Verrebbe da dire: cose dell’altro mondo! Secondo alcuni altolocati del Pdl, parlare di diversità non include gli omosessuali e l’omosessualità. In quel seminario che si svolgerà a Verona, venerdì e sabato prossimo e che ha per titolo Diversità come valore, gli omosessuali non devono essere contemplati, figurarsi una loro infausta partecipazione. Ne sono convinti i pidiellini veronesi guidati dall’ex assessore provinciale Maria Luisa Tezza e dall’ex presidente del consiglio provinciale, Massimo Galli Righi, che hanno sollevato un polverone sull’iniziativa protestando vivacemente contro il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, che ha avvallato il programma e concessa la Sala Rossa della Provincia.
Per loro, le diversità erano quelle trattate dalle Acli, del Cestim, della Comunità di Sant’Egidio, del Consiglio Italiano per i Rifugiati e dell’Enar (European Network Against Racism); mica anche quelle di Arcigay. Che fossero anche loro patentati a dibattere di diversità? No, certo che no! E così hanno riempito di mail di contestazione, la posta elettronica del presidente provinciale.
Giovanni Miozzi, eletto lo scorso anno nelle liste Pdl, non si è fatto intimidire dai suoi colleghi politici; tra le tante competenze istituzionali ha anche quella sulle Pari Opportunità e, a quanto è dato sapere, i gay in questo diaframma di discussione ci possono stare benissimo. A trattare di diversità, verrebbe a chiunque l’idea di invitare qualche esponente del mondo omosessuale. Chissà cosa avevano in testa i contestatori del seminario, cosa pensavano si dovesse discutere in un tema sulle diversità.
La notizia arriva dall’Inghilterra, terra di cosmo dove oramai le discriminazioni vengono viste e vissute come un arretramento culturale e sociale. Una parte della loro vasta comunità, così come è in altre parti del mondo (pensiamo all’India) è veganiana (o vegana), ma anche astemia; altri atei. Si potrebbe sentenziare che a occuparsi di queste fragili minoranze è tempo da impiegare in altre più dotte faccende. E invece no! Queste persone vanno protette al pari del resto della comunità sociale e, per essere più espliciti, al pari degli omosessuali. Lo ha stabilito la commissione britannica per l’eguaglianza ed i diritti umani che ha pubblicato una serie di linee guida per l’interpretazione della nuova legge sull’eguaglianza presentata dalla sottosegretaria e vice leader del partito laburista Harriet Harman. Una cosa più seria quindi della probabile ilarità che potrebbe stimolare la notizia. Scrivono gli estensori della nuova legge sull’uguaglianza:
“una credenza non ha bisogno di includere la fede o il culto di un dio o di più dei, ma deve avere un impatto su come la persona vive la propria vita e percepisce il mondo”
Che ci sia una certa discriminazione su soggetti che praticano il veganismo o siano astemi o si infervorano sull’inesistenza divina, qualcosa di vero c’è. I vegani, ad esempio, come in tanti sapranno non solo non amano cibarsi di carne e vestirsi di pelle, ma disdegnano pure i derivati animali come uova, latte, burro, strutto e quant’altro. Difficile spesso coniugare un convivio alimentare con chi intende negarsi, per una scelta salutista e fideista, tutto quel che la maggioranza ingurgita. Siamo noi gli errati ad andare in estasi di fronte ad una fiorentina; a non negarci un’alimentazione dove carne, uova e tutto il resto imbandiscono le nostre quotidiane tavole o loro che si cibano di ortaggi, frutta, cereali? Per alcuni, l’alimentazione rappresenta non solo un modo di nutrirsi, quanto piuttosto una maniera per sentirsi in armonia con gli altri esseri viventi, o con l’ambiente, o con se stessi, oppure un sistema per ottenere il massimo beneficio per la salute. Vanno quindi protetti, dicono dalla Gran Bretagna. Al pari degli omosessuali.
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Ma quale Il più grande italiano di tutti i tempi come è stato incoronato dal recente format di Rai Due condotto dal giovane e spigliato Facchinetti; Leonardo non era affatto italiano ma arabo. E come lui, quello che per molti fu il suo discepolo e amante, Gian Giacomo Caprotti, detto “il Salai”. A confutare questa ultima scoperta uno studio condotto da Alfred Breitman e Roberto Malini del Gruppo Watching The Sky, associazione impegnata nelle ricerca di opere d’arte perdute e delle tracce biografiche sconosciute dei grandi artisti del passato.
Già quel soprannome di Caprotti, se vogliamo, ci porta verso altri lidi mediorientali e, ancor più probabilmente, è proprio Leonardo ad attingere dalla sua esistenza, fattezze e origini arabe. Se questa ipotesi dovesse rivelarsi sciebntificamente esatta, si dovrebbe riscrivere una nuova pagina per il grande artista che fino ad ora le biografie ci dicono figlio di un notaio e di una contadina. Breitman e Malini si dicono certi di quanto affermano, e l’inconfutabilità delle loro certezze, pare arrivi da uno splendido quadro di Leonardo: La donna con l’ermellino.
“Lo affermiamo con grande convinzione, in base ad alcune evidenze. La più importante è costituita dal ritrovamento di un’impronta digitale di Leonardo sul dipinto ‘La dama con l’ermellino’. Secondo l’antropologo Luigi Capasso la tipologia dell’impronta è caratteristica del 60 per cento degli individui provenienti dai paesi arabi. L’ipotesi di un origine araba del maestro non è tuttavia nuova. È risaputo che il nome della madre di Leonardo, Caterina, era attribuito con frequenza alle schiave arabe acquistate in Toscana e provenienti da Istanbul”.
Continua a leggere: Leonardo e il suo "protetto" discepolo Salai erano arabi?

E figuriamoci se all’appello, nel momento in cui Barack Obama ha promesso di voler annullare il “Don’t Ask, Don’t Tell“, non poteva mancare il malinconico nostalgico dei bei tempi che furono. L’opinione del generale marines James Conway è contraria alla proposta (e alle intenzioni) del Presidente degli Stati Uniti d’America. E la motivazione suona come una delle più improbabili e insensate:
“Secondo me si dovrebbero lasciare le cose come sono perchè, dovremmo chiederci se questo migliorera’ le capacita’ di combattimento del corpo”
Se tutti fossero stati cauti nelle innovazioni come lui, probabilmente adesso stareste leggendo questo blog inciso su una caverna di pietra. Comandante Conway, respiri e sorrida al mondo: le assicuriamo che dai cannoni non spareremmo glitter fucsia…(anche se sarebbero meno dannosi… )
Foto | MarineCorpsTimes
Se a marzo, gli elettori crederanno in lei; alle dichiarate volontà laiciste, ai decenni di militanza a favore dell’aborto, del divorzio, contro ogni forma di clericalismo, ad un rispetto e fattibilità dei diritti LGBT, sarà lei, Emma Bonino, radicale, vicepresidente del Senato, nata a Bra (Cuneo) il 9 marzo 1948, a governare una delle regioni più importanti e complicate del nostro Stato, il Lazio. Per meglio conoscerla esce in questi giorni nelle librerie: Alfabeto Bonino, a cura di Cristina Sivieri Tagliabue (Bompiani, Collana Grandi PasSaggi). Di una “fuoriclasse” della politica italiana come Emma Bonino, si sa molto ma forse non abbastanza. C’è lei nel partito che accoglie gli omosessuali del Fuori di Angelo Pezzana; c’è lei con Adele Faccio che aiuta le donne ad abortire all’estero con il Cisa; come è presente nei momenti bui della politica interna ed estera. Un alfabeto librario che narra la cocciutaggine femminile o quella di una vita in keywords di una donna che lotta per i diritti civili da sempre.
Quando a Milano, i due si incontravano, e lo facevano spesso con la freschezza dell’età e la bellezza dei loro corpi, sembrava di sentire una sinfonia roboante, beethoviana: ora calma e suadente, poi impetuosa come un monte che scende franoso a valle. Si chiamavano Umberto Pasti e Mario+Mieli. Probabilmente il loro era un amore amicale, turbolento e inimitabile come solo l’età giovane sa rappresentarlo. Dopo la tragica scomparsa di Mario e l’uscita di Il risveglio dei Faraoni, Pasti si trasferì in Marocco, a Tangeri. Ora per Bompiani è in uscita un bel libro in cui Umberto narra la sua passione per la botanica e, probabilmente, per quei luoghi e persone di cui ci si occupa poco. Giardini e no. Manuale di resistenza botanica (Collana Overlook), ci ricorda che dentro ognuno di noi esiste un giardino, che sia moresco o giapponese poco vale se non si riesce a trarre il profumo dei fiori e delle essenze che scaturiscono dalla ribelle terra. Ci sono mille giardini, leziosi o fantastici, da signore per bene o asfittici e meccanici. E forse il nostro è ancora atro.
Sempre per Bompiani (Collana Classici), Fernanda Pivano, Diari vol. II [1974-2009] a cura di Enrico Rotelli con Mariarosa Bricchi. Questo secondo volume completa la pubblicazione degli scritti autobiografici di Fernanda Pivano, dopo il primo volume che copriva gli anni 1917-1973. I volti letterari sono quelli amati in vita dalla Pivano; da Bret Easton Ellis a Jay McInerney, da David Leavitt a Barry Gifford, da Don de Lillo a Jonathan Safran Foer, Gore Vidal, Chuck Palaniuk, e tanti altri. La narrativa americana, certo, cara all’autrice, ma anche storie di umano affetto per compianti personaggi della nostra cultura come Fabrizio De André o Pier Vittorio Tondelli. Un libro irrinunciabile.

In Francia si è sollevato un polverone per la campagna contro il fumo promossa da Droits des Non-Fumeurs. Come vedete nella foto, infatti, sono rappresentati dei giovani - di entrambi i sessi – che fumano, ma, in realtà, simulano un rapporto orale inginocchiati dinanzi ad un uomo.
Gli organizzatori intendono creare un effetto scioccante che abbia impatto sui giovani, che considerano le sigarette come simbolo di emancipazione e libertà, quando, invece, si tratta solo di dipendenza e sottomissione. Ci tengono a precisare, poi, che nelle immagini non vengono mostrate in alcun modo scene che alludano a violenze o ad abusi.
Simpatica la difesa della campagna da parte di Antoinette Fouque, militante per l’emancipazione delle donne, che ha affermato che “la pratica della fellatio non provoca cancro”.
Lo confesso con orgoglio: da alcuni anni, nella mia dichiarazione dei redditi, destino l’otto per mille alla Chiesa Valdese. Un gesto e un sostegno che mi sembra accompagnato bene dalla loro cultura, dalla loro fede e soprattutto dalla civiltà di accoglienza che da sempre è nel loro dna fideista. E chiedo, ad amici e conoscenti, nel caso mi interpellino, di fare lo stesso. Ora, proprio loro, l’Unione delle chiese metodiste e valdesi, stanno usando quei soldi per una campagna quasi necessaria: rendere laicità ad uno Stato sempre più sincrono con un clericalismo di bandiera che poco si coniuga con le necessità di un paese che dovrebbe difendere se stessa e gli altri da certe incursioni.
La Campagna di comunicazione umana la vedremo in molte città, con cartelloni che invitano alla tolleranza, all’accoglienza, all’essere umano come entità di rispetto. Ci chiamate schiave, prostitute, trans. Siamo come voi. Persone. Vale anche per i disoccupati, per i nuovi schiavi del lavoro, per chi ha il colore della pelle diversa, per gay e lesbiche. Ha dichiarato la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola Valdese
“Con questa campagna abbiamo voluto segnalare con la forza delle immagini che ci sono pezzi di umanità che in Italia vivono ai margini della società, bisognosi di protezione, invece che di violenza e maltrattamenti. Con questi poster vogliamo ricordare agli italiani che la dignità umana è inviolabile, ma anche che la nostra società è plurale, e che questa pluralità è un dono, una ricchezza che reputiamo essere una formidabile opportunità proprio per il nostro paese e i suoi cittadini tutti”.
Continua a leggere: La Chiesa Valdese: "Facciamo qualcosa di laico", anche per gay e trans
Il Parlamento europeo ha deciso che la Croazia, la Macedonia e la Turchia debbano dimostrare di poter offrire “protezione sincera” alle persone gay, prima di poter entrare nell’Unione europea I tre Stati sono stati criticati per i record negativi verso i diritti Lgbt e gli aggiornamenti dati al Parlamento Europeo: per questo è stato ricordato a loro che le protezioni e le leggi anti discriminazioni non sono negoziabili. Per esempio, la Croazia, nel 2009, era stata criticata per il divieto del Zagreb Pride e per il fallimento dell’aumento di leggi antidiscriminatorie.
In Turchia, il codice penale del Paese sollevava preoccupazioni nel “permettere persecuzione sistematica” di gay, bisessuali e transgender, mentre alla Macedonia c’erano dubbi sulla discriminazione verso l’orientamento sessuale e identità di genere. Per questo motivo, Ulrike Lunacek, vice presidente del Parlamento Europeo per i diritti Lgbt, ha dichiarato:
“Sono felice che i nostri rapporti ed emendamenti in merito ai diritti Lgbt della Macedonia e della Croazia siano stati presi in considerazione dal Parlamento europeo. Abbiamo riaffermato le basi contro la discriminazione e preteso che vengano applicate dai paesi candidati all’ingresso”
Fonte | Lgbt-ep

Tommaso Montebello è capogruppo dell’Italia dei Valori, a Forlì, e denuncia il clima di lunedì sera, durante il consiglio comunale, tenutosi in merito all’omofobia. E sottolinea, senza mezzi termini, un’opposizione retrograda e oltranzista. Spiega la sua scelta di indossare, in quell’occasione, un triangolo rosa, per ricordare la violenza sugli omosessuali nei campi di concentramento nazisti. Era un modo per affrontare l’argomento, per parlare di discriminazione e per ricordare gli eventi drammatici che hanno colpito l’intero Paese:
“La Lega ,uscendo dall’aula, ha dichiarato di non essere interessata al problema; alcuni consiglieri dell’opposizione invece durante i loro interventi, facendo finta di non capire e tentando di dare un’interpretazione strumentale all’ordine del giorno, hanno dichiarato che avrebbero votato contro perchè condannare questa forma di discriminazione che si traduce in atti di violenza psicologica e persino di violenza fisica, avrebbe significato accordare un’apertura nei confronti delle unioni civili tra omosessuali”
Ma la cosa che più lo ha preoccupato e sconcertato è stata la reazione di due oppositori (sempre del centro destra) in merito al sensibilizzare la società sull’omofobia. Montebelli ha raccontato:

Un gruppo di ragazzi milanesi ha organizzato e programmato un Pride a Milano, nel quale poter parlare della condizione omosessuale nel mondo. Ospiti, Manvedra Singh Gohil, principe indiano che parlerà della situazione in Asia, e Rania di Giordania che parlerà invece delle donne nei paesi arabi, all’interno di questa manifestazione. Le due conferenze dovrebbero avvenire in estate, spostate in autunno in caso di improvvisi impegni dei due ospiti mondiali.
Saraà una rassegna di grande rilevanza culturale: addirittura, si parla, a livello teatrale, di un reading di Ian McKellen, con l’interpretazione di un grande attore cinematografico, nei panni di un omosessuale. Gli enti territoriali sembrano anche interessati a dare il loro contributo alla manifestazione culturale, insieme anche a quelli privati.
Foto | LaStampa