Ha chiesto e preteso le scuse ufficiali del governo australiano e un cospicuo risarcimento. Per Norrie May-Welby, dopo la decisione del governo di Camberra di accogliere l’istanza del tribunale di riconoscerlo come persona di sesso neutro, è arrivata la delusione più cocente e con essa la rabbia. Finito/a sui mass media di mezzo mondo proprio a causa di quella decisione tribunalizia, Norrie sembrava risorta a nuova vita, era una persona soddisfatta dopo anni di dilemmi su come e cosa dovesse essere per i suoi simili.Ovvio che qualcosa non andava; che, probabilmente, Norrie avrebbe avuto qualche problema non certo nella sua seconda patria, ma fuori dai confini australiani. La quarantottenne di origini britanniche dichiara che questa nuova decisione l’ha ucciso/a; un colpo ferale che ha spezzato il trionfo di una battaglia lunga e difficile che sembrava aver raggiunto il traguardo con una vittoria storica e unica nel suo genere.
A fiaccare le soddisfazioni di Norrie l’ufficio per lo stato civile del Nuovo Galles del Sud dove l’essere di stato neutro si era recato/a per il suo nuovo certificato di attestazione. Lo stesso ufficio, dopo aver chiesto un parere legale ha negato e annullato il certificato di nascita di Norrie: non si poteva inserire un sesso che non esiste tra gli umani e quindi niente documento. Immaginate l’espressione del protagonista di questa storia quando, dopo un calvario tra avvocati, sentenze, consulenze mediche e psichiatriche, si è vista/o catapultata/o al punto di partenza. Che succederà ora? Probabilmente sarà lo stesso ufficio a impugnare la sentenza dei giudici e anche il governo si è detto disponibile, non potendo sconfessare un’altra istituzione. Norrie, da parte sua ha già presentato ricorso alla Commissione diritti umani.
“Quando ho ricevuto la telefonata - racconta una affranta Norrie - mi sono sentito come se mi avessero ucciso. La mia identità è stata divulgata in tutto il mondo, e ora il governo si riprende quello che mi aveva riconosciuto. Non poteva procurarsi prima la consulenza legale?”
La battaglia di Norrie (in foto) è stata lunga e dura, ma alla fine ha vinto: sui suoi documenti ci sarà scritto “sesso non specificato”. Il governo del New South Wales emetterà, quindi, un certificato che sostituirà il tradizionale atto di nascita in cui c’è scritto che chi è nato è maschio o femmina.
Norrie, appartenente alla Sex and Gender Education Australia, al momento della nascita è stato registrato come uomo e, a seguito di tutto il cammino di transizione, è stata riconosciuta legalmente come donna. Ma Norrie non si sentiva soddisfatta che dovesse essere identificata come “donna” o come “uomo”. Aiutata da medici che hanno diagnosticato l’impossibilità di determinare il suo sesso, Norrie ha assunto un’identità androgina e si è battuta perché le fosse riconosciuta.
Il “sesso non specifico” è importante non solo per chi si sente androgino, ma anche per tutte quelle persone intersessuali che al momento della nascita vengono forzatamente registrate come maschietti o come femminucce, spesso a scapito della loro vera identità.
Immagino che molte testoline dl nostro emisfero si surriscalderanno nel disquisire su tale decisione, aggrappate come sono alla logica del “o si è bianchi o si è neri, o maschi o femmine”.

Efe Bal è stata intervistata oggi, sempre da Barbara D’urso a Domenica Cinque, probabilmente sotto lo slogan di “Lgbt = ascolti”. Durante il programma ha parlato della sua difficoltà da ragazza, nata in una famiglia comunque agiata, a riuscire ad acquistare una sua personale serenità. E ha spiegato anche come ha iniziato a prostituirsi:
“Volevo non dipendere più da mia madre e non doverle più chiedere sempre e continuamente soldi. Lei, probabilmente, aveva capito quello che facevo ma non ne abbiamo mai parlato… Inizialmente non avevo molto successo. Così ho scelto di rifarmi il naso mentre ero ancora ad Instanbul e prima di venire a Milano. Poi ho deciso di operarmi al seno”
E ha ammesso anche di non essere interessata a cambiare sesso totalmente:
È così bella che gli uomini – uomini che amano le donne e non disdegnano altre “escursioni” – fanno follie per poter usufruire della sua splendida compagnia; della sua arte amatoria, tanto da trascinare, in alcuni incontri, la propria donna che s’incanta di fronte alla fantastica variante di un sesso molto grosso. Efe, la trans “più bella del mondo” è l’unanime coro di chi l’ha incontrata e assaggiato il sapore delizioso dei piaceri carnali con lei. Così la descrive Natalia Aspesi:
“La signorina maschile di aspetto più dolcemente femminile della maggior parte delle donne: a parte l’altezza, 1 metro e 90, infrequente in una donna, per il resto è carinissima; taglia 42, seno piccolo, occhi verdi, capelli corti ramati, non ha niente in comune con le giovanottone brasiliane dai seni contundenti e un po’ di barba, che sbucavano da ogni angolo televisivo, ospiti soprattutto di melliflui conduttori arrapati”
Chi di lei sa poco e nulla, ora esce un libro, edito da Mondadori dove Efe ha raccontato la sua vita, e i suoi “maschi” a Stefania Berbenni. Titolo: “Quello che i mariti non dicono“. Parafrasando un importante film di Marilyn Monroe, qualcuno ha scritto, pensando proprio a lei: “Gli uomini preferiscono le bionde, sposano le more e… fanno sesso con le transessuali“.
Continua a leggere: Efe Trans, la signorina maschile che fa impazzire gli uomini
I gay ormai sembrano essere passati “di moda”. In America, infatti, li hanno mandati in pensione e li hanno sostituiti con tre trans, impegnate, nel programma “Transform me” a rifare il guardaroba delle donne che si rivolgono a loro. Il network VH1 ha reclutato Laverne Cox, Jamie Clayton e Nina Poon come esperte di look femminile.
Il luogo comune sottolinea come le transgender abbiano il gusto migliore in fatto di make up: quale gusto migliore di un ex uomo in un corpo di donna? Perciò, il loro scopo è quello di far tornare in contatto con la loro parte femminile, le donne che si sono lasciate troppo andare e vogliono riprendere in mano la propria vita e autostima.
Fonte | InctinctMagazine
Si chiama Luana Ricci, 47 anni ben portati, formosa e riccia di capelli. Diploma in pianoforte al conservatorio musicale di Lecce e in musica jazz a quello di Bari. Il governatore uscente pugliese, Nichi Vendola, conosciuta la sua storia l’ha voluta come candidata nella lista La Sinistra e l’ambiente che appoggia Nichi per un nuovo mandato. Una vita difficile quella di Luana, nata all’anagrafe come Marco Della Gatta, e poi il successivo percorso verso la transessualità con tutte le complicazioni che ogni transessuale conosce e vive sulla propria esistenza. Dichiara Luana:
Non ho mai svolto attività in campo politico, se non durante gli anni adolescenziali nei gruppuscoli di attivisti del liceo scientifico che frequentavo. Però ho sempre coltivato l’impegno nel sociale, sentendomi comunque di sinistra e condividendo valori fondanti. In primo luogo il rispetto per ogni persona, specie per quel genere di persone considerate dal pregiudizio comune “diverse”. Come i trans, ad esempio.
È proprio a causa della sua transessualità che ha perso il posto. Faceva l’organista e il direttore del coro nella cattedrale di Lecce, ma quando la Curia ha saputo della sua vicenda personale, non ci ha pensato un attimo: licenziata! Nessuno l’ha aiutata; qualche sacerdote che voleva difenderla è stato dissuaso e per Luana è stata la sua nuova quaresima.
Continua a leggere: Nichi Vendola non dimentica il movimento e candida una transessuale

Nella regione più solidamente di destra che ci sia in Italia, nel feudo di Comunione e Liberazione, nel cortile di casa di Roberto Formigoni, che corre per il suo quarto (?) mandato come presidente della Regione, irrompe una candidatura decisamente queer.
“Rovyna Riot, una degli altri” è lo slogan di questo progetto che candida alle elezioni 2010 un’idea, un’immagine, un volto coperto di trucco, quello di Rovyna Riot, nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà.
Presto ne sapremo molto di più, ma intanto dal manifesto di Rovyna ecco poche parole di presentazione:
Continua a leggere: Rovyna Riot: la candidatura più queer delle Regionali in Lombardia
La Francia è il primo paese al mondo a depennare la transessualità dall’elenco delle malattie psichiatriche. Roselyne Bachelot (in foto), ministra della Salute, degli Affari Giovanili e dello Sport francese, l’aveva promesso lo scorso 16 maggio, vigilia della giornata mondiale per la lotta contro l’omofobia e ora, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sono stati soppressi “i problemi precoci dell’identità di genere” in un articolo del codice della Sicurezza sociale relativo alle “malattie psichiatriche di lunga durata” (in Italia, il transessualismo è associato al disturbo disforico di genere che il DSM-IV – Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – cataloga fra i disturbi mentali).
Sempre a maggio dello scorso anno diverse personalità del mondo scientifico e politico avevano chiesto all’Organizzazione Mondiale della Sanità di non considerare più il transessualismo come una malattia mentale.
Il mondo cambia. Piano piano, ma cambia.
Foto | Flickr

La prima gravidanza di Thomas Beatie, la donna diventata uomo, aveva sconvolto il mondo intero. Poi, poco tempo dopo la nascita, vi fu la notizia del secondo figlio in arrivo. E adesso? Ora, la notizia che in autunno, Thomas partorità per la terza volta.
Ma lo scandalo iniziale ora sta diventando sempre più legato al comportamento della coppia che, anche in questo caso, sembra già essersi concordata per esclusive con varie riviste e giornali. Hanno infatti già deciso di dare le fotografie della gestazione (e della nascita) a Splash News, un’agenzia fotografica, intenta poi a piazzare le foto nei vari giornali (attraverso una generosa offerta).
Per cui, in molti si chiedono, quanto, ormai, sia desiderio di creare una famiglia numerosa oppure il senso degli affari, del business, dietro a questa storia.
Foto | FisherWy

Ebbene so che non ci crederete, ma c’è stata una “rissa” a Pomeriggio Cinque, il programma di Barbara d’Urso. So che vi sembra strano ed incredibile, ma ho il video che può dimostrare e confermare le mie (improbabili) parole. Al centro del ‘ring’, Sandra Alvino, la trans che si era sposata a Firenze con il suo uomo; a causa di questo rito, il prete era stato scomunicato.
Sandra Alvino, che ha sicuramente un passato molto tormentato e pesante, con esperienza anche di un lager, inizialmente se l’è presa con parte del pubblico (dando della “Stupida!” ad una di esso). Inoltre, la Alvino dice di non riconoscersi in Luxuria, perchè non si sente affatto una trans ed è stanca di essere definita così.
Infine, ribadisce che è colpa dei “giornali di Luxuria” se il marito viene insultato e ridicolizzato. Lei ha portato avanti una battaglie per decenni, solo per poter avere il suo nome da donna. E quando qualcuno del pubblico sottolinea il grande apporto dato da Luxuria per la battaglia dei diritti gay, Sandra si alza e nega queste parole, dicendo che a Vladimir non deve essere riconosciuto, invece, nulla. Dopo il salto, il video in questione (e oggi Queerblog vi regala un gioco emozionante nel contare quante volte Barbara d’Urso ripete le parole “Sandra” e “Per favore)”.