
È sempre stato impossibile separare arte e vita, per me, e la vita era inevitabilmente dominata dalla sessualità.
Così scriveva Keith Haring il 6 marzo 1989 nei suoi diari. Oggi è il cinquantaquattresimo compleanno di Haring e anche Google ce lo ricorda con uno dei suoi doodle. Così Marco Albertini scrive di Keith Haring:
Keith Haring fu al contempo un artista di fama mondiale, un attivista gay socialmente impegnato e un uomo d’affari. Una combinazione simile, probabilmente, si poteva creare in un unico decennio, gli anni ‘80 del secolo scorso, in un unico paese, gli Stati Uniti d’America, e in un’unica metropoli, New York City.
Come ben sapete l’ultimo capolavoro pubblico di Haring si trova in Italia, a Pisa per la precisione: si intitola Tuttomondo ed è un murale molto colorato sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio, nei pressi della stazione della città toscana. È un invito anche per molti di noi lgbt che poco lo conoscono, ad approfondire la conoscenza di questo grande uomo, morto a trentun’anni, nel 1990, per AIDS. Un invito ad apprezzare la genialità di questo artista, al di là di semplici operazioni commerciali che sviliscono la sua arte.
Rufus Wainwright torna a pubblicare un album di inediti e si mostra molto a suo agio, mentre è alle prese con i suoi alter-ego in una biblioteca affidata alle cure di Helena Bonham Carter.
In conclusione un menage à trois fra Rufus nelle sue differenti manifestazioni, sotto gli occhi di una Bonham Carter in preda a una crisi di nervi. Imperdibile.

In occasione della Pasqua, il portale lgbt argentino Sentido G augura alle sue lettrici e ai suoi lettori una serena festività con una rilettura dell’ultima cena in chiave queer. Nell’immagine – che vi proponiamo anche noi di Queerblog – ci sono cuochi, impiegati, studenti e uomini di fede che impersonano gli apostoli. Le loro gambe sono avvolte dai colori dell’arcobaleno, simbolo di riconciliazione tra cielo e terra e bandiera della comunità lgbt di tutto il mondo. Dal momento che il cuore accoglie ogni persona, nella reintepretazione dell’ultima cena è presente anche Maria Maddalena, “l’apostola cancellata dalla confraternita degli uomini con la sottana, perché aveva un posto particolare nel cuore di Gesù”. Puro muscolo, pura forza è Maria Maddalena, come se sapesse di dover difendere con tutta se stessa il suo posto nella storia.
Tutti i personaggi sono in adorazione della figura principale, che sta per soffrire il calvario, la negazione e la morte. Ma il personaggio femminile al centro del quadro non è disposto a lasciarsi torturare secondo il rituale sadomasochista che di anno in anno ci offre la chiesa cattolica. Questa donna occupa il posto di Gesù ma non offrirà la sua schiena alle frustate, perché, in quanto rappresentante del collettivo trans, ha già subito umiliazioni a tutto spiano. Gioiosa, invece, offre del pane a chiunque vorrà cibarsene.
Interpretazione un po’ troppo sopra le righe? Chissà! In ogni caso, spiegano sul sito, in questa versione dell’ultima cena ci sarà da mangiare per tutti perché si è cercato di cogliere l’essenza della Pasqua e perché, soprattutto, tutti sono disposti all’accoglienza, anche con un tocco di festa, che è necessario per ogni rivoluzione.
Con quest’immagine accogliente e significativa, anche noi di Queerblog facciamo i migliori auguri di buona Pasqua alle amiche e agli amici che sempre ci seguono. Auguri sinceri, indipendentemente dal credo (religioso) di ognuno di noi.

Madonna rischia il carcere. La cantante italoamericana, già bersagliata di critiche da parte delle associazioni lgbt per aver accettato di cantare a San Pietroburgo, potrebbe essere arrestata, se come ha annunciato lancerà un messaggio pro-gay.
Da poche settimane, infatti, è in vigore la legge che vieta di reclamizzare l’omosessualità e financo di parlarne. Proprio per questo motivo molti attivisti avevano chiesto a Madonna di annullare il concerto e mostrare, con evidenza, che la città di è messa al di fuori del consesso civile. Lei, però, aveva rilanciato dicendo che si sarebbe spesa per i diritti dei gay proprio dal palco.
Ora è arrivata la minaccia: Vitaly Milanov, l’alleato di Putin che ha sponsorizzato la legge, è pronto a dare battaglia. Ha detto all’agenzia russa Interfax che è “pronto a sopportare personalmente un paio d’ore del suo concerto” per “controllare il suo contenuto morale”. E se Madonna sgarrerà, ci potrà essere anche la galera.
È una notizia che in uno dei prossimi video di Madonna ci sono due uomini bellissimi che si baciano mentre lei li osserva con fare ammiccante? Sarà che la star italo-americana vuole andare sul sicuro e punta sul suo pubblico più fedele. Sarà che non può sopportare di essere stata scalzata da Lady Gaga nel cuore dei gay pop.
Fatto sta che il video di Girl Gone Wild, di cui già circola un’anteprima, ricorda certe atmosfere anni Novanta e sembra riproporre immagini già viste. Ma tanto sappiamo già che colpirà ancora una volta nel segno.
Ieri navigando su Internet sono incappato in questa recente esibizione di Paolo Poli, che nel bis di un suo spettacolo canta “Seguendo la flotta”. Era una vecchia canzone, con testo di Alberto Arbasino e musica di Fiorenzo Carpi, scritta per Laura Betti.
Poli parla della sua “educazione sentimentale”, a base di capelli ossigenati, chiacchiere in cui si parla al femminile e innamoramenti per i marinai. Un esempio luminoso di camp, se mai avessimo bisogno di dare un contenuto a questo termine. Una parola sola: soave.
Devo ringraziare Sandro Roccia, sagace autore del blog InWonderBlog, per avermi fatto conoscere “Super G“, una serie tv a basso costo che Fox ha realizzato e lanciato prima su FlopTv, con Francesco Montanari e Riccardo De Filippis
I due protagonisti, Super Cane e Super Cicala, sono due supereoroi un po’ improbabili che stanno insieme: sono ovviamente gay, ma anche coatti. Dentro le loro calzamaglie attillate si nascondono Montanari e De Filippis, passati dalla Banda della Magliana di Romanzo Criminale alla prima coppia di supereroi gay della tv italiana. Super Cane va fiero delle sue borchie e non ha molta cura del guardaroba, ma è mortalmente geloso del suo fidanzato, mentre Super Cicala è un vero fashion victim ed è un fan di Audrey Hepburn; il loro acerrimo nemico, La Madre Nera, è vestito da suora. Da ridere fino alle lacrime!
E poi diciamolo: quanto ci piace Francesco Montanari, indimenticabile Libanese in Romanzo Criminale? Senza contare che hanno dimostrato come si può ridere con due personaggi gay, senza fare dei gay le solite macchiette.

Pochi giorni fa, a Berlino, in occasione della premiazione dei Teddy Awards nell’ambito della Berlinale, un premio alla carriera è stato assegnato a Mario Montez. Ma chi è questo personaggio? E che cosa ha rappresentato per la cultura e la comunità lgbt?
È stato una star della New York underground degli anni Sessanta e Settanta e ha recitato in tredici film di Andy Warhol: era nato a Porto Rico, poi nella Grande Mela - dove si era trasferito a 8 anni insieme alla famiglia - aveva calcato molti palcoscenici en travesti, scegliendo un nome che era un omaggio alla grande Maria Montez.
Dopo anni di oblio, Mario Montez era stato accolto di nuovo a New York nel 2010 alla Columbia University, che gli aveva dedicato una conferenza. Adesso il riconoscimento europeo per un artista che dopo un periodo di splendore aveva scelto un volontario esilio nell’assolata Orlando.
And the winner is…. Keep the lights on. Il film di Ira Sachs è stato premiato con il Teddy Awards, il riconoscimento che la Berlinale assegna ai film a tematica lgbt ormai da 26 edizioni.
Un film che parla di amore, sesso, amicizia, droga, ossessioni nella New York di metà anni Novanta; già da alcuni giorni questa pellicola era indicata tra i favoriti e in effetti la giuria ha rispettato le previsioni. La cerimonia di premiazione dei Teddy Awards sarà trasmessa stasera alle 23:55 e, al di là della consegna dei premi, è un momento di grande visibilità e riflessione culturale per la comunità lgbt.
Oltre ai riconoscimenti per miglior film, miglior documentario e miglior corto, sono stati consegnati due Teddy speciali a Mario Montez, musa di Andy Warhol, e a Ulrike Ottinger, artista e cineasta anticonformista, protagonista della scena culturale tedesca.
La serata si svilupperà attorno al tema “Transgender”: ci saranno la cantante tedesca Marianne Rosenberg, il duo franco-berlinese Stereo Total e la rocker canadese Peaches. Se volete evitare Sanremo e vedere qualcosa di più interessante, il galà dei Teddy è una scelta snob-alternativa da prendere in considerazione.
Sono passati pochi giorni dalla Giornata della Memoria e, anche se a qualcuno sembrerà strano, questo periodo è perfetto per ricordare una delle più grandi dive della storia dello spettacolo, rifiutata negli Stati Uniti e amata in Francia, che la adottò e le tributò sempre il più grande successo fino a pochi giorni prima della sua morte.
Sto parlando di Josephine Baker, una donna straordinaria, non so se più grande come artista o come persona. Nata povera, senza padre, ridotta a vivere in strada e raccogliere il cibo dalla spazzatura, poi diventata ballerina, cantante, attrice. Fuggita dagli Stati Uniti della segregazione razziale e accolta con tutti gli onori in Francia, dove acquisì la cittadinanza dopo avere sposato un francese.
Ma non basta: durante la Seconda Guerra Mondiale accettò di fare la spia per la Francia, in odio agli ideali abietti del nazismo, non tanto perché lei era afroamericana quanto perché il marito era ebreo. Non solo approfittò del successo e della fama per raccogliere informazioni alle feste e in ogni occasione utile, soprattutto all’ambasciata italiana; durante l’occupazione nazista, nel suo castello nel Sud della Francia ospitò decine di esuli belgi e mantenne i contatti con la Résistance che De Gaulle guidava da Londra.
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