Insy Loan e il suo mondo (gay)

Insy Loan è una vecchiaconoscenza di questo blog ed è a sua volta blogger. La settimana scorsa è uscito per Rizzoli un suo libro con il titolo alla Wertmüller: Alla fine di questo libro la mia vita si autodistruggerà. Il libro parla della vita di un ragazzo abruzzese (Insy Loan, appunto, al secolo Alessandro Michetti) che, con la scusa dell'università, si trasferisce a Roma. Ma, al di là del viaggio fisico, si narra del cammino che il protagonista ha fatto per giungere da un luogo in cui credeva di essere l'unico omosessuale in un luogo poter vivere liberamente la propria sessualità. Il libro, narrato con lo stile ironico proprio dell'autore, si legge con un sorriso sulle labbra e, spesso, distrugge i luoghi comuni intorno all'essere gay. Insy Loan ha risposto ad alcune domande per i lettori di Queerblog.

Ma chi è Insy Loan (o, come si legge sui siti delle librerie online, Loan Insy)?
È il mio alter ego insicuro (da cui Insy) e un po’ cialtrone che ogni tanto prende il sopravvento creando situazioni a volte paradossali ma sempre divertenti.

Gli esperti dicono che bisognerebbe parlare di libri tout court senza aggettivi. Però il tuo libro con quella copertina glitterata l'aggettivo di “gay” se lo merita tutto. O sbaglio?
Assolutamente vero. I libri si distinguono solo i buoni libri o pessimi libri. Dare poi una classificazione ulteriore la trovo una cosa estremamente limitante. Il mio ad esempio è il racconto rocambolesco di un ragazzo che dalla provincia finisce per essere risucchiato ed affascinato dalla grande città passando per avventure e disavventure in cui ci si può ritrovare chiunque: omo, etero, bisessuale, piante, millepiedi ed elefante! Il fatto quindi che incidentalmente io sia pure gay non ne fa un “romanzo omosessuale”. Riguardo poi la copertina: io ne sono pazzo! Ma questo riguarda più il mio gusto per il camp che le mie inclinazioni sessuali. Credo avrei scelto una copertina del genere anche avessi scritto la biografia di Girolamo Savonarola.

Che tu sappia, quale è stata la prima reazione della casa editrice quando hanno letto il tuo testo?
Si dice echeggiassero per i corridoi di Rizzoli fragorose risate. Ho sempre avuto da loro risposte entusiastiche durante la lavorazione del libro ed hanno creduto nelle potenzialità del racconto sin dall’inizio.

Sul tuo blog utilizzi la trascrizione fonetica di molte parole che, nel libro, hanno lasciato posto all'italiano “normale”. Quale ti rappresenta meglio?
Io ho un problema: soffro di una lieve forma di dislessia (che è anche una splendida scusa che tiro fuori quando qualcuno trova orrendi errori d’ortografia in quello che scrivo). Quindi ho problemi con le parole italiane, figuriamoci con quelle straniere e siccome a questo ci aggiungo anche che sono pigro, mi scocciavo di andare a verificare ogni volta la corretta scrittura di un vocabolo perciò ho detto: “Sai che c’è? Io lo scrivo come lo pronuncio e buona notte!”.

Ti confesso che non ho concluso il tuo libro perché non vorrei che la tua vita si autodistruggesse: devo finirlo?
Ti consiglio di sì perché è davvero divertente e io ancora rido quando mi capita di rileggere qualche passaggio anche se, in effetti, la mia vita un po’ si è “autodistrutta”. Pensa che ho perso il lavoro il giorno in cui il libro è stato pubblicato. Ma penso positivo e credo che fosse un segno del destino.

Concludendo, riportiamo un passo del libro che descrive il primo Gay Pride a cui l'autore ha partecipato e che commenta così:

Riguardo al Pride io sono molto schierato. È una questione annosa che è causa di dibattito sia all’interno che all’esterno del mondo gay e che nel mio blog ho trattato diverse volte. Personalmente sono pro-pride e a tutti i suoi detrattori consiglio sempre di provare a partecipare, visto che spessissimo le critiche vengono da chi il pride non lo ha mai vissuto.

Di seguito il brano.

“Il Gay Pride aspira a rappresentare la galassia di realtà che compongono il nostro ambiente quindi, oltre ai carri delle associazioni più famose, non mi sorprendo nel veder sfilare quello dei gay cristiani, i carri a motore spento trainati a spalla dei gruppi lesbici, i gay di destra (che credevo esser creature di fantasia come gli ippogrifi o i liocorni). E poi le associazioni dei gay sordomuti (che il prossimo anno avranno molti più associati, visto il volume con cui la musica continua a pompare), delle transessuali, dei genitori dei gay e dei genitori gay, dei figli dei genitori gay, delle lesbiche che si truccano, dei sadomaso con le loro tute in pelle (non vorrei mai essere nei panni dei loro funghi patogeni al momento della svestizione), degli orsi (ovvero i gay taglie comode) con i loro cestini porta-merende grandi come canestri da mongolfiera.

C'è anche un gruppo omosex che, per rivendicare il fatto che essere omosessuali è una cosa normalissima, sfila in giacca e cravatta, come se tra l'andare in giro con le piume al culo e vestirsi come un impiegato di banca non ci fossero “normalissime” vie di mezzo. Poco più avanti ci sono anche i ragazzi dei gruppi sportivi di nuoto e le lesbiche lanciatrici di peso, i gay che sono omosessuali dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18, sabato e domenica esclusi, ma anche i rappresentanti di tante altre associazioni non omosessuali, tra le quali gli Elohim (per intenderci: sono quelli che credono che gli esseri umani sono stati creati dagli alieni)” (pagine 60-61)

Insy Loan
Alla fine di questo libro la mia vita si autodistruggerà
Rizzoli, 2009
pagine 217, euro 16,50

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