Poco importa se uno lo è realmente gay o se diventa un epiteto da scaraventare addosso al collega di lavoro, al compagno di scuola o a chi vi passa accanto. La Cassazione ha oggi deciso che dare del gay a vanvera o per stimolare reazioni controverse, è reato, alla stessa stregua di una ingiuria. La Suprema Corte, si dice, vuole mettere un freno alla denigrazione verso gli omosessuali e tanto basta per mutare il termine gay in offensivo e quindi passibile di condanna e relativa pena. A farne le spese un vigile urbano di Ancona che aveva accusato un collega di essere gay. Da lì, la denuncia, il processo a vari livelli e oggi la parola fine della Cassazione che ha stabilito che dare del gay è una ingiuria e condannato l’imputato al risarcimento fissato in 400 euro.
Pare che tra i due non corresse buon sangue: entrambi erano in lotta per la poltrona di comandante della polizia municipale di Ancona. Tanta acrimonia è sfociata in una lettera che uno dei due ha scritto all’altro, ricordandogli una vacanza in montagna in compagnia di un marinaio. Quella vacanza lo aveva fatto allontanare, chissà mai perché, da un club sportivo frequentato da ragazzi. Tanto è bastato a far pensare all’omosessualità vera o presunta del collega e di metterla in chiaro nella missiva.
Si è sperticata la difesa a far capire che dire gay non è offensivo; che l’imputato aveva simpatia per l’altro; nulla da fare. Non è stata neppure accolta la tesi che l’imputato possa aver scritto di getto, e senza pensarci, quella “contumelia”. Il tempo c’è stato per capire che si voleva intenzionalmente colpire l’offeso: nessuna immediatezza.
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Ecco l’ennesimo resoconto di come l’omosessualità venga vista al pari di un terrificante segreto da nascondere il più possibile. A Napoli, un ragazzo di vent’anni, dopo aver instaurato una relazione con un uomo più grande di lui, un dentista, ha iniziato a chiedergli denaro, in cambio del suo silenzio.
In due mesi, il ragazzo era riuscito a farsi consegnare ben 5.000 euro. Molti soldi per chi ha solamente vent’anni. Ma non per lui. Sabato scorso, infatti, ha chiesto all’uomo altri 200 euro, pretendendo la richiesta che gli venisse regalato anche un nuovo cellulare. E così, esasperato, il professionista ha contattato i carabinieri.
Il ricatto era nato a causa di un video compromettente che il giovane minacciava di divulgare, e nel quale loro due erano in intimità. E così. l’incontro tra i due è avvenuto sotto il controllo discreto delle forze dell’ordine che, dopo aver visto consegnati i soldi, sono intervenuti, fermando il ragazzo. E si è scoperto che non era la prima volta per lui… Già aveva un precedente analogo alle spalle. A 20 anni.
La cosa più sorprendente della vicenda è che sul loro sito campeggia il logo ufficiale del governo di São Paulo e del Dipartimento federale della cultura. Da alcuni giorni, a Campinas, una città di un milione di abitanti, a nord di São Paulo do Brasil, è sorta una scuola unica nel suo genere, che accoglie studenti lgbt e gayfriendly. Si chiama Escola Jovem e ha l’obiettivo di valorizzare e diffondere la cultura lgbt, attraverso dei corsi specifici che riguardano la creatività, la creazione di riviste, danza, musica, teatro, televisione; come essere dei perfetti performances di spettacoli da drag queen; sul modo di essere e agire da gay, lesbiche, transessuali, travestiti. Un aiuto concreto verrà pensato per le tante persone lgbt che vengono cacciate di casa a causa della loro condizione, per non lasciar loro l’alternativa della prostituzione. Il progetto è piaciuto così tanto alle istituzioni da averlo appoggiato con delle borse di studio e altri finanziamenti. Dice Deco Ribeiro, direttore della Scuola LGBT Youth:
“La scuola è un punto centrale di cultura. Il fatto che i corsi sono aperti a tutti e non solo i giovani gay è parte della nostra strategia di lotta contro l’omofobia. Insegniamo la nostra arte a chi non ci conosce. Se l’apprezzamento della cultura nera è la strategia del movimento nero, così come succede per vari popoli, perché non valorizzare la cultura LGBT?”
Alla Jovem i ragazzi imparano a usare la cinepresa e la telecamera, a come indossare parrucca e trucchi per un perfetto spettacolo di drag queen, come diventare ballerini e artisti, ma soprattutto si insegna ad essere se stessi, senza paure, senza i pericoli della strada e dell’ignoranza. Ai ragazzi che pensano che essere gay, lesbica o transessuale sia sbagliato, la scuola metterà a disposizione cultura e strumenti per renderli sereni nell’accettare la loro condizione.
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Se in Turchia non esiste alcuna legge che vieti l’omosessualità, l’omofobia è presente e forte nella società, qualche volta persino nei suoi cittadini omosessuali, e in chi governa il paese. Nel giorno della festa della donna, ahinoi, è una donna a decretare pensieri oscurantisti e discriminatori verso i suoi cittadini omosessuali. Non una donna qualsiasi, ma la ministra di Stato turca responsabile degli affari femminili e della famiglia, Aliye Kavaf. A quanto è dato sapere, non è la prima volta che dichiara una certa, visibile avversione verso la comunità omosessuale turca, sfiorando un fragile bacchettonismo permeato di facile perbenismo.
L’ultima sua dichiarazione secondo cui io, voi, gli omosessuali d’Europa, e quelli che lei governa, siamo tutti malati da curare, sta facendo il giro del mondo creando stupore e, ovviamente, indignazione proprio perché detta da un esponente del governo di Ankara che da qualche anno si batte per entrare a far parte a pieno titolo dell’Unione Europea. Chiaro che con questi intenti e altri problemi di democrazia, la strada diventa più difficile e lontana per l’annessione. La Kavaf, evidentemente , è una donna dal cuore arido, in questa sua dichiarazione. Ha detto Kavaf in un’intervista apparsa sul supplemento domenicale del diffuso quotidiano laico Hurriyet:
“Ritengo che l’omosessualità sia un disturbo biologico, una malattia. Penso che l’omosessualità sia un qualcosa che debba essere curato e per questo motivo non ho una buona opinione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso”.
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L’ipocrisia umana, qualche volta, finisce con l’annegare l’ipocrita. Anzi, lo fa zimbello della sua stessa ipocrisia. Roy Ashburn, padre di quattro figli, ci piace anche pensarlo genitore modello, senatore dello Stato della California, è stato arrestato dalla polizia perché trovato in stato di ebbrezza da alcolici alla guida della sua auto. E fin qui, diciamo, nulla da eccepire. Cose del genere accadono negli States come da noi e altrove. Si è però scoperto che Ashburn era uscito dal Faces, notissimo locale frequentato da omosessuali. E che dio lo conservi se un senatore ama trascorrere il suo tempo libero in un bel tempio del divertimento gay.
C’è però chi alla notizia la comunità omosessuale americana si è fatta una grassa grossa risata. Il senatore californiano, infatti, è da molti conosciuto come un politico omofobo; feroce avversario delle battaglie per i diritti civili omosessuali. Andando a sbirciare la sua biografia e come ha votato per leggi che riguardavano la comunità lgbt, sul sito di Project Votesmart.org, si scopre che nei sei anni passati alla Camera Bassa e poi da senatore, non ha perso occasione per mettersi di traverso sulle conquiste lgbt; contrario persino all’Harvey Milk Day. Subito dopo il fattaccio Ashburn ha dichiarato:
“Sono profondamente dispiaciuto per le mie azioni e non offro alcuna scusa per la mia scarsa capacità di giudizio. Assumo la responsabilità completa per il mio comportamento e sono disposto ad accettare le conseguenze di quello che ho fatto. Sono anche veramente dispiaciuto per questo incidente, per l’impatto che avrà su chi mi sostiene e ha fiducia in me – la mia famiglia, i miei elettori, i miei amici e i miei colleghi del Senato”.
Kristian Digby, lo vedete nella foto, era giovane (classe 1977), bello, allegro e aveva uno splendido lavoro: conduceva programmi televisivi della Bbc in Gran Bretagna. Era un volto televisivo molto noto ed era apertamente gay.
Ieri mattina, lunedì 1° marzo, Digby è stato trovato morto nel suo appartamento di Londra e la polizia, che esclude per ora il suicidio, parla per adesso di morte “inspiegabile”.
Che senso ha parlare di questo fatto di cronaca? Non so, la mia è stata solo una sensazione: ho letto la notizia della morte sul Corriere, dove non si parla dell’omosessualità del presentatore, e ho avuto una specie di sesto senso. Ho fatto una piccola ricerca e, quando ho visto le foto di Digby che si trovano su Internet, ho pensato subito che fosse gay: quelle - se possibile - mi sembravano “foto gay”.
Alla fine ho trovato in giro che in effetti la sua omosessualità era risaputa e, in un certo senso, mi è sembrato molto positivo che un personaggio pubblico non si dovesse nascondere in Gran Bretagna. Speriamo che adesso non vengano fuori “piste gay” sulla sua morte.

L’ipotesi che Vladimir Luxuria si candidasse con la destra ha fatto il giro della rete e ha sollevato interpretazioni, ipotesi, dichiarazioni di vario genere. Presentate le liste (pasticcio romano incluso) Vladimir Luxuria si toglie il sassolino dalla scarpa e scrive nel suo blog:
A “bocce ferme” e a chiusura liste regionali posso dirlo: avete visto che non mi sono candidata? Si sono sparate un mucchio di stronzate: chi diceva che mi candidavo con Vendola, chi addirittura con Berlusconi… Sono i fatti quello che contano. Lo avevo detto e ho mantenuto. Faccio i migliori auguri ai candidati presidenti che sono più attenti ai nostri diritti… e sono tutti di centro-sinistra.
Ora, a bocce ferme (per riprendere Vladimir) vi piacerebbe vedere la Luxuria nazionale di nuovo in politica?
Foto | TvBlog

So che la notizia sembra falsa, talmente assurda, ma è davvero accaduto: un dormitorio di una scuola nel Sud Africa è stato chiuso a causa di eccessive relazioni lesbo. La decisione è stata presa dopo che due ragazze sono state sorprese a baciarsi. Ma in realtà, le lesbiche “identificate” sarebbero all’incirca 27… e tutte sono state espluse. Un duro colpo per un paese che, come molti altri del resto, soffre ancora fortemente l’omofobia.
Gli educatori stanno indagando sull’accaduto e sul perchè la scuola sia stata chiusa. Sihle Mlotshwa, educatore, ha ribadito che le scuole non devono poter espellere alunni solo perchè ritenuti gay. Esponenti di gruppi per i diritti gay hanno bollato la notizia come qualcosa di sconvolgente, sopratutto perchè la discriminazione è avvenuta all’interno di una scuola, luogo che dovrebbe essere, per eccellenza, paritario.
Alcune delle 300 ragazze che albergavano in quel dormitorio sono ospiti di altri centri in zone vicine, mentre altre sono state costrette a fare ritorno a casa.
Foto | Uloah

Un ragazzo gay del Wisconsin, oggi 19enne, è stato condannato a 15 anni di carcere. Il giovane, che all’epoca dei fatti era appena quindicenne, agiva in maniera semplice quanto cinica. Si fingeva ragazza su Facebook, convincendo i suoi amici a mandargli foto di loro stessi, nudi. Dopo un’iniziale esitazione, molti accettavano, cadendo nella trappola del giovane.
E a quel punto avveniva il ricatto: “O fai sesso con me o pubblicherò sul web le tue foto nude“. E deve essere stato abbastanza convincente nell’agire, dato che ben 31 suoi compagni di scuola hanno ceduto al ricatto. Durante il processo, il ragazzo, Anthony Stancl, si è dichiarato dispiaciuto e pentito per aver arrecato dolore e vergogna ai suoi amici; ma tutto il pentimento tardivo è risultato inutile. Il giudice l’ha condannato a 15 anni di carcere e 13 di libertà vigilata.
Foto | Inquisitr
Un imprenditore di 49 anni, di Fermo, nelle Marche, è stato vittima di un raggiro che sembra quasi incredibile. Informato da un conoscente dell’esistenza di un gruppo che, attraverso metodi non riconosciuti ufficialmente, riusciva a guarire individui da infertilità, tumori, Aids. Ma, l’uomo venne anche a sapere che queste persone erano anche in grado di guarire dall’omosessualità:
“La stessa persona, che conosceva il problema di mio figlio, mi ha raccontato di un giovane omosessuale che era diventato etero’ dopo aver preso parte all’attività del gruppo. La sua storia era stata ripresa anche dal cantante Povia che aveva scritto, ispirandosi a lui, la canzone presentata a Sanremo, intitolata Luca era gay‘.”
Solo successivamente, l’imprenditore comprese che il gruppo, in verità, era una setta con costi sempre più alti: