E’ bastato che un candidato alle elezioni regionali lombarde, in corsa con Sinistra Ecologia e Libertà, si presentasse anche col suo nome da artista drag queen, per fare scoppiare la polemica. Prima il candidato presidente uscente Roberto Formigoni, e fin qui nulla da eccepire: si sa che certe cose non stanno nelle corde; poi gli si è accodato il presidente candidato del Pd, Filippo Luigi Penati. Una polemica tutta elettorale, dove il centrodestra ci si è fiondato a man bassa dopo un articolo su quel candidato apparso sul Corriere della Sera, tanto da far scendere in campo il capogruppo di Sel, Mario Agostinelli:
“In queste ore il centro destra sta dando prova del più severo ‘bigottismo’- dice Agostinelli - per nascondere le indecenze di casa propria. Formigoni fa come dice il vecchio detto della polvere e del tappeto: pulisce dove passa il prete. Coprono i loro errori alimentando un clima torbido intorno alle elezioni. Sono orgoglioso di rappresentare la lista di Sinistra ecologia e libertà in cui c’è una candidatura come Rovyna in una Regione in cui vengono discriminati gay e lesbiche anche nella pubblica amministrazione, in cui vengono scoperti laboratori in cui viene praticato l’aborto clandestino, in cui ad essere discriminate sono le donne che affrontano il dramma dell’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie lombarde. Dove sta la solidarietà e il rispetto dell’essere umano in questa Lombardia?”.
Il candidato finito sulle forche caudine è Stefano Villani, detto Rovyna, di professione drag queen. Come sanno tantissimi di noi, le drag queen sono persone di spettacolo mica di strada; si esibiscono per lo più nelle discoteche dove fanno animazione o spettacoli. La maggior parte di loro è gay e da qui, probabilmente, l’alzata di scudi del responsabile del Sel. Che uno di questi artisti scenda in campo in politica, mettendoci il suo nome d’artista, non dovrebbe creare alcuno scandalo, la cosa che dovrebbe importare è quel che promette e farà se eletto. E invece a dar di contro ci è finito anche il candidato presidente Penati che lo ha tra i suoi sostenitori.
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Per fortuna ci sono giovanissimi che cercano di tutelarsi nei rapporti sessuali e chiedono di fare il testo dell’Hiv. Ma per la maggioranza di loro, quando intendono agire da soli, senza l’aiuto dei genitori, sorgono dei problemi. Secondo una ricerca promossa dall’Istituto superiore di Sanità e dalla Consulta delle associazioni per la lotta all’Aids, un gruppo di ventinove organizzazioni tra le quali Arcigay, Circolo Mario Mieli, Gaynet, un centro diagnostico su cinque apre loro le porte per sottoporsi al test. Il problema per le strutture sanitarie è che, essendo minorenni, serve il placet dei genitori. Si restringe a un centro su tre, l’anonimato ai minori, ovvero eseguire il test senza l’ausilio della ricetta medica o un documento di identità.
Con questa spada di Damocle, molti minori si scoraggiano e, con molta probabilità si allontanano da una prevenzione che dovrebbe stare a cuore a tutti. Dovrebbe pensarci il Ministero della Salute e magari fare in modo che ogni minore possa accedere alle strutture sanitarie per sottoporsi al test, garantendo anche l’anonimato o accogliendoli tranquillamente senza mettere di mezzo cavilli e burocrazia.
Da parte dei ricercatori, intanto, continua la ricerca per debellare il terribile virus. L’equipe di Kathleen Collins, dell’università del Michigan, ha scoperto che il virus dell’Aids, può nascondersi nel midollo osseo, al riparo dai medicinali antiretrovirali. Negli anni i “nascondigli” del virus scoperti sono stati tanti, nel midollo ma anche nel sangue periferico, nella milza o nel’intestino. Anche le cellule progenitrici del sistema immunitario sono state individuate recentemente come probabili rifugi del virus Hiv. Lo studio è stato pubblicato su Nature Medicine.
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Quel che andiamo a scrivere necessità di delicatezza, forse anche di silenzio e comprensione. Serve a noi che col problema dell’aids non riusciamo completamente ad assorbire il dolore e la disperazione altrui. Serve, per questa tremenda storia, un rispetto così forte da non riuscire a immaginarlo. La tragedia ha toccato un noto presentatore televisivo della britannica BBC, tale Ray Gosling. Ray è molto conosciuto e apprezzato dai dirigenti della televisione e soprattutto dal pubblico che sa della sua omosessualità, senza avergli impedito il suo appoggio e notorietà.
Probabilmente, Gosling in una mesta e dolorosa sinfonia di dolore e rimorso, ha confessato di aver posto termine al dolore finale del suo compagno, in fase terminale di aids, nell’ospedale che lo assisteva.
In ospedale, un pomeriggio afoso, il dottore disse che non si poteva più fare niente. Lui soffriva, soffriva terribilmente. Allora chiesi al dottore di lasciarci soli per un po’, lui uscì, io presi un cuscino e lo soffocai. Poi il dottore rientrò e gli dissi: “È andato”. Nessuno disse più una parola.
Di Zelda Rubinstein, recentemente scomparsa, tutti ricordiamo il ruolo di della medium Tangina Barrons nel film Poltergeist. La Rubinstein, però, fu anche una delle primi attrici a scendere in campo in una campagna di prevenzione contro l’AIDS diretta alla comunità gay di Los Angeles.
Nel 1984, infatti, quando nessuna celebrità si voleva sporcare con la peste del secolo, la Rubinstein si fece raffigurare come una madre che si preoccupava del fatto che i propri figli facessero sesso sicuro. Era orgogliosa di essere stata una pioniera sia nella lotta all’AIDS sia in quella campagna che, nella realtà, è stata una delle prime pietre miliari del cammino di presa di coscienza da parte della comunità gay tanto di Los Angeles quanto del resto del mondo.
Dopo il salto trovate la riproduzione di uno di questi manifesti che, sinceramente, mi fa molta tenerezza.
Ciao Zelda. E grazie.

La notizia aveva destato indubbio scalpore e risonanza: due concorrenti gay sieropositivi avrebbero fatto il loro ingresso nella casa del Grande Fratello, nell’edizione tedesca. Anche tra i lettori del blog, sebbene circa il 50% dei votanti al nostro sondaggio, aveva condiviso la scelta autoriale, una fetta pari al 20% era contraria e non condivideva per nulla la decisione. E così, tra una polemica e l’altra la coppia gay ha varcato la famigerata porta rossa.
Ma una volta a conoscenza della loro storia e della loro condizione di salute, un concorrente, tale Horst, ha deciso di abbandonare il gioco. Il messaggio che voleva passare attraverso questa scelta, ovvero che è possibile avere una vita normale e a contatto con tutti quanti nonostante l’Hiv, non è stato digerito dall’uomo che, nonostante vari tentativi di convincimento, ha deciso di abbandonare il programma e andarsene. Subito si è alzato un polverone mediatico contro il concorrente, accusato di razzismo e ‘inciviltà’ per la paura di un possibile (?) contagio. Ma lui si difende a spada tratta e così giustifica la sua scelta:
“Se i due avessero avuto il cancro la mia reazione sarebbe stata la stessa. Sono venuto in questa trasmissione per divertirmi non per affrontare temi seri”
Ma il dubbio (più che lecito) resta.
Foto |BigBrother.de
Mentre da noi tiene banco la soap opera un po’ stagnante di Maicol e Giorgio, in Germania lunedì prossimo inizierà la nuova serie di “Grande Fratello”, sull’emittente privata Rtl2. E il quotidiano Bild, lancia l’esclusiva: tra i concorrenti ci saranno anche due gay sieropositivi. La coppia, Carlos ed Herald, sposata, di 42 e 45 anni, non ha solo confermato la notizia bensì ha anche rilanciato, dichiarando di essere assolutamente intenzionati a far passare un messaggio di integrazione al pubblico:
“Appena entrati nel loft informeremo gli altri partecipanti che siamo sieropositivi. Vogliamo anche dimostrare che con l’Hiv e’ possibile condurre una vita normale, poiche’ anche la convivenza con altre persone in uno spazio ristretto non costituisce un problema”
E di fronte alla domanda se intendono fare sesso durante la loro permanenza all’interno della casa, il 42enne Carlos ha risposto:
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L’AIDS Healthcare Foundation, in California, associazione che difende sopratutto i diritti dei gay, intende lanciare una petizione per rendere proibita la realizzazione di film porno gay senza l’uso del preservativo nel sesso anale. Negli ultimi tempi, sembra che il numero di pellicole hard senza l’utilizzo di precauzioni, sia aumentato notevolmente e che ilo pubblico omosessuale stia apprezzando notevolmente questa scelta.
Ma l’anno scorso ben sedici attori e tecnici dei film hard hanno reclamato con la California Occupational Safety and Health Standards Board per queste direzioni registiche, lamentandosi di scarsa sicurezza. Lo stesso Dipertimento di salute pubblica ha anche registrato un aumento di malattie sessualmente trasmissibili nell’ambiente dei porno attori gay. Chi Chi La Rue, nota regista porno del settore, ha recentemente dichiarato:
“Quando ho visto che circolavano i primi titoli bareback ero molto contrariata. Il fatto è che era abbastanza scontato per tutti che si trattava di modelli HIV+ che facevano sesso con altri modelli HIV+. Adesso assistiamo ad un altro fenomeno. Si parla di diciottenni che girano scene di gang bang senza preservativo. Ci sono ventenni in Inghilterra che riferiscono di avere contratto l’HIV dopo il loro primo film porno”
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Mi sa che scoppieranno polemiche a non finire nei confronti della campagna informativa e di prevenzione contro l’AIDS messa a punto dall’associazione Bergamolaica – associazione attiva nella tutela della laicità dello Stato e nel contrasto di discriminazioni legate alla religione o all’orientamento sessuale –. Manifesti con la frase: “È Natale. Il Messia salva le genti. Il preservativo pure” sono stati affissi in alcune zone della città e nei prossimi giorni l’operazione sarà allargata a tutta Bergamo.
L’idea è molto simpatica e natalizia e quel pellicciotto che “rifinisce” il preservativo è una chicca. Ma a molti non è piaciuto l’accostamento Messia / preservativo. Voi che ne pensate?
Foto | Bergamolaica

L’associazione glbt spagnola Fundación Triángulo ha realizzato un calendario maschile 2010 – Listos para jugar (Pronti per giocare) – dedicato agli uomini e alle persone transessuali che lavorano come professionisti del sesso (escort, marchette e via dicendo). Così bei maschietti si mostrano nudi per rivendicare il loro status di professionisti lavoratori. Prevedendo possibili critiche, gli organizzatori hanno detto:
… e quanti affermano che mai pagherebbero per fare sesso, sono invitati lo stesso a comprare questo calendario, perché masturbarsi tranquillamente in bagno non ha prezzo
Il ricavato dalla vendita del calendario sarà destinato ai programmi di prevenzione per l’HIV che la Fundación Triángulo tiene in tutta la Spagna. Il tipo in copertina è proprio un bel bocconcino, non trovate?
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L’Uganda potrebbe perdere la possibilità di ospitare un istituto maggiore di ricerca per l’Aids se il Parlamento farà passare una legge contro l’omosessualità, come ha riferito un ufficiale delle Nazioni Unite. Catherine Hankins, capo scientifico dell’UNAIDS, ha sottolineato che la sua organizzazione di Organizzazione mondiale per la salute (WHO) potrebbe prendere una decisione negativo sulla località scelta, dipendente dalla scelta sulla legge verso l’omosessualità:
“Criminalizzando il sesso tra adulti consenzienti non è solo una questione di diritti umani, ma qualcosa che si frappone anche verso una buona strategia contro l’Hiv. Se la legge dovesse passare, l’UNAIDS e la WHO dovrebbe decidere come agire e se il luogo scelto sia ancora adatto”
Tutto questo avviene in un periodo in cui l’Uganda è al centro di un fuoco incrociato e di sgomento da parte dei paesi stranieri a causa della minaccia di pene di morte per chi non denuncia conoscenti gay e duro carcere per i “colpevoli”. Poi è di pochi giorni fa l’annuncio di una “conversione” per i gay al posto della morte certa (ipotesi ancora non ufficializzata).
Foto | Caprisa