
Probabilmente il mito gattopardiano dove l’uomo decideva e la donna eseguiva ossequiosa e silente non esiste più da tempo. Più verosimilmente, oggi l’erotismo ha cambiato rappresentazione che da pubblica si è fatta sempre più privata, riservata, anche grazie alle tecnologie telematiche e alle community internet che offrono servizi alle coppie e ai singoli e la possibilità di realizzare ogni sogno erotico, di qualunque natura.
La Sicilia pare emergere più di ogni altra regione nel fenomeno intrigante dei sessi; delle coppie scambiste; di gay, transessuali, travestiti, nuove e vecchie forme di piaceri. Come una deliziosa e compiacente omertà, tutto avviene con la grazia della discrezione, tra insospettabili individui che cercano nuovi infervoramenti in un rapporto a due stanco della solita routine.
La parte della leonessa è tutta al femminile. E’ la donna che diventa intraprendente; che vede l’uomo stanco e che, per sopperire a certe defaillances del tramontato mito del maschio siculo, cerca nuove ed esaltanti esperienze con altri maschi. Ma tante di loro, liberandosi da certi cliché, si buttano tra le braccia di altre donne desiderose di scoprirsi bisex.
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La scuola italiana come fucina di discriminazioni; luogo dove gli studenti forgiano le proprie incomprensioni contro gay, lebiche, rom, portatori di handicap? Pare sia così, secondo una ricerca della Fondazione Intercultura onlus, presentata ieri all’Università di Reggio Emilia, intitolata: “L’altro tra noi”. Secondo il parere degli studenti italiani intervistati, la diversità è condizione di svantaggio sociale. La ricerca toiccava tre temi fondamentali: l’omosessualità, i rom e gli handicapati, distinguendo anche coloro che da immigrati professano una religione diversa da quella cattolica.
Gli intervistati sono stati complessivamente 1.432 tra studenti liceali e iscritti agli istituti professionali, dal nord al sud. Soffermandoci ui numeri, il quadro complessivo che viene fuori è che i ragazzi, per una o più ragioni, non accettano, ad esempio gli stranieri percepiti dagli stessi in misura maggiore di uelli che realmente il nostro paese ospita attualmente. Sembrano spaventati da quello che non da oggi è un mondo diverso, che però non riesce nell’integrazione, non ce la fa a senire la diversità come ricchezza anche culturale.
Per quel che riguarda i rom (anche di religione musulmana), Focus group, temi e interviste egnalano una intolleranza quasi maniacale tra gli adolescenti nostrani. Nel parallelo tra religione cattolica e musulmana, quest’ultima viene percepita come una “religione dura”. Quasi il 90 per cento degli studenti liceali e un 76 per cento dei frequentatori degli istituti professionali, pensano che essere rom vuol dire avere parecchi svantaggi sociali.
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“Gli omosessuali sono cose che non portano all’aumento della popolazione”. La sprezzante dichiarazione è del professor Emilio Biagini, docente di geografia alla Facoltà cagliaritana di Lingue straniere, che a maggio scorso mise in subbuglio l’ateneo e salì agli onori della cronaca dei media locali e nazionali per via di tre testi in cui snocciolava una serie di concetti che per molti puzzavano di omofobia, xenofobia e fondamentalismo religioso.
L’anziano professore genovese, affermava, tra l’altro, che l’aids non fosse affatto una epidemia perché riguardava due cespiti precisi della popolazione: i drogati e gli omosessuali. Si era poi scagliato contro il rock, reo di aver dato il via a sballi e ai Black Bloc. Non contento di cotante teorie che fecero strabuzzare gli occhi persino ai suoi colleghi, attaccò la teoria dell’evoluzione di Newton e non salvò neppure Giordano Bruno: “Solo una spia eretica che tradiva i fedeli della Chiesa cattolica per consegnarli al boia”.
Tanto integralismo e vituperio verso alcune categorie umane, non si erano sentite da tempo, forse superando alcune tragiche prese di posizione che la storia umana ha dovuto tragicamente vivere e sopportare. In molti, studenti compresi, si ribellarono e chiesero il ritiro di quei testi dalla Facoltà.
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Da oggi è festa, incontri, sport, concerti, musica, notti folli. Copenhagen ha raccolto lo scettro passato da Montréal e infervora la bellissima città con la seconda edizione dei World Outgames. I numeri sono quelli importanti, perché così come è accaduto nella città quebechese, ad affiancare gli organizzatori ci sono le istituzioni, gli sponsor, l’Ente del Turismo, le organizzazioni e tutte le realtà commerciali glbt.
A partecipare alle manifestazioni sportive, quasi 12 mila partecipanti provenienti da 111 paesi, mentre la città delle biciclette e dell’accoglienza, avrà quasi 600 mila persone che seguiranno non solamente le gare sportive, ma i tanti concerti, le conferenze mondiali contro la discriminazione, la Parata Gay e, naturalmente le lunghe notti insonne in disco e nei tanti locali che si son vestiti a festa per festeggiare l’evento. Anche gli hotel e tutte le strutture ricettive ricevono gli ospiti glbt con riguardo e prezzi adeguati.
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«Un uomo costantemente in ricerca del Bello e del Buono, ma anche di quel Dio che aveva peraltro mai avversato, che aveva forse elegantemente rispettato, ma dal quale si fece pienamente abbracciare dopo l’esperienza drammatica del carcere». A saziare di rispetto e di attenzioni il dandy Oscar Wilde e a tessergli lodi con un bell’articolo è, udite udite, l’”Osservatore Romano”, l’organo ufficiale della Chiesa di Roma. Che il quotidiano papale si occupi del poeta non deve scandalizzare, anche perché su certe note, anche il Vaticano riesce a parlare di omosessualità e omosessuali senza proferirne il nome.
Va anche ricordato che Wilde fu ricevuto in Vaticano, in udienza privata da Pio IX, nel 1877. Il Papa, allora, disse allo scrittore irlandese che la via era tracciata, per “giungere alla città di Dio”. Pare che in una stagione di revisionismi, anche la Chiesa voglia far suo il “redento” Wilde, tanto da scrivere che l’artista era anche altro, oltre al mero esteta o all’icona gay.
A celebrare Wilde dalle pagine vaticane è in realtà un libro, un saggio di Paolo Gulisano, edito da Ancora: “Il ritratto di Oscar Wilde”. Secondo Gulisano, Oscar Wilde rappresenta ancora ai giorni nostri un mistero non del tutto svelato. Bisogna ancora parlare di lui e occuparsene per capire non soltanto l’uomo e il perseguitato, o quello che di lui conosciamo.
Ogni tanto qualcuno racconta di una Pechino, avvolta dalle tenebre della censura, che cerca una rivalsa di libertà, anche sessuale; sprona la propria fantasia e riesce a far emergere un mondo misterioso orpellato di cerimoniose drag queen, ragazzi truccati come geishe in un “modern love” bowiano, fanciulle che sognano altre fanciulle. Mostri sacri dell’immaginazione ma anche racconti di vita gay che nessuno osa chiamare col proprio nome. Certo, la Cina di Mao, del proletariato e delle campagne è oramai un dipinto stantio, obsoleto agli occhi dello sviluppo moderno e globale cui si è assoggettata l’impero dei sogni a mandorla; ma come ben conosciamo tante libertà, anche sessuali, restano clandestine, border line.
Clandestina la vita gay, lesbica, transessuale, bisessuale; raccontata mai indicata nei luoghi e nelle persone. Clandestino un libro che ha fatto furore su internet lasciando nel mistero il magnifico autore per non cacciarlo nella rete della persecuzione e del castigo. Ora, viene pubblicato in Italia da Nottetempo. Titolo: Beijing Story.
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Grazie ad un contributo di un milione e mezzo di dollari, offerto dall’associazione «HGLC - Harvard Gay and Lesbian Caucus», la prestigiosa Università di Harvard Usa avrà una cattedra di studi GLBT, la prima nel suo genere in USA, rispetto ad altri atenei dove si tenevano semplici corsi sulle sessualità, come l’Università di Louisville, nel Kentucky, che aveva un corso di studi in razze, genere e sessualità. Un fatto tanto importante che di questa nuova iniziativa ne hanno parlato il New York Times, il Guardian e i principali mass media americani, spiegando come questa nuova cattedra darà ulteriore prestigio alla Harvard University, ma sarà anche un punto di sostegno e di interesse anche per gli studenti e i docenti non omosessuali ma interessati all’argomento.
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«Hai visto che bel sole, mi verrebbe da stare qui con te a guardare il cielo di questa Milano che amo, ma non voglio far arrabbiare le signore giù». Vladimir Luxuria, nei tanti anni che la conosco è più bella, saetta come una manequin , ha un bel sorriso che le illuminano gli occhi penetranti e la semplice eleganza di un vestito che le dona sobrietà e fascino. Ci troviamo in un’ampia stanza, disadorna della Fnac di via Torino; nella sezione libri le sedie sono già tutte occupate, per lo più signore che tengono in mano come un reliquiario il libro di favole di Vladimir Le favole non dette, edito da Bompiani e recensite anche qui dalla brava Egizia Mondini. Quando torno in sala sono lì, un po’ a rumoreggiare per quel ritardo che non sanno dovuto anche a me, per via di una chiacchierata per i nostri amici lettori di Queerblog.
Allora Vlady, come è nata questa idea di un libro di favole così speciali; alcune poi si rifanno a Pinocchio o a qualche altro personaggio della letteratura favolistica.
Intanto non mi sono voluta discostare dai temi che mi sono cari da sempre: far conoscere le cosiddette diversità; avrei potuto scrivere un libro sul “dietro le quinte di Montecitorio”, vizi e virtù dei politici italiani. Avrei potuto scrivere cosa succede sull’Isola, ma tutto questo è un po’ fuori dai miei temi. Forse di quel che parlo e scrivo è meno commerciale e anche più scomoda, ma certamente più utile. Quindi ho deciso di scrivere di persone che affrontano il tema del transgender visto con gli occhi del bambino, attraverso la formula della favola.
Non ci concedono diritti? In Italia i politici hanno capito che per affondare una maggioranza basta proporre una legge sulle coppie di fatto anche per persone dello stesso sesso? La Chiesa mobilita migliaia di persone per “affermare” la famiglia modello Betlemme? Prendiamoci una vacanza.
A quasi tre ore di volo da Sidney e ovviamente giorni di viaggio dall’Italia si arriva in Nuova Caledonia. Paradiso del Pacifico, Perla d’oltreoceano francese, le guide turistiche descrivono questo arcipelago unico, incantevole, un “must”. Le guide gay ci informano soltanto che in questo “paradiso terrestre” l’omosessualità non è un reato avendo assorbito il codice penale francese (La Nuova Caledonia è un territorio francese d’oltreoceano che fortemente sta richiedendo l’indipendenza) ma no le varie leggi sulle coppie di fatto (dai che sorpresa!). Meglio di niente. Almeno si può arrivare in Nuova Caledonia senza la preoccupazione di andare in galera per essere soltanto gay.
Noumea, la capitale, è…così così. Il centro storico è bruttino, mentre la parte costiera di Anse Vata è molto più scenografica. Dico subito, per togliere ogni forma di speranza, che non esiste gay-life, quindi no disco, bar, caffè, saune a tema. I gay della Nuova Caledonia, se non emigrano in altri Paesi sono schermati dietro le chat…oppure si incontrano nella pineta per l’inevitabile cruising area segnalata a Baie des Citrons.
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Sydney. Incontrai Michael molto tempo fa e fu subito amicizia. Un uomo puro, reale, sincero, affidabile…onesto. Un amico caro, tenero, vicino. Un padre presente. Un gay. Ho deciso di pubblicare la sua storia per testimoniare a favore di quegli uomini (ma anche donne) che spendono parte della propria vita creando una famiglia “regolare” per poi scoprirsi o ammettere che il proprio orientamento sessuale preponderante è omosessuale. Il risultato? Strabiliante.
Ciao Michael, vuoi presentarti ai lettori di queerblog?
Certo. Mi chiamo Michael, ho 43 anni. Australiano. Padre di un ragazzo di 16 e di una bambina di 12. Sposato per 10 anni dopo 2 anni di fidanzamento. Cattolico di nascita con le giuste revisioni durante la mia crescita sia spirituale che culturale.
Dove hai conosciuto tua moglie e come potresti descrivere gli anni di matrimonio?
Ci siamo incontrati e piaciuti durante l’università. Il matrimonio fu bellissimo e per anni siamo stati felicissimi circondati da un forte e profondo amore.
Avevi avuto rapporti omosessuali prima del matrimonio?
In realtà sono sempre stato attratto dagli uomini, ma non riuscivo ad accettarne l’idea. Ho avuto 2 esperienze omosessuali durante l’adolescenza ma le classificai come “normali” per quell’età.
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