Regione Lombardia e Family Day: la lettera aperta di Agedo

Agedo, Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno scrivono una lettera aperta a Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, dopo la presa di posizione per il Family Day.

A pochi giorni dalla presa di posizione chiara e netta delle Regione Lombardia, pronta a schierarsi a favore del Family Day e di quel concetto di famiglia tradizionale ormai arcaico, tre delle principali associazioni che si occupano di diritti LGBT - Agedo, Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno - hanno scritto una lettera aperta a Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, e all’Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia Cristina Cappellini, così come al Ministero degli Affari Regionali, con dovute precisazioni che vi invitiamo a leggere nella loro interezza:

Apprendiamo con assoluto sconcerto che la giunta ha deliberato l'adesione della Regione Lombardia al “Family Day, con l'invio del gonfalone e altre iniziative non meglio specificate.
E' grave, assolutamente unilaterale e scorretto, non separare l'attività istituzionale da quella di partiti, movimenti ed ideologie che sostengono le maggioranze. Occorre sempre correttezza istituzionale e rispetto della pluralità.
Questa manifestazione di piazza è l’ennesimo attacco organizzato da alcune figure ed organizzazioni dell’integralismo cattolico, con un atteggiamento ambiguo della gerarchia, contro le persone LGBTI in tema di diritti nel tentativo di negare la liceità delle relazioni di amore tra persone dello stesso sesso e per impedire qualsiasi riconoscimento da parte dello stato alle loro unioni.
Questo naturalmente in nome della difesa di una istituzione, la famiglia, che nessuno si sogna di mettere in discussione, anzi.
Il Presidente Maroni fa riferimento all'art.29 della Costituzione che al primo comma cita “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” che con quell’articolo si voleva tutelare dall’ingerenza dello stato. Uscivamo all'epoca da vent'anni di fascismo, durante i quali lo Stato non aveva lasciato alcuna libertà ai singoli individui e i nostri Padri fondatori sono stati molto lungimiranti. Aldo Moro, uno degli artefici della Costituzione, all'epoca spiegò che il termine “naturale” riferito alla famiglia aveva lo scopo di sganciarla dalla dipendenza e dalla tutela dello Stato.

E, ancora:

Oggi la corte costituzionale ha ribadito che se il Parlamento legiferasse sul matrimonio civile egualitario non sarebbe necessaria una riforma costituzionale perché nella Costituzione non vi è specificatamente scritto che il matrimonio deve essere riservato alle coppie eterosessuali ma tale riferimento è specificato solo nel Codice Civile che lo regolamenta.
Non si può insegnare a essere gay come non si può insegnare ad essere etero, né la richiesta di matrimonio egualitario e riconoscimento civile per le coppie dello stesso sesso inficia minimamente l’istituto matrimoniale eterosessuale.
La crisi della famiglia “tradizionale” viene da lontano e nulla ha a vedere con i diritti delle persone LGBTI quanto piuttosto con profonde modificazioni sociali, economiche e di valori. Se qualcuno per sua tranquillità pensa il contrario ci sembra che sia fuori strada.
In Italia ci sono migliaia di minori a cui non vengono riconosciuti i più fondamentali diritti ma questi esistono, vivono e crescono in questa nostra società e uno Stato non può far finta di non vederli; questi non sono figli di serie B e come tutti i bambini vanno tutelati, per cui devono essere riconosciuti entrambi i genitori, come soggetti di diritti e doveri.

La missiva si concluse così:

Portare avanti l’argomento della “gestazione per altri” per bloccare la legge in discussione, essendo questa metodica utilizzata nella quasi totalità da coppie eterosessuali sterili è scorretto. Lo stesso dicasi per il disconoscimento del valore e della pienezza di diritti per le famiglie omogenitoriali.
Questo ed altro vorremmo poter dire se si accettasse un confronto sereno e costruttivo e soprattutto si riconoscesse valore a tutte le persone per come sono e non per come qualcuno le vorrebbe.
La Regione Lombardia quale articolazione dello Stato, laico per definizione, dovrebbe rappresentare gli interessi di tutti i cittadini e non solo di alcuni e operare perché tutti possano stare bene nel suo territorio e soprattutto evitare di agire come un soggetto politico non essendolo.

Come accade sempre in questi casi, e come ben sottolineato dalle parole contenute in questa lettera, chi vuol restare ancorato al passato trova qualsiasi appiglio per farlo, nonostante la realtà dei fatti dica il contrario. E così, per dare supporto alla propria omofobia, si resta ancorati a quel riferimento del Codice Civile, in barba a quanto affermato dalla Corte Costituzionale e da quanto scritto nella Costituzione.

Le cose, si spera, stanno per cambiare: il DDL Cirinnà sbarcherà in Senato tra due giorni, a partire dal 28 gennaio 2016.

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