
Un analista del Library of Congress è stato licenziato per aver messo un “Like” su una pagina Facebook favorevole a due papà come genitori (cliccate qui). Un apprezzamento verso il mondo Lgbt che non è stato ben accettato dal suo datore di lavoro. Una volta scoperta l’azione innocente del suo dipendente, sono iniziati i problemi: recensioni e critiche negative sui suoi incarichi e la minaccia di andare all’inferno per essere un omosessuale da parte di John Mech, il suo capo.
Inoltre, l’uomo ha denunciato di aver ricevuto numerose e-mail con parole offensive, discriminatorie, motivate da argomenti religiosi. L’uomo, esasperato, ha denunciato l’accaduto e si sta facendo assistere da un avvocato che intende fare causa per questo grave caso di omofobia al lavoro.
Via | NbcLosAngeles
Due uomini che si baciano. Due donne che si baciano. Un uomo e una donna che si baciano. Niente di più normale. Tanto che sarebbe meglio dire: “due persone che si baciano”, senza stare a guardare chi bacia chi. Ma non sempre è così, e la pruderie dei social network (e anche dei motori di ricerca) fanno pensare diversamente.
Tra le varie cancellazioni di materiale “delicato” operate da Facebook una è assurta agli onori della cronaca. La foto della polemica annunciava il progetto della ONG Visibile sull’arte gay in cerca di casa: un’iniziativa per ottenere finanziamenti extra al fine di realizzare un documentario sulla creazione di una collezione che riunisce circa mille opere a tematica gay e lesbica di oltre quattrocento artisti provenienti da trenta paesi.
Per poter realizzare il documentario i responsabili della ONG madrilena avevano deciso di realizzare una campagna sponsorizzata su Facebook con una foto del fotografo Juan Hidalgo in cui si vede lo stesso fotografo che bacia suo marito, Carlos Astiarriága (immagine in apertura di post). Ma l’immagine non è piaciuta ai responsabili di Facebook che l’hanno tolta perché violava le norme pubblicitarie del social network. Secondo il codice deontologico di Facebook, infatti, le immagini non devono far riferimento a temi politici, sessuali o ad altre questioni delicati. Ed è in questo contesto che il social network ha deciso di classificare il bacio tra due uomini come “questione delicata”.
Per coprirsi le spalle, comunque, da Facebook hanno comunicato all’associazione che valuteranno il caso, dal momento che alcune pagine vengono eliminate per motivi tecnici e non per il contenuto…
Via + Foto | Ambiente G

Non passerà certo alla storia per essere un videogame di ultimo grido, pieno di effetti speciali, anzi è proprio tutto il contrario! Ma Dys4ia è un simpatico gioco autobiografico che ci invita a sapere cosa si sente quando si cambia sesso.
Anna Anthropy è la creatrice di Dys4ia, un videogame sviluppato a partire dalla propria esperienza di cambiamento di sesso. Il gioco è semplice e le scene lo sono altrettanto, ma si procede per diversi livelli: il rifiuto pubblico, le difficoltà dinanzi ad alcuni aspetti, la prima visita medica…
Giocate a Dys4ia, se volete: vale la pena sbirciare tra i sentimenti di Anna, visto che lei stessa ce lo permette con questo semplice – e istruttivo – giochino.
Via | Ambiente G

Vittoria per Ellen DeGeneres nella battaglia contro i conservatori. L’associazione One Million Moms, che aveva annunciato un boicottaggio contro la catena di abbigliamento JC Penney, ha rinunciato alla protesta.
Monica Cole, direttore dell’associazione conservatrice, ha spiegato a un sito di ispirazione cristiana che è ora di occuparsi di altro e che quella campagna è terminata, anche se comunque molti genitori iscritti all’associazione non torneranno a comprare nei negozi sotto quella insegna.
Se vi ricordate, tutto era nato quando JC Penney aveva scelto come portavoce e volto immagine proprio Ellen: una scelta bollata come inadatta alle famiglie e sbagliata secondo i conservatori che avevano annunciato un boicottaggio contro la società. Per tutta risposta Ellen aveva denunciato l’operazione durante il suo programma e ne era nata una contro-iniziativa di sostegno a Ellen per acquistare proprio da Penny.

Ti hanno diagnosticato una malattia a trasmissione sessuale? Adesso con un clic puoi contattare i partner che hai conosciuto in chat e invitarli a farsi visitare da un medico e sottoporsi a un test, almeno in Gran Bretagna. Più di 30mila iscritta a Gaydar nel Regno Unito hanno giù accettato di ricevere, eventualmente, il messaggio di un ex partner.
Il servizio permette a chi scopre di avere una malattia a trasmissione sessuale (dalla gonorrea ai condilomi, dalla sifilide all’epatite) di rintracciare con un solo clic gli utenti con cui ha avuto contatti e mandare loro un messaggio per avvertirli. L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza della prevenzione e del sesso sicuro e aiutare gli utenti gay a ottenere diagnosi precoci.
Questo progetto è il frutto di una collaborazione tra l’associazione gay Gmfa e i siti di incontri gay Fitlads, Gaydar, Recon e Manhunt. Si può scegliere se mandare una segnalazione anonima o presentarsi con il proprio profilo di chat.
A volte chi scopre di avere una malattia a trasmissione sessuale non ha il coraggio di contattare i partner occasionali con una telefonata o un messaggio oppure non ha neppure più il loro numero. La chat invece viene considerata da alcuni uno strumento più immediato e “facile”; e comunque rimane solo una delle possibilità per rimettersi in contatto con qualcuno. Meglio così che il silenzio, no?
Chi l’avrebbe mai detto che chattando per incontrare qualcuno - obiettivo quattro chiacchiere oppure quattro salti sul letto - si poteva lottare per i diritti civili? Eppure è quello che sta tentando di fare Grindr, la popolare app che permette di individuare i gay nei dintorni e contattarli.
Visto gli scarsi risultati che si ottengono in genere con Grindr per incontrare (eccetto a Tel Aviv, dove l’ho trovato efficacissimo), forse l’app si rivelerà più efficace nella promozione dei diritti civili. Fatto sta che è nata da poco Grindr for Equality, uno strumento per diffondere informazioni e consapevolezza sulle campagne per i diritti civili.
Si va dalla lotta per l’abolizione del Don’t Ask, Don’t Tell, al No alla Proposition 8, come sottolinea Joel Simkhai, fondatore e Ceo della società. Sincero impegno civile oppure il tentativo di crearsi una bella immagine? Forse conteranno i risultati.
Devo ringraziare Sandro Roccia, sagace autore del blog InWonderBlog, per avermi fatto conoscere “Super G“, una serie tv a basso costo che Fox ha realizzato e lanciato prima su FlopTv, con Francesco Montanari e Riccardo De Filippis
I due protagonisti, Super Cane e Super Cicala, sono due supereoroi un po’ improbabili che stanno insieme: sono ovviamente gay, ma anche coatti. Dentro le loro calzamaglie attillate si nascondono Montanari e De Filippis, passati dalla Banda della Magliana di Romanzo Criminale alla prima coppia di supereroi gay della tv italiana. Super Cane va fiero delle sue borchie e non ha molta cura del guardaroba, ma è mortalmente geloso del suo fidanzato, mentre Super Cicala è un vero fashion victim ed è un fan di Audrey Hepburn; il loro acerrimo nemico, La Madre Nera, è vestito da suora. Da ridere fino alle lacrime!
E poi diciamolo: quanto ci piace Francesco Montanari, indimenticabile Libanese in Romanzo Criminale? Senza contare che hanno dimostrato come si può ridere con due personaggi gay, senza fare dei gay le solite macchiette.
Due ragazzi gay che si abbracciano, che sono insieme in vasca, che si passano il gelato da mangiare insieme…
E il titolo “What’s wrong with it?” che sottolinea come il tutto non sia affatto un errore. Sebbene loro due non siano gay.
Un video simpatico (ehm tralasciamo sulla parte musicale, ok) e poi uno dei due è pure caruccio!

Per San Valentino Google ha realizzato uno dei suoi doodle. Si tratta di un doodle animato che racconta una storiella: un lui che cerca su internet un regalino da fare alla sua lei. Tutti i regali che trova non vanno bene alla morosa. Solo l’ultimo conquista la bella ragazza: una corda per saltare insieme.
E qui il doodle inizia a presentare una serie di riquadri con coppie che si amano: la principessa e il ranocchio, un cane e un gatto, il web e i cellulari un biscotto e la busta di latte, un astronauta e un alieno, un uomo e una donna. E due maschietti (che, da quel che interpreto io, sono vestiti per andare a sposarsi). A riprova che la festa degli innamorati è per tutti, senza distinzione di orientamento sessuale.
Dopo il salto, il video di tutto il doodle.
Continua a leggere: Una coppia gay nel doodle di Google per San Valentino

Si è aperto un caso su Internet, in seguito ad alcune frasi di stampo omofobo appartenenti ad un profilo Facebook che segnava il nome di Giuseppe Povia. Dichiarazioni omofobe con insulti che hanno scatenato un vero e proprio putiferio. Ecco quelle “più gentili”:
“Adesso ho capito. Che, per caso fate tutti parte dell’Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate”
La voce ha iniziato a circolare tra Facebook e Twitter proprio per la gravità delle parole apparentemente pubblicate dal cantante, non nuovo a polemiche (ricordate ancora “Luca era gay”?). Ma lui poi replica e smentisce categoricamente il tutto:
“Quello è un profilo fake, falso, che abbiamo provveduto a segnalare e che ora è stato sospeso”
Via | Corriere