Unioni Civili, La Repubblica: “2.802 celebrazioni in 8 mesi”

Tra pochi giorni, l’11 maggio prossimo, le Unioni Civili spegneranno la prima candelina dal giorno del sì definito alla Camera e oggi il quotidiano La Repubblica ha fornito i dati relativi alle celebrazioni effettuate in Italia in questi ultimi otto mesi, da quando è stata celebrata la prima unione civile ad oggi.

Secondo quanto riferisce il quotidiano, sono state 2.802 le unioni civili celebrate in questi otto mesi, 369 tra gennaio e la fine di marzo. In testa c’è la città di Milano con 354 celebrazioni, seguita da Roma con 331 e Torino con 174. In linea di massima è il nord Italia a dominare con 1.417 unioni civili celebrate tra Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli, Veneto e Liguria, mentre nel Centro Italia sono state 1.093 tra Emilia Romagna, Toscana, Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio. Al Sud Italia sono state celebrate solo 292 unioni civili.

La Repubblica parla apertamente di flop, sottolineando come dopo tutte le manifestazioni organizzate in questi ultimi anni, molte più coppie si sarebbero dovute unire civilmente:

Non c’è che dire: decisamente un flop. Che non può che sorprendere, vista la battaglia durissima e lo scontro politico per arrivare alla legge. […] Nelle piazze, prima della legge, c’erano migliaia di manifestanti — uomini e donne gay che rivendicavano il loro diritto di unirsi in un “matrimonio” civile — ma ora le cifre forniscono un quadro decisamente sottodimensionato.

Quello che però sfugge, a quanto pare, è che quelle migliaia di persone scese in piazza per chiedere diritti non lo hanno fatto perché volevano tutte unirsi civilmente, ma più semplicemente perché volevano che ci fosse la possibilità di farlo. Non sono state solo le coppie omosessuali a scendere in piazza, ma single ed eterosessuali pronti a lottare e far sentire la propria voce affinché tutti potessero avere gli stessi diritti.

Ed è quello che poche ore fa ha sostenuto anche la senatrice Monica Cirinnà, promotrice della proposta di legge diventata realtà lo scorso maggio:

Leggo con stupore che un importante quotidiano ha affermato che 2800 unioni civili in Italia sarebbero un flop. Se fosse vero il numero – e lo verificheremo nei prossimi giorni con i dati ufficiali – credo che, invece, sia un fatto straordinario. Per almeno due motivi.
Innanzitutto è il segno che in un Paese nel quale i casi di omofobia non sono affatto isolati, ci sono migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di compiere un atto aperto, alla luce del sole, per riaffermare di essere cittadini con pieni diritti.
In secondo luogo, si tratterebbe comunque di cifre che sarebbero in linea con i dati di tutti gli altri grandi Paesi europei.
La verità è che il nostro Paese, fino un anno fa, non riconosceva alcun diritto alle coppie dello stesso sesso e, quindi, le unioni civili erano pari a 0, se ad oggi ne sono state celebrate qualche migliaio come si fa a parlare di frenata? Rispetto a cosa? Allo zero?
Finalmente, tante famiglie hanno potuto veder riconosciuti i propri diritti e la propria felicità e questo è un enorme passo avanti di civiltà. Un risultato che ci ha riallineato con l’Ue. In tutti i Paesi dove sono stati introdotti istituti simili, dalle unioni civili al matrimonio egualitario, il primo anno di applicazione della legge, l’andamento numerico è stato analogo a quello italiano, con una progressione costante delle celebrazioni a partire dalla data di
entrata in vigore. Così è stato in Francia e in Germania (Paesi con noi confrontabili per popolazione e dimensioni), così è stato in Italia, con numeri anche superiori all’esperienza di questi altri Paesi, L’Italia, nonostante questa legge civile, continua ad avere un problema di omofobia come dimostrano i tanti casi di cronaca, come ho potuto constatare sulla mia persona.
Accanto a decine di migliaia di cittadini che incontro e che mi dimostrano la loro felicità per l’approvazione della legge, non sono rari i casi in cui qualcuno trova il modo di insultarmi o minacciarmi, tanto che sono costretta a comunicare alla Digos - che ringrazio - i miei spostamenti.
L’intolleranza e la violenza verbale e fisica dicono chiaramente che in Italia c’è ancora molto da fare contro un retaggio omofobo e che serve una svolta culturale contro pericolosi retaggi retrogradi e medievali.
Passi in avanti importanti ne sono stati fatti, ma molto resta ancora da fare, ad iniziare da una legge seria sull’omofobia. Al contrario di quanto sostiene qualcuno, se tante persone hanno deciso da subito, al seguito dell’approvazione della legge, di unirsi civilmente o di fare in modo che venisse riconosciuto anche in Italia il loro matrimonio all’estero è un segno di coraggio, di uscire allo scoperto grazie a una legge dello Stato che riconosce a tutti il giusto diritto a essere pieni cittadini, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.
A chi pensa di fare polemiche sulla pelle e sulla vita delle persone rispondo che su temi così sensibili serve molto, ma molto, più rispetto e obiettività.
Da 0 a migliaia, anche in matematica oltre che nel buon senso, non c’è nessuna frenata. Ma la voce di persone che si amano e che hanno coraggiosamente deciso di essere finalmente visibili. Una rivoluzione culturale importante per il nostro Paese.

Anche l’ex Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel corso dell’assemblea nazionale del PD oggi, ha speso qualche parola contro sulla questione:

Qualche giornale parla di flop della legge ma i diritti non si contano, si difendono, si affermano. Non importa che siano due persone o 1500, a un anno di distanza siamo orgogliosi di quella legge dopo averla approvata con la fiducia.

Ti potrebbe interessare anche:

Outbrain

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati