
“Io denuncio” vuole promuovere il ricorso alla denuncia quale strumento di contrasto all’omofobia. Denunciare è non essere né complici né vittime. Denunciare è un grande atto di responsabilità, sia che si subisca una violenza per il proprio orientamento sessuale, sia che si sia spettatori di un abuso. Arcigay lavora quotidianamente per la promozione di una cultura delle differenze, lo fa nelle scuole, nelle Istituzioni, sui media, nelle strade. Questa campagna contiene un messaggio con cui il paese deve confrontarsi: la denuncia è tra gli strumenti di contrasto della violenza omofoba.
Così spiega Maura Chiulli, responsabile nazionale cultura di Arcigay, nel lanciare la campagna di informazione e sensibilizzazione nazionale intitolata “Io denuncio”, che si rivolge direttamente alla comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans). La campagna viene lanciata in occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Nella cornetta telefonica ci sono “volti di donne e uomini, madri, padri, nonne, figli, fratelli, eterosessuali e omosessuali, che con un gesto di verità, a viso scoperto, chiedono di non aver paura di denunciare la violenza subita”. Il numero di telefono da comporre per denunciare omofobia e transfobia è lo 051.09.559.
La campagna è stata realizzata grazie ai fondi del 5×1000 di Arcigay. Dopo il salto trovate la locandina intera.

Diciasette militanti Lgbt son stati arrestati in Russia, ieri, durante la giornata del 1 maggio.
A dare la notizia è stato Iuri Gavrikov, leader di GayRussia, nella città di Pietroburgo. La loro colpa è stata quella di girare per le strada e sventolare bandiere con scritto “Per l’uguaglianza dei diritti”, in uno Stato che vieta qualsiasi genere di propaganda gay.
In tutto questo, la polizia ha dichiarato, invece, che non c’è stato alcun fermo tra la popolazione gay ma non ho voluto dare ulteriori dettagli.
Via | Campania Notizie

Reggio Calabria si prepara a scendere in piazza contro l’omofobia, contro la violenza, contro le discriminazioni. A pochi giorni dall’aggressione che ha subito in una via centrale della città dove sono nato anch’io, Claudio Toscano ha raccontato ai giornali quello che gli è capitato, senza nascondere il suo nome e cognome, e invita tutti a non accettare le discriminazioni e gli insulti.
Lui stesso dopo l’aggressione e ancora prima di essere portato in ospedale ha voluto denunciare la violenza e spera che nessuno più si vergogni di raccontare le oppressioni grandi e piccole che possono capitare, a Reggio Calabria come anche in altre città.
Le associazioni lgbt, cui si è unito già il meglio della società civile come l’Anpi, hanno organizzato per venerdì sera, in via del Torrione proprio dietro il Teatro Cilea, un sit-in di protesta e di vicinanza a Claudio, che però ci tiene a precisare:
Io non voglio una manifestazione di solidarietà nei miei confronti. Quella di venerdì deve esser la manifestazione di sé stessi. Ci tengo.
La polizia ungherese ha vietato, per il secondo anno consecutivo, la celebrazione del gay pride di Budapest. Lo scorso anno il divieto è stato portato dinanzi ai tribunali e alla fine il pride si è tenuto, anche se i partecipanti si sono dovuti scontrare con il bullismo di una contromanifestazione dell’estrema destra.
Per quest’anno il pride era stato programmato per il prossimo 7 luglio, ma le forse dell’ordine non hanno concesso il permesso utilizzando esattamente le stesse argomentazioni dello scorso anno: problemi di traffico. E come l’anno passato gli attivisti hanno fatto ricorso.
La comunità lgbt ungherese, tuttavia, non si lascia intimidire e contro il divieto ha realizzato il video che trovate in apertura di post.
L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha lanciato un sondaggio LGBT in tutta l’Unione con un questionario online per raccogliere i pareri di persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender (maggiorenni) che vivono nell’Unione Europea e in Croazia. L’idea alla base di questo sondaggio è la seguente:
Nell’UE, a parte qualche sporadica notizia riguardante episodi di discriminazione di cui sono vittime persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT), sono stati raccolti pochissimi dati comparabili relativi alle esperienze quotidiane di discriminazione subite dalle persone LGBT. In base ai risultati del sondaggio, i decision makers a livello nazionale ed europeo, nonché le organizzazioni non governative o della società civile, saranno in grado di orientare meglio le loro strategie ed attività di promozione e sostegno delle comunità LGBT volte alla creazione di un ambiente libero dalle discriminazioni, in cui si possa vivere ed esprimersi liberamente. Al fine di dare il giusto peso ai risultati, l’indagine conta sulla partecipazione di un ampio e diversificato gruppo di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in ogni paese coinvolto. Questo è il primo sforzo profuso a livello UE per raccogliere le esperienze delle persone LGBT nell’ambito del sondaggio più ampio mai svolto in questo settore – fai in modo che anche la tua esperienza conti!
Il sondaggio pone una serie di domande sulle esperienze delle persone LGBT, tra cui: ambiente sicuro, consapevolezza di propri diritti, contesto personale, contesto sociale per coloro che sono lgbt, discriminazione, percezioni e risposte pubbliche all’omofobia e/o transfobia, violenza e molestie.
Il sondaggio online richiede una ventina di minuti per la compilazione e credo sia importante che lo facciano più persone possibile: è un’ottima occasione per farsi sentire. Ritagliatevi, quindi, venti minuti e partecipate al sondaggio online.

Ieri sera un gruppo di giovani - 3 ragazzi e 7 ragazze - ha cercato di irrompere nella sede Arcigay di Andria, sede del comitato Bat (Barletta, Andria e Trani). A quanto pare gli assalitori hanno tentato di entrare e poi hanno cercato di sfondare la porta a calci e colpi di bastone. Ecco il racconto che si legge sul loro sito:
alle ore 20:00 circa la sede dell’arcigay Bat è stata presa d’assalto da un gruppo di ragazzi/e: 3 ragazzi di sesso maschile e 7 ragazze di sesso femminile. I facinorosi hanno cominciato con il classico suonare il campanello, passando poi all’aggressione verbale e hanno tentato l’assalto alla porta di ingresso con pezzi di legno chiodati e calci…… I ragazzi presenti, Luciano, Giuseppe e Davide spaventatissimi hanno prontamente chiamato le forze dell’ordine che sono intervenute dopo una ventina di minuti…. L’età dei teppistelli è presumibilmente tra i 16 e 18 anni. Arcigay Bat denuncia con forza questo primo episodio di intolleranza nei confronti dei propri associati che si battono per i diritti e la promozione sociale della popolazione LGBT della sesta provincia pugliese. È una vergogna!!!
Foto | Arcigay Bat@facebook
I più diffusi insulti che noi gay e lesbiche sentiamo spesso diventano un messaggio contro l’omofobia. Il gruppo PeopAll (Volontari Bologna Pride 2012) ha, infatti, realizzato uno spot contro l’omofobia mostrando corpi nudi di uomini e donne su cui sono scritti gli insulti che tutti ben conosciamo. A fine video la scritta: “Marchiati fuori, marchiati dentro” per evidenziare che le parole hanno la loro importanza. E che non esistono “insulti simpatici”.
Una storia così fuori dalla logica che sembra incredibile: stanotte 7 ragazzi gay, a quello che denuncia Arcigay, sono stati insultati, pestati dalla security e cacciati da una discoteca per il solo fatto di essere omosessuali.
Il fatto è accaduto a Luinoi, in provincia di Varese, in una discoteca nella frazione nel comune di Germignaga. Tra i sette giovani aggrediti c’era anche Marco Coppola (nella foto qui a sinistra), presidente di Arcigay Verbania e componente della Segreteria nazionale dell’associazione. Nel comunicato di Arcigay si legge che i sette
stavano solo ballando su un cubo tra di loro quando, “identificati” come omosessuali, sono stati costretti a scendere, insultati, brutalmente pestati e infine allontanati dal locale.
Subito, dopo, sono intervenuti i carabinieri, chiamati dai sette giovani che nel frattempo erano stati portati al pronto soccorso. “Dov’è la coscienza della politica in questo Paese? Dov’è il legislatore?”, dice il presidente di Arcigay Paolo Patanè che chiede l’immediato intervento delle Istituzioni locali e nazionali e delle Associazioni di categoria nei confronti di quel locale.

È appena stato inaugurato a New York il primo centro sociale e ricreativo per anziani gay, promosso e gestito dall’associazione Sage, che si occupa di anziani lgbt.
Il centro è stato inaugurato a Chelsea in una cerimonia con rappresentanti del municipio di New York e le associazioni promotrici. Non si tratta di una casa di riposo, ma di un centro ricreativo aperto a tempo pieno, per gay, lesbiche bisex e trans che hanno più di 60 anni.
Arte e cultura, salute e benessere, yoga, consigli dietologici, convegni, incontri, dibattiti: tutto ciò di cui un anziano può avere bisogno, ma tagliato su misura per le persone lgbt. Considerato che gay e lesbiche hanno più probabilità di passare una terza età solitaria, un luogo di questo genere può avere una funzione sociale di grande importanza.
Chi l’avrebbe mai detto che chattando per incontrare qualcuno - obiettivo quattro chiacchiere oppure quattro salti sul letto - si poteva lottare per i diritti civili? Eppure è quello che sta tentando di fare Grindr, la popolare app che permette di individuare i gay nei dintorni e contattarli.
Visto gli scarsi risultati che si ottengono in genere con Grindr per incontrare (eccetto a Tel Aviv, dove l’ho trovato efficacissimo), forse l’app si rivelerà più efficace nella promozione dei diritti civili. Fatto sta che è nata da poco Grindr for Equality, uno strumento per diffondere informazioni e consapevolezza sulle campagne per i diritti civili.
Si va dalla lotta per l’abolizione del Don’t Ask, Don’t Tell, al No alla Proposition 8, come sottolinea Joel Simkhai, fondatore e Ceo della società. Sincero impegno civile oppure il tentativo di crearsi una bella immagine? Forse conteranno i risultati.