurata. Paragonare però bestemmie e parolacce, tabagisti e risse a relazioni omosessuali, trans e lesbiche è però un esercizio che sa di bestemmia anch’essa. E, in qualche modo, manca di rispetto alla comunità gay, lesbica, transessuale.