
Non si salva neppure Milano dove la presenza omosessuale è riconosciuta, magari tollerata ma visibile. Non si salva il perimetro dell’Università Statale dove esiste un collettivo studentesco omosessuale che da anni si batte per debellare l’omofobia tra gli studenti e i docenti; luogo importante e conosciuto quello di via Festa del Perdono e dintorni, negli anni delle contestazioni studentesche dove i gay potevano trovare un dialogo difficile, ma era qualcosa! E invece l’oggi ci racconta di unrisveglio omofobo proprio a Milano, ai danni di Giacomo, uno studente omosessuale di diciannove anni della Statale.
Il brutto episodio è avvenuto giovedì scorso all’interno del polo di Biologia dell’Università in via Celoria. Era l’ora di pranzo e Giacono stava sistemando in una bacheca un manifesto che pubblicizzava una rassegna di cinema omosessuale. E’ stato affrontato da un altro studente che ha iniziato ad insultarlo e minaccioso lo ha avvisato:
“Attaccane un altro e ti ammazzo di botte - ha gridato l’intollerante studente - per voi malati qui non c’è posto. Voi froci siete la feccia dell’umanità”.

Un ex manager di calcio tedesco, Rudi Assauer, ha rilasciato dichiarazioni discriminatorie nei confronti del binomio gay/calcio, provocando sdegno e clamore in tutte le associazioni gay del Paese. Ecco le sue parole:
“Forse i gay sono bravi nello sport, ma non nel calcio. Se un giocatore venisse da me e a dirmi che è gay, gli direi che ha avuto coraggio. Ma poi gli consiglierei anche di trovarsi qualcos’altro da fare. Questo perchè chi fa coming out poi verrebbe ridicolizzato dai compagni e dai tifosi. Meglio risparmiarci questa caccia alle streghe”
Infine, ribadisce la necessità di trovarsi un altro lavoro per chi è omosessuale. E non “contento”, racconta anche di aver licenziato un massaggiatore sportivo di squadra perchè gay. Ora Asseur è un agente sportivo.
E’ bastato che un candidato alle elezioni regionali lombarde, in corsa con Sinistra Ecologia e Libertà, si presentasse anche col suo nome da artista drag queen, per fare scoppiare la polemica. Prima il candidato presidente uscente Roberto Formigoni, e fin qui nulla da eccepire: si sa che certe cose non stanno nelle corde; poi gli si è accodato il presidente candidato del Pd, Filippo Luigi Penati. Una polemica tutta elettorale, dove il centrodestra ci si è fiondato a man bassa dopo un articolo su quel candidato apparso sul Corriere della Sera, tanto da far scendere in campo il capogruppo di Sel, Mario Agostinelli:
“In queste ore il centro destra sta dando prova del più severo ‘bigottismo’- dice Agostinelli - per nascondere le indecenze di casa propria. Formigoni fa come dice il vecchio detto della polvere e del tappeto: pulisce dove passa il prete. Coprono i loro errori alimentando un clima torbido intorno alle elezioni. Sono orgoglioso di rappresentare la lista di Sinistra ecologia e libertà in cui c’è una candidatura come Rovyna in una Regione in cui vengono discriminati gay e lesbiche anche nella pubblica amministrazione, in cui vengono scoperti laboratori in cui viene praticato l’aborto clandestino, in cui ad essere discriminate sono le donne che affrontano il dramma dell’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie lombarde. Dove sta la solidarietà e il rispetto dell’essere umano in questa Lombardia?”.
Il candidato finito sulle forche caudine è Stefano Villani, detto Rovyna, di professione drag queen. Come sanno tantissimi di noi, le drag queen sono persone di spettacolo mica di strada; si esibiscono per lo più nelle discoteche dove fanno animazione o spettacoli. La maggior parte di loro è gay e da qui, probabilmente, l’alzata di scudi del responsabile del Sel. Che uno di questi artisti scenda in campo in politica, mettendoci il suo nome d’artista, non dovrebbe creare alcuno scandalo, la cosa che dovrebbe importare è quel che promette e farà se eletto. E invece a dar di contro ci è finito anche il candidato presidente Penati che lo ha tra i suoi sostenitori.
Continua a leggere: Elezioni regionali. In Lombardia Penati non vuole la drag queen

Non che ci volesse questo rapporto americano annuale sui diritti umani… ma se qualcuno ancora aveva un dubbio o sperava che questa condizione non fosse così grave, ecco arrivare la condanna “formale” anche da parte dell’America. Tra gli ultimi posti, la Cina (es, censure su Internet) e l’Iran. Ovviamente trovano spazio anche i paesi tra cui la Corea e il Congo. Ma anche l’Italia, non manca all’appello:
“Il governo italiano rispetta in generale i diritti umani dei suoi cittadinianche se vi sono problemi con la lunghezza della custodia cautelare e dei processi, la violenza contro le donne, il traffico di persone, gli abusi nei confronti di omosessuali, zingari e altre minoranze”
E sono appunto i gay e i rom i più discriminati in Italia. Servono altre conferme?
Foto | GlbtWorld

Partendo dalla difesa del principio che riconosce e valorizza solo i matrimoni tra persone di sesso opposto, una scuola cattolica, in Colorado, ha rifiutato l’ammissione di due bambini, perchè figli di una coppia di lesbiche. La stessa Arcidiocesi di Denver sottolinea con orgoglio la propria decisione:
“I genitori che vivono in disaccordo manifesto con l’insegnamento cattolico in materia di fede e di morale hanno purtroppo scelto, con il loro comportamento, di escludere i bambini”
I bimbi potranno finire la scuola materna ma non iniziare quella primaria. Alcuni docenti hanno informato i media della notizia, mentre altre persone hanno iniziato a protestare, all’esterno dell’edificio, con cartelli con scritto “Cosa farebbe Gesù?” Consiglierei alla Chiesa cattolica, a questo punto, di aggiornare alcuni passaggi della Bibbia per portare avanti, con ancora più diritto, certe teorie e scelte di stampo omofobico. Magari qualcosa come “Lasciate che i pargoli (figli di coppie eterosessuali, sposate, non di gay, lesbiche, nè tantomeno trans) vengano a me”. Gli altri, possono andare a… ?
Foto | BriankSims
Premettiamo subito una cosa: uno che va ospite da Barbara D’Urso credo che ormai abbia capito che può trovarsi di fronte a due casi: i suoi occhi compassionevoli/sbigottiti/interessati (3 tipologie, non esattamente in quest’ordine) e un elenco di ospiti che funziona generalmente come l’equazione accendino + benzina. E ovviamente anche ieri è successo un pandemonio simile.
Due donne, coppia lesbica dichiarata, ha ammesso di aver avuto 3 gemelli, in Spagna, con la fecondazione assistita. Apriti cielo: in collegamento, Alessandro Meluzzi ha tuonato contro i veri valori della famiglia e indicando come il male assoluto una coppia gay che cresce un figlio (“Io conosco migliaia di bambini devastati da questa cosa!”). Ora, non è che la teoria di cui è convinto Meluzzi sconvoga più di tanto (non è la prima volta che si lancia in accuse, fomentando violente discussioni…) ma, mi chiedo …Partendo da una beata ingenuità che fingo di possedere:
“Barbara, tu che ami tanto i gay, quanto sono carini i gay, quanto siamo tutti uguali al resto del mondo… Allora, Barbaruccia, perchè continui a chiamare in studio estremi esempi di intolleranza omofoba?”.
A volte i regolamenti prevedono proprio tutte le casistiche, come quella che al ballo scolastico i ballerini debbano essere di sesso opposto. Almeno questo è quello che succede in un distretto scolare di Itawamba, nel Mississippi, che ha annullato il ballo scolastico previsto per il prossimo 2 aprile perché una studentessa, Constance McMillen, diciottenne (in foto), voleva accompagnare la sua fidanzatina, anche lei studentessa, e ballare con lei.
A nulla sono valse le proteste dei gruppi per le libertà civili negli USA: il consiglio scolastico ha detto che non è il caso che questo ballo avvenga dal momento che debbono essere salvaguardate l’educazione, la sicurezza e il benessere degli studenti.
Come ha notato Kristy Bennett, responsabile legale dell’Unione per le Libertà Civili degli Stati Uniti nel Mississippi, questo non risolve il problema, dal momento che la scuola è tenuta a trattare tutti gli studenti allo stesso modo e Constance ha solo chiesto di far valere i suoi diritti.
Da un lato si approvano i matrimoni gay, dall’altro non si può nemmeno ballare con la propria fidanzata. Contraddizioni del sogno americano (ma non è che noi stiamo messi meglio…)
Foto | The Washington Post
Che fantasia certi religiosi; quale infausta prosopopea quando intendono darsi di ragione attaccando gratuitamente quelli che per loro sono i nemici. La tanto predicata misericordia vine calpestata ed esorcizzata a propria ragione ed uso. Dicono che i cattolici della chiesa di Roma si occupano dell’anima dei loro fedeli, mai del corpo, men che meno della politica. Falso e con una buona dose di ipocrisia. Sul sito cattolico Pontifex, pare sia un esercizio quotidiano sbeffeggiare omosessuali, transessuali e chi afferma i loro diritti. Intervistato da Bruno Volpe ex vicedirettore di un altro sito cattolico, Petrus, l’arcivescovo emerito di Cosenza, Monsignor Giuseppe Agostino (in foto), sembra un antico Torquemada dei giorni nostri che, se potesse, saetterebbe fulmini e flagelli su noi e su chi osa prendere posizioni positive sugli omosessuali. Domanda Bruno Volpe all’alto prelato:
Va di moda oggi, per divorziati risposati, conviventi e omosessuali praticanti, definirli irregolari, non ritiene che questa definizione abbia attenuato pericolosamente il senso del peccato?
Lo credo. Bisognerebbe chiamare le cose col loro nome e ritengo che questi siano pubblici peccatori. Il medico pietoso fa la piaga verminosa ed oggi si sente la necessità di rimarcare il senso del peccato che abbiamo smarrito.
Che la chiesa cattolica ci ritenga oramai peccatori irredenti è appurato ed è meglio per noi tutti metterci il cuore in pace. Troppo poche e flebili le voci dei distinguo e quelli che credono diversamente dal monsignore cosentino. Ad essere feroci, ma non troppo, ci verrebbe da dire che chiedono a noi una castità per essere accettati che dentro la chiesa sono in molti a non osservare. Tralasciando anche gli squallidi episodi di pedofilia che nei decenni scorsi ha macchiato diverse diocesi che prima hanno negato, poi ammesso ma senza voler dare soddisfazione alla legge degli uomini, e infine sono stati costretti ad aiutare la giustizia umana, a risarcire migliaia di fedeli violati e fare un mea culpa che mai avrebbero voluto recitare.

Generalmente, i film girati in Florida possono ottenere crediti sulle tasse, sovvenzioni sui costi, in modo tale da invogliare il lavoro in quello stato. Ma ora, alcuni show televisivi e film con personaggi gay potrebbero essere esclusi da questi benefici. Secondo una nuova legge, possono essere tolte le sovvenzioni alle produzioni che non includono “valori tradizionali e famigliari”
Esplicitamente non vi è riferimento a storie o trame gay e si sono ben guardati dal dirlo apertamente. Tuttavia, Stephen Precourt, rappresentante repubblicano, ha dichiarato che personaggi gay non sono affatto ” quel genere di cose per cui io investirei denaro pubblico”
Per cui si rischierebbe di non ottenere più quello “sconto” dal 2 al 5% per le produzioni che non vengono giudicate “family friendly”. Lo scopo sarebbe quello di bandire la violenza gratuita e l’esibizione di atti e storie poco edificanti per quelli che sono “i veri valori”. E la bagarre continua, dal momento che non è chiaro cosa sia incluso ed escluso: potrebbe essere tutto, del resto, dal tema della droga a quella delle famiglie omosessuali…
Foto | Atomculture

Non c’è da scandalizzarsi: esiste una televisione intelligente e popolare e una stupida, faziosa, spesso omofoba, altrettanto popolare. Qualcuno come il sottoscritto, rimpiange quelle trasmissioni che dividevano la serata televisiva in due tronconi: la prima e la seconda, senza l’obbligo di vedersi passare sotto gli occhi scene già viste, divani e divani, lacrime che iniziano alle 21 e terminano alle prime ore del nuovo giorno. Un reality, tolte le ripetizioni a favore di non so chi, potrebbe benissimo stare nelle due ore canoniche, per poi magari godersi un documentario sulla storia del movimento lgbt o un programma di approfondimento. Scherzo ovviamente, convinto che la televisione odierna, almeno la nostra, oggi ha l’ingrato compito di renderci tutti un ammasso di avulsi scollegati dalla realtà il più possibile, per farci sentire interpreti di quello che altri fanno o dicono.
Ieri su Canale 5 si è consumato l’ultimo atto della decima edizione del Grande Fratello, genitore di altri reality, seguito da milioni di teleutenti. La sigla iniziale ha svelato il “dietro le quinte”, 300 addetti che si son dati da fare per mesi per la riuscita del programma, sotto l’egida degli autori, dei dirigenti e dei registi. E’ toccato a Maicol, l’omosessuale televisivo di turno, spegnere le luci della casa, in ginocchio, piangente come un abusivo a cui stanno radendo al suolo l’abitazione. Ha vinto un veneto in odore di maschilismo e, dicono tanti, anche di omofobia.
Il salumiere ventinovenne, trevigiano, Mauro Marin, ha battuto il favorito Giorgio, e Alberto e Cristina. Lui, che era piombato nella “casa” come una bomba ad orologeria, con quella sua irriverente enfasi, pose da superbullo, irritante per gli altri ospiti come l’ortica fresca, ha saputo mantenere quello che gli spettatori gli chiedevano: grinta, una certa volgarità e doppiezza dei ruoli, ora dolce ora leone famelico. Di lui, agli esordi, si occupò Gay.it, ipotizzando che il neo vincitore del GF10 fosse un membro del gruppo rock vicino all’estrema destra filo-hitleriana ZetaZeroAlfa. Mah!