Un imprenditore di 49 anni, di Fermo, nelle Marche, è stato vittima di un raggiro che sembra quasi incredibile. Informato da un conoscente dell’esistenza di un gruppo che, attraverso metodi non riconosciuti ufficialmente, riusciva a guarire individui da infertilità, tumori, Aids. Ma, l’uomo venne anche a sapere che queste persone erano anche in grado di guarire dall’omosessualità:
“La stessa persona, che conosceva il problema di mio figlio, mi ha raccontato di un giovane omosessuale che era diventato etero’ dopo aver preso parte all’attività del gruppo. La sua storia era stata ripresa anche dal cantante Povia che aveva scritto, ispirandosi a lui, la canzone presentata a Sanremo, intitolata Luca era gay‘.”
Solo successivamente, l’imprenditore comprese che il gruppo, in verità, era una setta con costi sempre più alti:

Mara Carfagna, interpellata da Belpietro, tra le tante domande che le hanno rivolto, ha risposto anche in merito alla questione se il nostro Pease fosse omofobico:
“Non direi ma ci sono stati episodi che hanno evidenziato una certa intolleranza nei confronti delle persone omosessuali.”
E ne approfitta per ricordare della campagna contro l’omofobia, da lei inaugurata, che ha intenzione di far continuare:

Può un politico, in piena campagna elettorale per le elezioni regionali, mettere in campo oltre alla verve che gli è propria sulle questioni di territorio, di gestione della cosa pubblica, dei problemi del suo elettorato e della sua regione, anche una liason più personale, quasi intima, che serva a conoscerlo anche nelle sue ragioni personali, familiari; nelle sue scelte che bypassano la politica stessa per narrare una condizione poco esaltante in questo paese, come quella di essere omosessuali; esserlo da cittadino ancor prima che da politico?
Nichi Vendola, politico navigato prima in Parlamento e poi, a furor di popolo, come governatore della sua regione Puglia; poeta riconosciuto e aedo di questo travagliato mondo; amato e disprezzato quasi senza una linea intermediaria; presente come pochi agli appuntamenti del movimento, ha rilasciato una intervista ad un settimanale, in cui racconta gli esordi e il dopo della sua vita omosessuale in famiglia.
“Per i miei genitori la rivelazione fu sconvolgente. Il dolore e l’incomprensione fra noi sono durati molti anni. Non ci siamo mai dati l’esilio vicendevolmente, ma è stata dura”.
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Arrivano altre gentili e comprensive parole nei confronti dei matrimoni gay, da parte dell’Arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, in un momento in cui proprio i cattolici sono in fermento all’interno del Pd (citofonare Paola Binetti e il suo abbandono al partito):
“Dare via libera alle nozze gay sarebbe qualcosa di devastante per la società. Guai a quei politici che, definendosi cattolici, si adoperano in questo senso: sarebbe un atto gravemente immorale”
Insomma, uno scenario apocalittico alla “2012″, in una città, Bologna, che ha siglato una specie di alleanza con l’Arcigay, per la lotta in favore dei matrimoni omosessuali. Più volte, il sindaco Delbono, si è dovuto malauguratamente rifiutare di dare unione riconosciuta legalmente a due persone dello stesso sesso. E ha più volte ribadito la necessità che in Parlamento arrivi una legge per equiparare la parità dei diritti di coppie gay e lesbiche, come già avviene in molti Paesi dell’Europa. E, quelle parole, troppo comprensive, hanno trovato opposizione da Caffarra:

Paola Binetti al Pd era diventata, ultimamente, molto scomoda. Aveva osteggiato fortemente un’eventuale apertura verso il popolo Lgbt, nonché minacciato di andarsene di fronte all’eventuale candidatura di Emma Bonino a presidente della regione Lazio. E anche il nostro Mario Cirrito, durante la diretta dell’incontro Arcigay a Perugia, aveva sottolineato la presenza “ingombrante” della Binetti, all’interno del partito. Ed ecco la recente notizia: lei ha abbandonato il Pd. Bersani commenta così l’annuncio:
“So che a qualcuno potrà sembrare strano, ma lo dico sinceramente: l’allontanamento dell’onorevole Binetti è quello che mi dispiace di più. Non posso, ovviamente, condividere le sue motivazioni, in particolare a proposito della candidatura di Emma Bonino.”
Ma del resto, già oggi la Binetti aveva dichiarato che il Pd è fallito e ha accusato Bersani di non essere mai stato a capo della sintesi coi cattolici. E ha concluso, con un’accusa ben precisa e mirata (la solita, del resto):
“Io volevo restarci, nel Pd. Ma vista l’insistita e menzognera tendenza a dimostrare che tra la cultura cattolica e quella radicale non ci sono differenze, restare non ha più senso”
Foto | Panorama

Tommaso Montebello è capogruppo dell’Italia dei Valori, a Forlì, e denuncia il clima di lunedì sera, durante il consiglio comunale, tenutosi in merito all’omofobia. E sottolinea, senza mezzi termini, un’opposizione retrograda e oltranzista. Spiega la sua scelta di indossare, in quell’occasione, un triangolo rosa, per ricordare la violenza sugli omosessuali nei campi di concentramento nazisti. Era un modo per affrontare l’argomento, per parlare di discriminazione e per ricordare gli eventi drammatici che hanno colpito l’intero Paese:
“La Lega ,uscendo dall’aula, ha dichiarato di non essere interessata al problema; alcuni consiglieri dell’opposizione invece durante i loro interventi, facendo finta di non capire e tentando di dare un’interpretazione strumentale all’ordine del giorno, hanno dichiarato che avrebbero votato contro perchè condannare questa forma di discriminazione che si traduce in atti di violenza psicologica e persino di violenza fisica, avrebbe significato accordare un’apertura nei confronti delle unioni civili tra omosessuali”
Ma la cosa che più lo ha preoccupato e sconcertato è stata la reazione di due oppositori (sempre del centro destra) in merito al sensibilizzare la società sull’omofobia. Montebelli ha raccontato:

Perugia è una piccola, deliziosa città umbra. Da qui, ogni anno, parte una marcia che raccoglie qualche centinaio di persone che raggiungono, tra dolci pendii e casolari, Assisi. È la marcia per la Pace; la stessa che probabilmente servirà ai congressisti di Arcigay per uscire da un rinnovamento mancato; l’eccesso di burocrazia e poteri che l’ha allontanata da una certa militanza che è diventata solitaria e poco incisiva. Così, mentre l’Italia sta ancora attraversando una trasformazione che riguarda la politica ma anche le idee e le azioni dei cittadini, certi egoismi esaltati dalla Lega, una crisi economica che presto presenterà un conto salato, tutto a scapito dei più deboli; anche i diritti civili omosessuali sembrano aver preso una china in discesa, una frantumazione di tante battaglie che dovevano portare risultati e ci siamo ritrovati invece di fronte a nuove omofobie; a preti che intendono togliere un sacramento ai gay, a nuovi predicatori-psichiatri che inventano cure “riparatrici” contro l’omosessualità; ad una Babele di disinformazione e linguaggi che hanno fatto arretrare i movimenti.
Le due mozioni che si discuteranno a Perugia, iniziano entrambe con un’autocritica alla luce del presente e di tre anni in cui è stato impossibile lo svolgimento di una concreta azione politica. A dirlo non siamo noi, ma la mozione “Essere futuro”, presentata da Paolo Patanè, in quota presidente al posto di Mancuso e Luca Trentini che si candida a sostituire in segreteria nazionale Riccardo Gottardi.
“Arcigay è apparsa incapace di elaborare una strategia politica alternativa, idonea a produrre politica in condizioni di assoluta impraticabilità dei percorsi parlamentari. Abbiamo perduto l’occasione di approfondire le opportunità legate alla strategia giudiziaria per l’affermazione dei nostri diritti, e quelle legate ad un rinnovamento delle caratteristiche della nostra comunicazione, fino a perdere del tutto l’iniziativa sul tema delle unioni e del matrimonio civile. In generale è mancata la capacità di sperimentare modalità e strumenti innovativi di proposta politica, come ad esempio, le leggi di iniziativa popolare […] Il risultato è stato un cortocircuito dei meccanismi di analisi e decisione politica; l’incapacità di elaborare una strategia; l’apertura di una stagione di veleni interna; la perdita di senso di ruolo per il Consiglio nazionale e per la stessa Segreteria. Arcigay è rimasta paralizzata su se stessa, subendo una perdita di consenso; uno scollamento della base associativa”.
Ci vorrà qualcuno tra i tanti costituzionalisti, tra i politici e i cittadini, che prenda finalmente a cuore quella Carta approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. C’è chi la vuole oggi modificare senza accorgersi che poco è stata applicata nelle sue ragioni principali e nei suoi articoli di fondamentale libertà per tutti i cittadini. Che Arcigay abbia scelto per il suo XIII Congresso Nazionale, di richiamarsi alla Costituzione, garanzia di pari diritti per tutte le persone, è un fatto necessario e importante, perché sempre più spesso il cittadino glbt viene estromesso dai diritti che la Costituzione gli assegna e usato ed abusato da una bieca e cieca politica.
“Per Costituzione, io c’entro“, è lo slogan scelto per la più importante assise di Arcigay in cui convogliare desideri e speranze di un paese dove le minoranze sessuali (certo, non solamente loro) vengono trattate da apolidi, derisi nella loro affettività, minacciati ed offesi da altri cittadini cui è stato inculcato il disprezzo verso il diverso. Una diversità che in altri luoghi è vista come ricchezza sociale e culturale, mentre da noi, Arcigay ma anche le altre associazioni glbt, devono difendere da una cultura amorfa, biascicante e spregevole. Spiega il presidente nazionale uscente, Aurelio Mancuso
Lo slogan “Per Costituzione, io c’entro“, scelto per il nostro Congresso Nazionale è un monito alla politica sorda e lontana dai bisogni dei cittadini e della comunità glbt, incapace di tradurre in determinatezza giuridica e sociale le richieste provenienti dalle persone. Un forte richiamo alla nostra Carta Fondamentale, garanzia dei diritti di tutte e di tutti. L’Associazione che compie questo quarto di secolo è una rete dinamica, composta da 46 realtà territoriali, spesso cresciute in provincie remote, ha una forte presenza di giovani e giovanissimi, sa interpretare i nuovi stimoli portando i suoi associati in piazza a rendersi visibili, e organizzare gruppi e attività che raccolgono lo spirito di una comunità lgbt in crescita nonostante l’aria soffocante di un Paese disilluso. Le decine di volontari e volontarie Arcigay che ogni giorno si spendono per realizzare cose e aiutare l’altro, accrescendo la partecipazione, sono l’orgoglio che mi hanno reso fiero di condurre per tre anni un’associazione comunque diversificata e complessa in una situazione sociale che propone continue sfide.
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Esultano le organizzazioni glbt italiane e con loro quelle europee. Da Strasburgo arrivano notizie confortanti sulla nuova Commissione UE che dovrà svolgere importanti compiti di rappresentanza e di linee di condotta per i paesi membri. A presiederla Josè Manuel Barroso, confermato nell’incarico, che resterà in carica fino al 2014. Sarà invece una donna, la lussemburghese Viviane Reding, già Commissaria con Prodi e nella prima Commissione Barroso, a ricoprire la carica di vice presidente e ministro della Giustizia. Ad aiutare la Reding ad essere scelta per le due importanti cariche, oltre alla sua riconosciuta esperienza politica e diplomatica, le sue posizioni assolutamente irrinunciabili e chiare contro le discriminazioni. Ha dichiarato la nuova vice presidente e ministro della Giustizia:
“L’obiettivo di creare uno spazio europeo dei diritti fondamentali coeso e coerente, implica che i tre sistemi di diritti fondamentali di cui dispone l’Unione (Carta dei diritti fondamentali, Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e i Diritti fondamentali garantiti dalle costituzioni degli Stati membri) operino insieme con efficacia, si integrino e si corroborino l’un l’altro nell’interesse del singolo […] È inoltre mia intenzione garantire che l’Europa disponga di una strategia politica moderna e coerente che combatta le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.
Ma la Reding non sarà sola in quel parterre di garanzie che l’Europa si è data, nonostante alcune posizioni di paesi membri, come l’Italia che ha lasciato alla ventura ogni diritto contro le discriminazioni verso gay, lesbiche, transessuali, e altre minoranze. A rafforzare e compiacere le comunità glbt del Vecchio Continente, è l’elezione della britannica Catherine Ashton, 54enne laburista, a super Ministro degli Esteri dell’UE. La nobildonna in patria si era battuta e continua a farlo, per sconfiggere ogni discriminazione verso le persone omosessuali, grande sostenitrice delle associazioni come Stonewall e ferma assertrice dei diritti glbt. Nel 2006 la premiarono come “Politico Gayfriendly dell’anno” proprio quelli di Stonewall, la più battagliera e rappresentativa organizzazione glbt del regno di Sua Maestà.
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Credo sia utile che le associazioni glbtq nostrane incontrino altri associazionismi estere ed una politica di riferimento. Bene ha fatto il segretario nazionale di GayLib, l’associazione gay liberale di centrodestra, Daniele Priori a recarsi in Olanda questo fine settimana per un incontro con il leader della lista Leefbaar Rotterdam, Marco Pastors, già vicesindaco della città e primo consigliere del leader gay della destra olandese nel 2002 ad Amsterdam, Pim Fortuyn. L’Europa dei diritti e delle battaglie glbtq dovrebbe incontrarsi spesso; confrontarsi sui problemi che ogni Stato vive; rendersi disponibile ad aiutare concretamente e visibilmente quei paesi dove l’omofobia impera e i legislatori si rendono sordi alle iniquità verso le coppie di fatto o verso le violenze e l’odio verso gay, lesbiche, transessuali, bisessuali. Agire come l’Europa dovrebbe: coesi e con uno scopo comune per i diritti universali.
A Rotterdam, Daniele, accompagnato da Bruno Ambrosio, presidente della Pim Fortuyn Foundation ha incontrato Marco Pastors assieme ad Alexander Del Valle, editorialista del quotidiano France Soir, e il fratello di Pim, Simon Fortuyn. Tema dell’incontro: la violenta omofobia che ancora attanaglia la città olandese e una questione irrisolta e difficile come il rapporto con gli islamici che vivono in Olanda. Priori ha illustrato la campagna contro l’omofobia voluta dal nostro attuale governo, realizzata con la collaborazione delle associazioni glbt italiane e ha poi fatto dono a Marco Pastors di una copia del libro Dante e l’omosessualità, scritto da Aldo Onorati, eccellente professore e stimato conoscitore di Dante Alighieri.
Per ricordare che i problemi di omofobia e discriminazioni spesso accompagnate da gesti inconsulti e gravi, sono una questione che riguarda tutti, Pastors si è detto preoccupato per le violenze xenofobe con cui il suo paese deve fare i conti e ha deciso di aprire un dialogo, il più possibile proficuo, anche in termini di accettazione e di antidiscriminazione, con la comunità islamica che nella sola Rotterdam è il 30 per cento degli abitanti. Una bella sfida che ci auguriamo porti buoni risultati non solo in Olanda.
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