lunedì 15 marzo 2010

A Brescia si litiga per un colosso di marmo che da "fascista" diventerebbe una icona gay

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Popular Arte e cultura Eros

A Brescia si litiga per un colosso di marmo che da "fascista" diventerebbe una icona gayÈ alto nove metri e pesa 280 quintali. Per realizzarlo, lo scultore Arturo Dazzi (1881-1996) ricevette un compenso di 300 mila lire, niente male per l’epoca. Data di consegna: 15 settembre 1932. Parliamo del colosso di marmo, chiamato dai bresciani Bigio, scolpito dal Dazzi per la piazza della Vittoria a Brescia e che Mussolini ribattezzò Era fascista, memore probabilmente degli altri colossi minori sistemati nello Stadio dei Marmi a Roma. Il colosso, però, non ha avuto vita facile ieri e scatena polemiche anche ora. A fine dello scorso anno, terminati i restauri costati 147 mila euro, finanziati da una società privata e realizzato dagli studenti della Laba, il Bigio doveva tornare nella sua posizione originale, ma le polemiche lo hanno lasciato supino dentro una cassa di legno.

Forse ora qualcosa si di muove, anche se sono ancora in molti a non volere quella statua, per molti versi emblema di un periodo oscuro dell’Italia, finito da opera d’arte a simbolo della virilità fascista. A scaldare gli animi, come non bastasse, ci si è messa anche la comunità omosessuale bresciana che quel colosso lo rivuole in piazza, fascismo o no, e ha eletto Bigio a propria icona. Se accadrà che il nudo “guerriero” tornerà a trionfare nel luogo a lui deputato, i gay bresciani faranno una grande festa di piazza in suo onore.

Forse, in qualche modo, quella festa gaya, Bigio se la merita, quanto meno per le molteplici traversie che ha dovuto affrontare già da quando il Dazzi ne stava progettando la realizzazione. Furono in molti a pensare che quell’opera sarebbe venuta fuori sbilenca e con materiale di scarto. Quando apparve nella sua magnificenza e posta in piazza, lo scandalo passò di mano ai preti: troppo sconcia e nudo da far arrossire chiunque, tanto che il cardinale dell’epoca decretò che preti e suore non potevano passeggiare in quella piazza.

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Apre in Brasile una scuola per artisti gay, contro l'intolleranza omofoba

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack Arte e cultura Cronaca Mondo

La cosa più sorprendente della vicenda è che sul loro sito campeggia il logo ufficiale del governo di São Paulo e del Dipartimento federale della cultura. Da alcuni giorni, a Campinas, una città di un milione di abitanti, a nord di São Paulo do Brasil, è sorta una scuola unica nel suo genere, che accoglie studenti lgbt e gayfriendly. Si chiama Escola Jovem e ha l’obiettivo di valorizzare e diffondere la cultura lgbt, attraverso dei corsi specifici che riguardano la creatività, la creazione di riviste, danza, musica, teatro, televisione; come essere dei perfetti performances di spettacoli da drag queen; sul modo di essere e agire da gay, lesbiche, transessuali, travestiti. Un aiuto concreto verrà pensato per le tante persone lgbt che vengono cacciate di casa a causa della loro condizione, per non lasciar loro l’alternativa della prostituzione. Il progetto è piaciuto così tanto alle istituzioni da averlo appoggiato con delle borse di studio e altri finanziamenti. Dice Deco Ribeiro, direttore della Scuola LGBT Youth:

“La scuola è un punto centrale di cultura. Il fatto che i corsi sono aperti a tutti e non solo i giovani gay è parte della nostra strategia di lotta contro l’omofobia. Insegniamo la nostra arte a chi non ci conosce. Se l’apprezzamento della cultura nera è la strategia del movimento nero, così come succede per vari popoli, perché non valorizzare la cultura LGBT?”

Alla Jovem i ragazzi imparano a usare la cinepresa e la telecamera, a come indossare parrucca e trucchi per un perfetto spettacolo di drag queen, come diventare ballerini e artisti, ma soprattutto si insegna ad essere se stessi, senza paure, senza i pericoli della strada e dell’ignoranza. Ai ragazzi che pensano che essere gay, lesbica o transessuale sia sbagliato, la scuola metterà a disposizione cultura e strumenti per renderli sereni nell’accettare la loro condizione.

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domenica 14 marzo 2010

Studente omosessuale aggredito alla Statale di Milano: "Siete la feccia dell'umanità"!

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Omofobia


Non si salva neppure Milano dove la presenza omosessuale è riconosciuta, magari tollerata ma visibile. Non si salva il perimetro dell’Università Statale dove esiste un collettivo studentesco omosessuale che da anni si batte per debellare l’omofobia tra gli studenti e i docenti; luogo importante e conosciuto quello di via Festa del Perdono e dintorni, negli anni delle contestazioni studentesche dove i gay potevano trovare un dialogo difficile, ma era qualcosa! E invece l’oggi ci racconta di unrisveglio omofobo proprio a Milano, ai danni di Giacomo, uno studente omosessuale di diciannove anni della Statale.

Il brutto episodio è avvenuto giovedì scorso all’interno del polo di Biologia dell’Università in via Celoria. Era l’ora di pranzo e Giacono stava sistemando in una bacheca un manifesto che pubblicizzava una rassegna di cinema omosessuale. E’ stato affrontato da un altro studente che ha iniziato ad insultarlo e minaccioso lo ha avvisato:

“Attaccane un altro e ti ammazzo di botte - ha gridato l’intollerante studente - per voi malati qui non c’è posto. Voi froci siete la feccia dell’umanità”.

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sabato 13 marzo 2010

Elezioni regionali. In Lombardia Penati non vuole la drag queen

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack Aids/Mts Omofobia

E’ bastato che un candidato alle elezioni regionali lombarde, in corsa con Sinistra Ecologia e Libertà, si presentasse anche col suo nome da artista drag queen, per fare scoppiare la polemica. Prima il candidato presidente uscente Roberto Formigoni, e fin qui nulla da eccepire: si sa che certe cose non stanno nelle corde; poi gli si è accodato il presidente candidato del Pd, Filippo Luigi Penati. Una polemica tutta elettorale, dove il centrodestra ci si è fiondato a man bassa dopo un articolo su quel candidato apparso sul Corriere della Sera, tanto da far scendere in campo il capogruppo di Sel, Mario Agostinelli:

“In queste ore il centro destra sta dando prova del più severo ‘bigottismo’- dice Agostinelli - per nascondere le indecenze di casa propria. Formigoni fa come dice il vecchio detto della polvere e del tappeto: pulisce dove passa il prete. Coprono i loro errori alimentando un clima torbido intorno alle elezioni. Sono orgoglioso di rappresentare la lista di Sinistra ecologia e libertà in cui c’è una candidatura come Rovyna in una Regione in cui vengono discriminati gay e lesbiche anche nella pubblica amministrazione, in cui vengono scoperti laboratori in cui viene praticato l’aborto clandestino, in cui ad essere discriminate sono le donne che affrontano il dramma dell’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie lombarde. Dove sta la solidarietà e il rispetto dell’essere umano in questa Lombardia?”.

Il candidato finito sulle forche caudine è Stefano Villani, detto Rovyna, di professione drag queen. Come sanno tantissimi di noi, le drag queen sono persone di spettacolo mica di strada; si esibiscono per lo più nelle discoteche dove fanno animazione o spettacoli. La maggior parte di loro è gay e da qui, probabilmente, l’alzata di scudi del responsabile del Sel. Che uno di questi artisti scenda in campo in politica, mettendoci il suo nome d’artista, non dovrebbe creare alcuno scandalo, la cosa che dovrebbe importare è quel che promette e farà se eletto. E invece a dar di contro ci è finito anche il candidato presidente Penati che lo ha tra i suoi sostenitori.

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venerdì 12 marzo 2010

Premio Pier Vittorio Tondelli per saggi inediti e Tesi di laurea

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Arte e cultura Libri

Pier Vittorio TondelliIl mondo della cultura non ha dimenticato uno dei suoi figli tra i più dolci e laboriosi, e neppure la sua Correggio. Parliamo di Pier Vittorio Tondelli, lo scrittore e poeta omosessuale strappato alla vita a trentasei anni, malato di aids. Fino al 30 giugno, coloro che lo desiderano potranno partecipare all’annuale Premio letterario che porta il suo nome. Due le sezioni suddivise: una per le tesi di laurea e una per saggi critici editi o inediti dedicati allo scrittore correggese. Una ottima occasione per ricordare di penna e di cuore Tondelli, lo scrittore scomodo, autore di romanzi, saggi, poesie, testi teatrali, esilaranti, magnifici nella loro rappresentazione, con un vulnus letterario inimitabile.

La generazione italiana degli scrittori degli anni Ottanta, ha trovato in Pier Vittorio Tondelli un magnifico esempio di cultura, instancabile nel rappresentare un mondo, anche quello omosessuale, fatto di ironia ma anche di appartenenza. Lo scrivere, per lui, era cibo su cui fiondare la mano armata di penna per raccontare mondi reali, fantastici, luoghi e genti che diventavano la nostra quotidianità. Riusciva a sentirsi solo tra la gente, disegnandosi ora scorbutico, nevrotico, ipersensibile, piagnucoloso e permaloso. Non sapeva, o cercava di nascondere a tutti, di avere un cuore nobile, una dolcezza raffinata, un talento letterario e umano raro. Una cultura, per vastità, vicina a quella di Pier Paolo Pasolini o di Mario Mieli se ce ne fosse stata data l’occasione e non si fosse suicidato in un bel triste giorno di marzo del 1983.

Tornando ai Premi, sono previste due sezioni per le Tesi di laurea: una riservata alle tesi di laurea triennale e ai diplomati in conservatori e accademie e una riservata alle tesi di laurea specialistica e di dottorato di ricerca. I vincitori vedranno pubblicati i loro lavori. Per i saggi, invece, il premio è in denaro, oltre a vedersi pubblicati, ma le opere in gara dovranno essere successive all’ottobre 2005. Una bella occasione per chi vuol cimentarsi non solo nella scrittura, ma nel ricordo di un letterato così importante come Pier Vittorio Tondelli. Qui il regolamento e tutte le informazioni necessarie.

Foto | Windoweb

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giovedì 11 marzo 2010

Gay e televisione: "Busi, ti voglio bene, ma non esagerare"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Popular Tv

Ci sono giorni in cui mamma Rai si arma di coraggio e, a più riprese, parla di omosessuali e omosessualità. Capita che l’argomento faccia acquolina a molti conduttori che ci si fiondano puntando sull’audience e sul chiacchiericcio da nobildonne all’ora del tè o dopo i pasti serali. La televisione è il più famelico tra gli elettrodomestici, un mutante che da oggetto si è trasformato in compagno di vita e di passioni, di liti familiari e di dibattiti sul nulla. Potremmo spegnerla, come suggerisce qualcuno, ma quel telecomando abbandonato sul divano succhia ogni vano proposito, è una tentazione difficile da sopportare, e poi di che si parla con gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini che ti guardano da zombie se non sai chi è che ieri sera in tivù ha litigato con chi, o come si è conclusa quella soap opera giunta alla sua milionesima puntata. E poi noi, gli omosessuali, le transessuali, che sono così noiosi quando dibattono di diritti e tanto carucci se li piazzi nei reality.

Ieri sera, ad esempio, la Vita in diretta quasi per intero ad occuparsi di comunione, fede e omosessuali. Tutti compositi, persino Vladimir Luxuria, mai uno sprizzo di ribellione di fronte ad un prete che recita la litania dell’omosessualità praticata e di quella casta e pura, sacerdotale. La prima sistemata irrimediabilmente a fianco del demonio, come peccato mortale; la seconda con varianti di possibili redenzioni e perdoni se accompagnata da sani e definitivi propositi di pentimento. Scopano tutti come ricci ed è quella omosessuale a finire sotto i riflettori e le abiure ecclesiastiche?

Parlando di assoluzioni e pentimenti, in una intervista al Messaggero, monsignor Gianfranco Girotti, Reggente della Penitenzieria del Vaticano, parlando di aborto e pedofilia, ha detto che il primo “viene considerato un peccato riservato, speciale”. Insomma, assoluzione per i secondi non per i primi. Questo per dire come la chiesa oggi, ha pesi e misure differenti su soggetti e peccati. Dire, come ha detto il sacerdote ieri in televisione, che in paesi islamici gli omosessuali sono perseguitati e da noi no, non salva certo molti uomini di clero da bislacchi pregiudizi che hanno verso l’omosessualità. Bene ha fatto Vladimir a ricordare che è il sacerdozio ad avere l’obbligo della purezza e della castità. Noi non siamo sacerdoti!

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In Germania il ministro degli esteri Westerwelle, apertamente gay, sotto accusa: fa viaggi di stato col compagno

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Economia Mondo

In Germania il ministro degli esteri Westerwelle, apertamente gay, sotto accusa: fa viaggi di stato col compagno  Guido Westerwelle, capo della diplomazia tedesca, fece parlare di sé, lo scorso novembre, quando come vicecancelliere e ministro degli Affari esteri della Germania, presentò alla segretaria di Stato statunitense Hillary Clinton, il suo compagno Michael Mronz. Un gesto inusuale ma che piacque molto alla Clinton, sostenitrice dei diritti omosessuali in patria. Di lui le biografie raccontano di un uomo colto, mai sopra le righe, lucido politico tanto da essere stato membro fondatore dell’organizzazione giovanile dell’FDP, il Junge Liberale e durante le elezioni del settembre 2002, candidato Cancelliere per il suo partito. Fu nel 2004, in occasione del compleanno della cancelliera Angela Merkel, che Westerwelle dichiarò pubblicamente la sua omosessualità, presentandosi al ricevimento accompagnato dal suo fidanzato, noto imprenditore di Colonia. Della sua vita privata, però, non ama parlarne.

Ora, però, sono state le opposizione a sollevare una questione che a molti sembrava di normale routine. In questi giorni il ministro è in missione per conto del governo, in Sudamerica, e si è fatto accompagnare da Michael Mronz che, per la cronaca, si è pagato il biglietto aereo e la sistemazione in albergo. Ma alle opposizione tanto non è bastato. Le accuse mosse a Westerwelle sono di “palese” conflitto di interessi. È vero, dicono i suoi detrattori, che Mronz paga di tasca propria tragitto e albergo, ma è grazie alla posizione privilegiata di Westerwelle, che fa affari durante i viaggi di Stato.

Durante una visita in Asia, pare che il piano di viaggio del ministro avesse una sezione chiamata Programma per il ministro federale degli Esteri e Michael Mronz. Probabilmente, come accade alle coppie formate da marito e moglie in quella condizione, si poteva anche trattare di spazi privati, assolutamente fuori dalla missione, studiati dai responsabili e dalla sicurezza per tutelare la coppia. Ma qualcosa di più sostanziale continua ad irritare l’opposizione che vuole vederci più chiaramente in questa vicenda.

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mercoledì 10 marzo 2010

"Pontifex" sito cattolico attacca i candidati omosessuali e sbeffeggia Luxuria: "patrono dei trans"

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Vaticanerie Omofobia

Monsignor Giuseppe AgostinoChe fantasia certi religiosi; quale infausta prosopopea quando intendono darsi di ragione attaccando gratuitamente quelli che per loro sono i nemici. La tanto predicata misericordia vine calpestata ed esorcizzata a propria ragione ed uso. Dicono che i cattolici della chiesa di Roma si occupano dell’anima dei loro fedeli, mai del corpo, men che meno della politica. Falso e con una buona dose di ipocrisia. Sul sito cattolico Pontifex, pare sia un esercizio quotidiano sbeffeggiare omosessuali, transessuali e chi afferma i loro diritti. Intervistato da Bruno Volpe ex vicedirettore di un altro sito cattolico, Petrus, l’arcivescovo emerito di Cosenza, Monsignor Giuseppe Agostino (in foto), sembra un antico Torquemada dei giorni nostri che, se potesse, saetterebbe fulmini e flagelli su noi e su chi osa prendere posizioni positive sugli omosessuali. Domanda Bruno Volpe all’alto prelato:

Va di moda oggi, per divorziati risposati, conviventi e omosessuali praticanti, definirli irregolari, non ritiene che questa definizione abbia attenuato pericolosamente il senso del peccato?
Lo credo. Bisognerebbe chiamare le cose col loro nome e ritengo che questi siano pubblici peccatori. Il medico pietoso fa la piaga verminosa ed oggi si sente la necessità di rimarcare il senso del peccato che abbiamo smarrito.

Che la chiesa cattolica ci ritenga oramai peccatori irredenti è appurato ed è meglio per noi tutti metterci il cuore in pace. Troppo poche e flebili le voci dei distinguo e quelli che credono diversamente dal monsignore cosentino. Ad essere feroci, ma non troppo, ci verrebbe da dire che chiedono a noi una castità per essere accettati che dentro la chiesa sono in molti a non osservare. Tralasciando anche gli squallidi episodi di pedofilia che nei decenni scorsi ha macchiato diverse diocesi che prima hanno negato, poi ammesso ma senza voler dare soddisfazione alla legge degli uomini, e infine sono stati costretti ad aiutare la giustizia umana, a risarcire migliaia di fedeli violati e fare un mea culpa che mai avrebbero voluto recitare.

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Chi sono i candidati lgbt alle elezioni regionali

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Camp Attack

Chi sono i candidati lgbt alle elezioni regionaliCon tutto quello che in questi giorni sta accadendo intorno alle liste per le elezioni regionali, verrebbe voglia di mandare al diavolo tutto e tutti; credo mai si era vista una cosa simile, con i tribunali a redimere tra i contendenti e il governo che decreta, i politici che si scagliano contro la presidenza della Repubblica, le piazze e il disastro. Che baillamme; che paese dei campanelli. Ma il voto è un diritto-dovere da esercitare; è il fondamento democratico di ogni paese civile, il suo alfa. Le regole devono valere per tutti e tutti i cittadini devono poter esercitare il loro diritto di voto. Certo, sibilla qualcuno, chissà cosa sarebbe accaduto; chissà se il governo si fosse speso così velocemente a decretare se il guazzabuglio sarebbe venuto dal centrosinistra. Chissà!

Noi, intanto, teniamo ad informarvi su quelli che sono i candidati dichiaratamente lgbt che troverete nelle liste. Sono diciotto, pochi ma buoni. Capofila di queste candidature non poteva che essere Nichi Vendola, unico omosessuale candidato alla presidenza di una regione, la sua, Puglia. Come è nelle cose è il partito di Marco Pannella ed Emma Bonino ad avere il maggior numero di candidati a marchio lgbt: Chiara Bonora e Paola Montermini in Emilia Romagna, Sergio Rovasio con la Bonino nel Lazio, Roberto Mancuso nella regione di Vendola, il bravo Enzo Cucco in Piemonte, in Lombardia Aldo Gufanti, Francesco Poirè, Luca Piva; Riccardo Cristiano e Marco Marchese in Calabria, Francesco Zanardi in Liguria.

Il resto è spalmato in altri partiti, di centrosinistra. Per l’Italia dei Valori, la presenza del militantissimo Franco Grillini, capolista in Emilia Romagna e responsabile per i diritti civili nell’Idv. Per lo stesso partito, Daniele Casagrande che corre per il consiglio comunale di Venezia. Il Pd pare avere l’orticaria, tanto da aver inserito nelle proprie liste una sola candidata lesbica, Cristiana Alicata, che se eletta andrà in Regione Lazio.

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Vegani come i gay, necessitano di protezione

pubblicato da mario cirrito in: Movimento Culture Mondo

La notizia arriva dall’Inghilterra, terra di cosmo dove oramai le discriminazioni vengono viste e vissute come un arretramento culturale e sociale. Una parte della loro vasta comunità, così come è in altre parti del mondo (pensiamo all’India) è veganiana (o vegana), ma anche astemia; altri atei. Si potrebbe sentenziare che a occuparsi di queste fragili minoranze è tempo da impiegare in altre più dotte faccende. E invece no! Queste persone vanno protette al pari del resto della comunità sociale e, per essere più espliciti, al pari degli omosessuali. Lo ha stabilito la commissione britannica per l’eguaglianza ed i diritti umani che ha pubblicato una serie di linee guida per l’interpretazione della nuova legge sull’eguaglianza presentata dalla sottosegretaria e vice leader del partito laburista Harriet Harman. Una cosa più seria quindi della probabile ilarità che potrebbe stimolare la notizia. Scrivono gli estensori della nuova legge sull’uguaglianza:

“una credenza non ha bisogno di includere la fede o il culto di un dio o di più dei, ma deve avere un impatto su come la persona vive la propria vita e percepisce il mondo”

Che ci sia una certa discriminazione su soggetti che praticano il veganismo o siano astemi o si infervorano sull’inesistenza divina, qualcosa di vero c’è. I vegani, ad esempio, come in tanti sapranno non solo non amano cibarsi di carne e vestirsi di pelle, ma disdegnano pure i derivati animali come uova, latte, burro, strutto e quant’altro. Difficile spesso coniugare un convivio alimentare con chi intende negarsi, per una scelta salutista e fideista, tutto quel che la maggioranza ingurgita. Siamo noi gli errati ad andare in estasi di fronte ad una fiorentina; a non negarci un’alimentazione dove carne, uova e tutto il resto imbandiscono le nostre quotidiane tavole o loro che si cibano di ortaggi, frutta, cereali? Per alcuni, l’alimentazione rappresenta non solo un modo di nutrirsi, quanto piuttosto una maniera per sentirsi in armonia con gli altri esseri viventi, o con l’ambiente, o con se stessi, oppure un sistema per ottenere il massimo beneficio per la salute. Vanno quindi protetti, dicono dalla Gran Bretagna. Al pari degli omosessuali.

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